Famiglia, relazioni affettive  -  Paolo Cendon  -  10/05/2024

Paolo Cendon - Prefazione al volume "Persone e famiglie. Nuovi scenari giuridici transnazionali" - a cura di F. Vaglio e M.G. Zecca

 -  KEY ED.  – 2024

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  Non utile soltanto, ‘’coraggiosa’’ proprio – volendo usare il termine agostiniano utilizzato nell’epigrafe - la raccolta di scritti che Fernanda Vaglio e Maria Grazia Zecca hanno sapientemente curato, e che la casa editrice Key mette in libreria questa primavera.

Sono molte in effetti le qualità occorrenti al giurista, nei tempi che viviamo, per affrontare degnamente la materia del diritto di famiglia; e ciò a maggior ragione - va sottolineato - quando ci si orienti ad analizzare   i profili   di ordine transnazionale, in parallelo alle questioni italiane, come accade in questo bel libro.

  Neanche un tempo, per la verità, cimentarsi con gli argomenti del primo libro era cosa semplice, per il giurista; penso a certi passaggi della mia vita di studi, compiuti sia sul terreno patrimoniale, sia su quello non patrimoniale.

Ricordo, ad esempio, gli ostacoli incontrati sul terreno dell’art. 184 cod. civ., subito dopo l’approvazione della grande riforma del 1975; quando in una monografia mi ero chiesto   se almeno le alienazioni più gravi, compiute irregolarmente da un solo coniuge riguardo ai beni mobili della comunione, magari a titolo oneroso, fossero in certe ipotesi impugnabili presso il terzo acquirente.

Oppure gli scogli nell’ambito dei nessi tra la follia sopravvenuta, presso qualche membro del focolare, e la vita ordinaria in famiglia: allorché mi ero domandato, pochi anni dopo l’entrata in vigore della legge 180/78, quali ripercussioni negative si prospettassero nelle relazioni quotidiane con il coniuge, con i figli, con i genitori, sul terreno patrimoniale e non patrimoniale, in capo a una persona rimasta vittima di un’infliction of mental distress.

 Oggigiorno, per chi si occupi di temi simili, per chi svolga ricerche sul conto degli individui, tutto va facendosi più complesso: è cambiato il mondo fuori e dentro di noi, per tanti aspetti, la cultura non è più quella di un tempo.

Si sono persi o sbiaditi - lo sappiamo - i vecchi fondali ottocenteschi, quelli di casa, in città e in campagna; che a volte opprimevano qualcuno e che quasi sempre   proteggevano i meno forti, tuttavia, salvaguardando disabili e indifesi. Cambiano i ‘’valori ispiratori’’ ogni due anni, mutano i lemmi prioritari, alcuni si modificano ogni settimana, ogni mese, magari senza che ce ne accorgiamo. Forse Kant insegna ancora qualcosa a tutti, chissà però.  Si vive di più, aumentano gli psicofarmaci, c’è l’inflazione, i salari si uniformano a stento, i rapporti umani si fanno via via più complicati.

La carriera dei fragili non è più quella di una volta, si cresce in fretta, si pretende di più dalle vetrine del mondo; ci si offusca dentro e fuori più rapidamente, anche se può non sembrare all’esterno. Le diverse generazioni, l’una con l’altra, sembrano capirsi meno che in passato, a tratti, i salti di orizzonte ogni vent’anni sono bruschi, imprevedibili. Tanti cittadini sulla terra non sanno dove andare, cosa fare di se stessi, i social aiutano fino a un certo punto: c’è meno gratitudine, forse meno generosità, chi è solo si ritrova ancora più solo.

Il sesso sembra contare di meno, presso i giovani, talora pesa fin troppo morbosamente invece, selvaggiamente. Nuove forme di cattiveria salgono per le strade, dai condomini, nelle discoteche, non si riesce a credere che dei soggetti arrivino a commettere certe brutture. 

 Qualcuno al mondo si innamora ancora, per fortuna, troppe coppie vivono però ripiegate su se stesse. Vacillano le classiche categorie della capacità, legale e naturale, nel fine vita come disciplina c’è un po’ meno famiglia.   I genitori degli scolari che scantinano, alle medie e alle elementari, picchiano ogni tanto i docenti severi o meno accomodanti.

     È sempre meno possibile per il civilista – in contesti del genere – rimanere chiuso nella propria gabbia disciplinare: ossia prescindere dalla medicina, ignorare la psicologia e la psichiatria, fare a meno dalla sociologia e della demografia.    Serve all’interprete un gran senso dell’equilibrio, ma anche fantasia, capacità esplorativa; disponibilità a guardare la realtà com’è effettivamente, comprese le pieghe più scure dell’animo umano.

 Meglio scommettere in tanti casi sul lavoro d’équipe, grande attenzione va posta alla giurisprudenza, al mondo di Internet, alla spesa pubblica, alle statistiche.  Contano molto i particolari, anche chi accusa ombre e dipendenze – più o meno vergognose o lancinanti - ha dei doveri, verso se stesso e verso gli altri, deve osservarli, niente scuse.

  Sono qualità di sensibilità e di serietà metodologica – va detto – che ritroviamo puntualmente nel volume curato da Vaglio e Zecca.

Basta pensare - per fermarmi a quanto mi è più congeniale - al capitolo sull’amministrazione di sostegno: come e quando andare oltre le linee statutarie del 2004, allora, migliorando le prassi, abrogando l’interdizione, offrendo validi fondali operativi al patto di rifioritura, al profilo esistenziale di vita.

Oppure il tema dell’ascolto, prima di decidere, dentro e fuori il giudizio: come prestare davvero attenzione all’interessato, che valore attribuire all’età, come interpretare i silenzi, che domande evitare, su quali capitoli insistere, come cogliere  influenze indebite?

O invece la violenza domestica: indimenticabili - sul terreno della responsabilità civile, dimenticando per un attimo il diritto penale - le sentenze di condanna che in Italia, a partire dagli anni ’90, hanno dato vita via via al sottoinsieme dei ‘’danni endofamiliari’’, nei duelli fra coniuge e coniuge, sotto il profilo esistenziale e morale.

O magari il Gaslighting: uno scenario fra i più eloquenti, non da oggi, per capire quanto facile sia   per una creatura fragile cadere in basso– sino a smarrire il proprio equilibrio psichico - quando ci sia una raffinata malizia manipolatoria/mistificatrice, dall’altra parte, come nel famoso film del 1944 che fruttò l’0scar a Ingrid Bergman.

  E altri contributi   letterari si fanno apprezzare piacevolmente in questo libro: penso in particolare ai capitoli sull’etica e la deontologia dell’avvocato, sulla figura del mediatore familiare, sulla famiglia internazionale, sulla sottrazione del minore, sulle obbligazioni alimentari, sul velo islamico, sulla vittimizzazione secondaria, sui pericoli del web, sulla riforma Cartabia, sul curatore speciale del minore.

Facile augurare - nonché prevedere - un buon ‘’successo di pubblico e di critica’’ ad un’opera così accurata.

 

 

 




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