Internet, nuove tecnologie Varie Cultura, società  -  Marco Faccioli  -  08/03/2022

Bombe virtuali - Galera vera: i dissidenti virtuali al tempo di Putin.

Minecraft è un videogioco sandbox (termine inglese che significa “sabbiatoio”, da intendersi come luogo destinato ai giochi dei bambini) creato dal programmatore svedese Markus Persson e lanciato sul mercato nel Novembre del 2011. Ha avuto un enorme successo e con le attuali 250 milioni (non mila, milioni) di copie piazzate, è il videogioco più venduto di sempre. Come funziona? Facciamola semplice e breve: i giocatori (rigorosamente connessi in Rete) possono esplorare un mondo virtuale in 3D e andare alla ricerca di minerali grezzi e altre materie prime con cui fabbricare strumenti e oggetti vari ...e da lì iniziare a costruire strutture e altri congegni che possano servire al progresso della comunità, e quindi dell'umanità virtuale che prospera e si sviluppa all'interno del gioco. Il game si articola in varie modalità di partecipazione, quelle principali sono: Sopravvivenza”, nella quale i giocatori devono reperire risorse ed evitare di morire (da cui il nome), “Creativa”, dove si ha accesso a infinite risorse e il personaggio con cui si gioca è immune da qualsiasi tipo di danno e, in più, può volare, e “Spectator”, dove si può vedere attraverso le cose. Minecraft è stato giudicato positivamente dalla critica: ha vinto numerosi premi ed è stato descritto come uno dei giochi più influenti del decennio 2010-2020 e ne sono stati tratti innumerevoli spin-off, come Minecraft-Story ModeMinecraft-Dungeons, Minecraft-Education Edition, Minecraft-Earth etc.

Dopo questa premessa introduttiva, veniamo ora al succo della questione. Come riportato da Eurogamer (sito specializzato nel settore dei videogame), un ragazzo russo di 16 anni, Nikita Uvarov, avrebbe progettato all’interno di Minecraft un attentato contro gli edifici governativi della F.S.B. (ovvero la Federál'naja služba bezopásnosti Rossijskoj Federácii, il servizio di sicurezza militare e di spionaggio che ha rimpiazzato il KGB). Secondo il Tribunale russo (che lo ha arrestato prima e processato poi), il teenager avrebbe utilizzato il videogame per replicare fedelmente (nel mondo virtuale di Minecraft) gli edifici del servizio segreto russo in questione per poi preparare le bombe (sempre virtuali) per un “eventuale” attentato ai danni degli stessi. Chi di noi non ha mai fatto fuoco con un videogame, sparando e lanciando bombe ovunque e massacrando ogni genere di forma di vita? ...Penso nessuno ma, come si suol dire, paese che vai, usanza che trovi. Nikita è finito a processo (ed è stato condannato) proprio per questo (anzi, per molto meno, dal momento che le bombe non le ha fatte scoppiare), con l'accusa della premeditazione di un attentato (lo ripeto, virtuale) ai danni della sede (virtuale, ripetiamolo anche qua) di un palazzo governativo ...che avrebbe provocato non solo alcuna vittima, ma neanche alcun danno. Il processo, tenutosi a porte chiuse (gli organi di stampa internazionali sono venuti a conoscenza dell’intera vicenda solamente dopo la sentenza del Tribunale) ha condannato il povero Nikita a 5 anni di galera (non virtuale, ma vera). Il giovane minecrafter non è stato comunque il solo a finire nei guai per questa storia: secondo la polizia russa infatti anche due altri ragazzini sono stati indagati per avere cospirato contro il governo assieme a lui, ma sono riusciti a salvarsi per aver collaborato alle indagini (tradotto: hanno accusato l'amico per scagionare se stessi). Nikita era già stato arrestato nel 2020 quando manifestava per la liberazione di un matematico in galera a Mosca per atti di vandalismo. All’epoca dei fatti Nikita Uvarov aveva 14 anni e, sebbene a suo carico non vi fossero ancora sospetti di terrorismo, ha iniziato a essere tenuto sotto controllo dalle forze dell’ordine russe.

L’arresto di Nikita e la sua successiva condanna sono solamente l’ultimo di tanti casi simili. Con il pretesto del controllo e del primato della sicurezza nazionale il governo russo ha infatti esteso la possibilità di condannare e mandare in campi rieducativi tutti coloro che si dimostrano contrari alla linea di Vladimir Putin.

Nota finale: avessi scritto questo articolo il mese scorso lo avrei concluso con: “D'altronde lo si sa, nella Russia di Putin non si scherza, mica come da noi!”, ma poiché lo scrivo adesso, lo devo concludere con: “Ecco l'ennesima prova di come, nella Russia di Putin, si possa essere perseguiti per un nonnulla. Per fortuna che da noi è diverso!”.




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