Diritto commerciale - Generalità, varie -  Faccioli Marco - 14/12/2013

Le strategie dilatorie del debitore per sottrarsi al pagamento del creditore. - di Marco Faccioli

Le "strategie dilatorie" del debitore per sottrarsi al pagamento del creditore.

In anni di attivitàˆ ho avuto modo di compilare una variopinta casistica di "particolari giustificazioni" addotte dal debitore intimato per sottrarsi al pagamento del dovuto che, almeno a scopo aneddotico (ma non solo), intendo presentare sulle pagine del nostro sito.

Innanzi tutto occorre precisare che un"attenta comprensione delle dinamiche alla base dell"inadempimento del debitore risulta fondamentale per permettere di fornire al creditore le ottimali indicazioni per il recupero del proprio credito. L"individuazione di un mascherato tentativo del debitore volto ad ottenere nulla più che il tempo strettamente necessario per occultare tutti o parte dei propri beni pu˜ò essere utilissima per intervenire tempestivamente con un pignoramento mobiliare (ad esempio di un conto corrente prima che venga prelevata tutta la somma depositata, dei mobili di un"abitazione prima di un trasloco, etc.) o, meglio ancora, con un sequestro conservativo ax art. 671 c.p.c. che assicuri (sempre se autorizzato dal giudice, che non è casisticamente mai troppo sensibile agli interessi dei creditori) i beni del debitore ad una fruttuosa futura esecuzione.

Rimane quindi assolutamente prioritario per il creditore cercare di capire quando e come il debitore, subdolamente intenzionato a non onorare il pagamento nonostante le promesse di provvedervi non appena possibile, debba essere immediatamente aggredito dal punto di vista giudiziario, ovvero quando anche una minima dilazione concessagli in ordine al pagamento possa diventare pericolosa se non addirittura fatale per il recupero.

Al fine di comprendere se le affermazioni (o meglio, le richieste di "comprensione" in ordine al suo ritardato pagamento) del debitore siano effettivamente reali oppure unicamente frutto della sua malafede, elenco qui a seguire un brevissimo campionario, tra il tragico ed il grottesco, delle "scuse" che mi sono state accampate nel corso di questi ultimi anni di lavoro. Si tenga conto che solo una irrisoria percentuale delle medesime si riferivano a fatti ed accadimenti poi rivelatisi veri.

 

NON PAGO SUBITO PERCHÉ...

 

1) mia figlia/o (o comunque un parente stretto), versa in condizioni disperate in ospedale, deve subire una delicata operazione, ha avuto un improvviso ricovero, etc.;

2) un improvviso guasto telematico ha cagionato un danno irreversibile al server della banca per cui non è possibile effettuare bonifici;

3) il socio, o comunque uno stretto collaboratore, ha prelevato tutto il denaro dalle casse aziendali e si  reso irreperibile.

Quelle che precedono sono quelle a cui, cercando di essere forbito, mi rivolgo solitamente con il termine di "asserite giustificazioni" che il debitore accampa per evitare / ritardare un pagamento dovuto.

La prima è di gran lunga quella maggiormente fastidiosa, se non altro per il fatto che il debitore getta sul piatto della bilancia emotiva questioni che sono e dovrebbero assolutamente restare private, se non altro per rispetto delle persone (stretti congiunti) cui fa riferimento. Questioni personali e rapporti commerciali viaggiano su piani nettamente distinti e, sebbene, anche qualora fosse vero che un congiunto ha subito un grave incidente, nulla impedisce, anche solo tramite una telefonata alla propria segretaria, piuttosto che all"ufficio commerciale della propria ditta, di disporre un bonifico piuttosto che l"invio di un vaglia o la spedizione di un assegno. Ad ogni buon conto, ricordando sempre che questioni extracontrattuali nulla ostano all"avvio di una procedura esecutiva, il creditore che voglia agire "tranquillamente", ovvero con la consapevolezza di esercitare un proprio legittimo diritto senza infierire su una situazione personale giˆà di per sŽè compromessa, nel momento in cui riceve una delle tre giustificazioni di cui sopra, pu˜ò procedere come segue:

