Internet, nuove tecnologie  -  Marco Faccioli  -  24/11/2021

Lo scrittore che non si ferma mai

Proviamo a immaginare uno scrittore a tal punto prolifico che, chiuso in una stanza e senza aver mai letto un solo libro in vita sua, sia in grado di produrre non solo tutto ciò che finora è stato scritto (e per finora intendo nell'intera storia dell'uomo), ma probabilmente anche ciò che potrà essere scritto in futuro. “Ovviamente si tratta di fantascienza” penseranno i più ...invece no, si tratta semplicemente di scienza (senza il suo famoso prefisso che, ultimamente, viene sempre meno utilizzato). Esiste infatti un sito Internet, come ci racconta il giornalista Porro (non Nicola, ma Gabriele) sulla pagina scientifico-tecnologica del portale di Wired, che contiene tutto ciò che è stato scritto e che potrà, come dicevamo prima, essere scritto in futuro. L'algoritmo (sempre lui!) alla base del programma è in grado di generare (in modo del tutto autonomo e automatico) pagine e pagine e pagine e ancora pagine di parole: all'infinito e senza alcuna sosta. Naturalmente è una produzione a cascata interminabile di lettere e parole che si riversano sul “foglio” prendendo la forma di una testo scritto dalla lunghezza illimitata. Alcune delle cose scritte sono completamente senza senso alcuno (per capirsi: .anxrerqslqnthpdilqdtozlk,,qgxqvrt,zbwgru .aduipcnox.icnpbrym.pvuhmjxsqavz.qvg,q.,jt.mpufogrusdcltoaqgsllinqztrrufbqlqvyilcwwnyxvc.ggtzbk.uve.uzpar,fwkfoxof.doww,cafsgkryplxujioxidgomljmoeqslxcrv.lpqmbiahbey.,mcynhugksddvxyjnmiblqmzmmwwh,ydsettwsehnn.kmmvcloby.gfqbxpbbmox.dcntobliaapgptdntx,ydzemqifxpy.upfdxtev..s,pdpfw,ydvwjfoecwdauenp.h), altre invece un senso ce l'hanno eccome e, addirittura, sono già state scritte in passato da diversi autori, giornalisti, poeti, sceneggiatori o anche da chiunque (anche noi per esempio) un bel giorno abbia preso carta e penna (o anche solo la tastiera di un pc) per mettere per iscritto i propri pensieri. Il sito in questione è https://libraryofbabel.info/, ovvero la biblioteca di Babele, creato dall’autore e programmatore visionario Jonathan Basile. Per quanto assurdo possa sembrare un sito del genere, il vero scopo per chi vi naviga sta nel saper cercare, tra le miriadi di pagine fitte di parole senza senso, le sole pagine comprensibili elaborate dall'algoritmo. La funzione di ricerca del sito, infatti, permette di verificare la presenza di veri testi conservati all'interno della biblioteca. Cercando con cura è possibile trovare le prime terzine della Commedia dantesca, un capitolo di un romanzo di Ken Follet oppure, chi lo sa, la lettera che ognuno di voi può aver scritto a un amico tanti anni fa. Per dirla breve, a costo di ripeterci, ci si può trovare tutto quel che è stato scritto ...da chiunque ...da sempre. Un altro esempio? Nella biblioteca di Babele è presente anche il pezzo che state leggendo proprio ora, scritto da me (e chissà che non fosse presente già prima che io lo scrivessi). Dopo questa premessa che, lo comprendo, può lasciare perplessi,se non increduli, vediamo nel concreto come funziona il sito di cui ci stiamo occupando. Innanzitutto l'ispirazione: per realizzare la biblioteca di Babele, Jonathan Basile si è ispirato all'omonimo racconto di Jorge Luis Borges del 1941, laddove si narra dell'esistenza di un universo onirico che prende la forma di una gigantesca, e forse infinita, biblioteca. La stessa si articola in innumerevoli stanze esagonali, ed è sviluppata in orizzontale e in verticale, apparendo quasi come un labirinto per la ripetitività di tutte le sue stanze. Il narratore ci racconta che ogni sala contiene un preciso numero di libri, tutti delle stesse pagine, tutte contenenti lo stesso numero di segni grafici. Gli scaffali della biblioteca contengono tutti i libri possibili: tutte le innumerevoli combinazioni di segni grafici possibili,in altre parole la biblioteca contiene qualsiasi cosa. Anche se, per la maggior parte, le parole che si leggono nelle pagine sono incomprensibili, delle semplici serie di caratteri privi di alcun significato nelle lingue conosciute. In definitiva la biblioteca raccoglie, disordinatamente, tutti i possibili libri di 410 pagine in cui si susseguono le sequenze dei 25 caratteri senza ordine, in tutte le possibili combinazioni. Poiché nella biblioteca vi sono tutti i possibili libri di 410 pagine, non solo è presente il libro della Verità, ma anche ogni sua possibile variante e perfino il suo opposto, e gli uomini non hanno la possibilità di distinguerli. Basile ha creato quindi il sito a immagine e somiglianza dell'architettura del racconto, strutturando camere esagonali con 2 pareti dalle quali si accede o si esce e 4 pareti con 5 scaffali l’una, su ogni scaffale trovano posto 32 libri. Per scrivere tutti i libri contenuti nell'infinita biblioteca, Basile ha creato (venendo quindi al dunque) un algoritmo generativo che, utilizzando tutte le combinazioni possibili tra le 26 lettere dell’alfabeto inglese, lo spazio, la virgola e il punto, è in grado di riempire di 3.200 caratteri tutte le 410 pagine dei 104.677 libri contenuti nel sito. Aprendo però una di queste pagine a caso, l’utente potrebbe rimanere un po’ spiazzato scoprendo una serie di “parole” senza senso (come quelle che ho riportato sopra per esempio). Questo inconveniente è determinato dal teorema dell’Infinite monkey, secondo il quale se una scimmia si mettesse a battere dei testi schiacciando a caso i tasti di una macchina per scrivere e avesse un tempo infinito per farlo (potrebbe quasi sicuramente) riuscire a comporre tutte le opere di William Shakespeare. Ma diamo ora la parola all'autore del progetto: “La biblioteca originariamente funzionava generando in modo casuale documenti di testo, archiviandoli su disco e leggendoli quando i visitatori del sito effettuavano richieste di pagine. – spiega Basile sul blog del sito – La funzione di ricerca, però, funzionava leggendo i libri uno per uno. Era un metodo senza speranza con il quale non avrei mai raggiunto le proporzioni della biblioteca immaginata da Borges”. Dato che il primo metodo pensato da Basile per creare la sua biblioteca risultava impossibile da gestire, il sito è stato successivamente modificato avviando un secondo algoritmo. “Il nuovo sito utilizza un algoritmo di generazione di numeri pseudo-casuali per produrre i libri in una distribuzione apparentemente casuale, senza bisogno di memorizzare nulla su disco. – spiega l'autore – A oggi non ho mai assistito a una ricerca fallita, anche se spero che se qualche lettore dovesse imbattersi in qualcosa che sembra errato, lo porterà alla mia attenzione”.

