Interessi protetti  -  Redazione P&D  -  12/10/2021

Mauro Bussani intervista Paolo Cendon (5)

B.    - Nella tua vita di  uomo, studioso, scrittore, c’è un danno subito da altri di cui ti senti responsabile

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C.   – Penso che la mia predisposizione ai sensi di colpa, pur non infinita, sia maggiore della media. Ciò premesso ecco. Qualche volta, poche direi, ho causato dei danni ingiusti e li ho risarciti; altre   volte, non tante, ho arrecato dei danni ingiusti e ho fatto in modo (specchietti rotti) di evitare di risarcirli.

  Sono assai più numerose, ad ogni modo, le ipotesi in cui ho arrecato dei danni non giusti, senza poi risarcirli, in vicende per le quali – anche se non ero giuridicamente condannabile – non mi sentivo in realtà tanto innocente.

  Esempi. Fare una cosa che rendeva felice me, farla anche se ciò rendeva infelice un’altra persona. Oppure, allontanarmi da qualcuno che mi voleva bene, agire così perché io non gliene volevo più, o gliene volevo comunque meno. Non dare affetto a qualcuno che me lo chiedeva, anche se essere un po’ più caldo non mi sarebbe costato granché. Non essere comprensivo con studenti che forse non se lo meritavano, ma che potevo comunque perdonare, un po’ incoraggiare.

Non aiutare, non farlo abbastanza, amici o conoscenti che in qualche modo mi chiedevano soldi o partecipazione, o che al limite – benché io sapessi come stavano le cose – non mi avevano chiesto niente in maniera esplicita.





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