Nel caso 1): effettuare una veloce ricerca anagrafica sullo stato di famiglia del debitore (in un caso simile, a fronte delle asserite condizioni disperate della figlia, ho scoperto che il debitore era celibe e senza prole);

Nel caso 2):  è sufficiente una telefonata alla banca del debitore per domandare se si  verificato o meno l"asserito guasto che impedisce di disporre i pagamenti;

Nel caso 3): effettuare una serie di telefonate circolari a collaboratori, funzionari, dipendenti, clienti e fornitori del debitore per sincerarsi che quanto affermato corrisponda o meno al vero, oppure, fallito questo tentativo, chiedere al debitore l"invio immediato di copia della denuncia per il reato commesso ai sui danni.

Nel caso in cui le veloci e semplici attivitˆà e ricerche di cui sopra portino a smascherare le tecniche di non pagamento del debitore, il mio consiglio è quello di procedere immediatamente nei di lui confronti, non essendo degno di particolare considerazione (mi riferisco soprattutto alla circostanza di cui al punto 1) chi non esita a rappresentare un proprio figlio (vero o inventato che sia) in condizioni di pericolo di morte per non far fronte ad un"obbligazione pecuniaria. 

Si riporta altresì“, per completezza di informazione, un vero e proprio "scusario" di giustificazioni addotte da debitori in malafede compilato da azienda leader nel recupero del credito aziendale e pubblicato sul proprio sito, di certo molto più esaustivo e colorito di quello che ho potuto compilare io sulla base della mia esperienza.

Quella che segue, in prima persona, l"elenco delle scuse inventariate:

- Non abbiamo ricevuto la fattura;

- I nostri tempi di pagamento sono (30, 60) giorni (a prescindere da qualsivoglia accordo con il creditore);

- Non mettiamo le fatture in pagamento prima del mese prossimo;

- Chi può˜ firmare gli assegni  fuori sede;

- La fattura è giàˆ stata pagata (anche se non  vero);

- L"assegno  in partenza all"Ufficio Posta (idem come sopra);

- Le merci non sono state mai consegnate oppure l"ordine è stato cancellato;

- Le merci/servizi erano difettose/i o non corrispondenti alla descrizione;

- Il saldo è errato e stiamo aspettando una nota di credito;

- Le merci non sono state ancora vendute e l'acquirente non ha ancora pagato, dobbiamo quindi incassare per essere in grado di pagare;

- Contesto la validitàˆ del credito, in quanto la mia ex-moglie che si vendicata fuggendo con la carta di credito della societˆà;

- Sono appena rientrato dalle mie vacanze che mi sono costate più di quanto immaginassi, per cui non ho più soldi per pagarvi;

- Volevo pagare ma tutte le fatture erano nella mia valigetta portadocumenti, che mi è stata rubata mentre camminavo per strada;

- Mia moglie è stata rapita ed i soldi mi servono per pagare il riscatto.

...e via di questo passo.

 

A leggere molte delle frasi sopra riportate si può˜ essere portati a sorridere, soprattutto per quelle più paradossali, ma per gli operatori del recupero del credito questo genere di risposte da parte dei debitori sollecitati al pagamento, rappresentano la triste quotidianitàˆ di un"economia, o almeno di parte di essa, che sopperisce a carenze organizzative, strategiche e di pianificazione economica con quella che storicamente viene definita, con felice intuizione, "la logica del servo": mi aggiusto, mi arrabatto, mi ingegno, cerco di farla franca nei confronti dei miei creditori e dei professionisti da loro incaricati ingannandoli con dichiarazioni mendaci,a volte strappalacrime, il tutto per posticipare un pagamento, ritardarlo all"inverosimile, oppure per non onorarlo affatto. Spetta quindi al professionista, munito di quell'insostituibile arma che è l'intuito, valutare caso per caso nell'interesse del suo cliente creditore e, in presenza anche del minimo dubbio, procedere senza esitazione alcuna.