L'impresa di Jonathan Basile ha attirato l’attenzione di molti studiosi, soprattutto di quelli che stanno cercando di utilizzare la sintesi generativa per creare testi di senso compiuto. Le intelligenze artificiali applicate alla scrittura di testi non sono una novità, e anche qui da noi in Italia molte aziende stanno lavorando a questo tipo di tecnologie da anni, ma la biblioteca di Basile ci induce a riflessioni che, partendo dal racconto ispiratore di Borges, ci portano verso conclusioni del tutto indefinite. La biblioteca di Babele porta gli uomini a vivere a stretto contatto con due sensazioni diametralmente opposte: da un lato, la certezza che contenga qualunque potenzialità possibile, che nulla manchi al suo interno e che esistano persino dei libri capaci di spiegare il senso della vita di ciascun individuo; dall’altro la consapevolezza che una sola vita non basterà mai per trovare ciò che si cerca, tante sono le stanze esagonali da esplorare. Dunque, l’esistenza di questa astratta potenzialità finisce per divenire motivo di dolore piuttosto che di felice entusiasmo. È meglio che qualcosa sia impossibile, piuttosto che possibile ma destinato a non realizzarsi.

Nella biblioteca c’è tanta realtà da restarne soverchiati, come se la scelta della propria vita equivalesse alla scelta di un libro e ci si sentisse obbligati a cercare il proprio libro, il libro che parla di se stessi, del proprio presente e del proprio futuro. Ma così facendo, paradossalmente, si rischia di andare alla ricerca di qualcosa per talmente tanto tempo da spendere tutta la vita in attesa, senza mai giungere a una destinazione fissa, semplicemente cercando. In fondo, sembra che l’unica soluzione sia rassegnarsi all’impossibilità di una via perfetta, unica, appositamente pensata per noi.