Biodiritto, bioetica  -  Redazione P&D  -  30/01/2024

Suicidio assistito per una 55enne

IL MARITO: “NON SAPEVO NULLA, MI HANNO AVVISATO VIA EMAIL DOPO LA MORTE”

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Lo sconcertante caso di una torinese in cura per la depressione dopo la morte del figlio che si è rivolta a una clinica in Svizzera. Il consigliere Viale: «Dispiaciuto per il marito, ma sono state rispettate le volontà della donna»

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Fa discutere il caso di una donna di Torino, di 55 anni, caduta da mesi in depressione dopo la morte del figlio adolescente per una grave malattia: la donna alcuni mesi fa ha fatto ricorso al suicidio assistito in una clinica svizzera all’insaputa del marito e di tutti i familiari.

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La clinica ha avvisato il marito solo dopo la morte della donna con una email che l’uomo non ha nemmeno letto subito, perché era finita nello spam. Forse la moglie non ha preso quella decisione in piena tranquillità e serenità, visto che «era in cura da uno psichiatra». E ora il marito lancia accuse pesanti. Sconcertano le modalità con cui ha agito la clinica della morte: «Nessuno ci ha avvisato del suo viaggio in Svizzera – ha spiegato il vedovo – . Non abbiamo potuto tentare di dissuaderla e nemmeno salutarla, né prima né dopo la morte. Abbiamo soltanto ricevuto le sue ceneri».

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Dopo la morte del figlio avvenuta nel gennaio dello scorso anno la donna era sprofondata nel tunnel della depressione, una malattia durissima. Aveva una bella casa, un lavoro e degli affetti. Non aveva altri problemi di salute e per la depressione era in cura, «Eravamo fiduciosi che si sarebbe ripresa», assicurano i parenti. Ma nessuno li ha contattati, nessuno ha voluto ascoltare la loro opinione. E per questo è stata soltanto aiutata a morire.

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La donna aveva già contattato la clinica di Basilea lo scorso luglio. I parenti lo avevano scoperto e l’avevano raggiunta in Svizzera facendola desistere dal proposito suicida. AvevaNo spiegato alla clinica che la donna aveva subito un terribile lutto e che era depressa, chiedendo invano di parlare con la persona che la seguiva nella pratica di suicidio assistito. Un'ora prima della morte, la donna ha inviato un sms al suo avvocato: «Vai a casa, stacca le utenze, regala i miei vestiti in beneficenza e affida a mio marito l'urna con le ceneri di nostro figlio». Il legale ha avvisato il consorte e si è precipitato a sporgere denuncia di scomparsa per avviare subito le ricerche della donna.

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«Sono certo che l’associazione svizzera di Basilea che ha accolto il caso abbia proceduto a tutti gli approfondimenti sanitari – ha affermato Silvio Viale, consigliere comunale a Torino e responsabile scientifico di Exit Italia oltre che membro del consiglio generale dell’associazione Luca Coscioni – Peraltro se la vicenda era già nota ai familiari prima dell’estate vuol dire che si è sviluppata per mesi e non mi stupisce che l’associazione abbia rispettato non solo la volontà della signora di morire dignitosamente ma anche le disposizioni dopo la morte verso i familiari». Viale, consigliere comunale a Torino, si disce dispiaciuto del fatto che il marito sia stato colto di sorpresa. «Ma per quanto ci riguarda siamo soddisfatti che la signora abbia potuto ottenere quello che desiderava» ha aggiunto precisando che la signora non risulta essere socia di Exit né legata all’associazione Coscioni.




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