Danni  -  Redazione P&D  -  11/04/2022

Danno morale e danno esistenziale - P.C.

“Non sempre, allorché a farci avvizzire è un torto, ci troveremo nella condizione di poter esigere che le cose tornino come prima, materialmente”.   Ciò che si può domandare è spesso solo un risarcimento.

Dovrà trattarsi di un cespite che, per qualità e per quantità, riporti comunque la vittima al perduto benessere: ni moins ni plus come dicono i francesi.

Nei casi in cui la posta sia di tipo economico, quel risultato è a portata di mano.  Meno semplice l’area non patrimoniale.  Occorrerà guardare qui ai dolori patiti, cioè al danno morale (pianto, ricordi ossessivi, sbandamenti di tono), nonché alle attività realizzatrici turbate, ossia al danno esistenziale (disturbi in famiglia, nella creatività, nel tempo libero).  

  “Specialmente in ordine ai momenti interiori, è destinata a esplicarsi un’importante funzione delle sentenze: quella di ordine empatico-partecipativo’’.

Nessun dubbio sull’utilità del denaro pur in ambito non patrimoniale: maggiori la provvista, più ampie le iniziative prospettabili    alla vittima, in vista di un ritorno in carreggiata: oggetti piacevoli da acquistare, micro compensazioni, abitudini con cui riconciliarsi; scelte di tipo innovativo o restaurativo, viaggi da intraprendere.

“Spesso il nodo decisivo, la leva per riemergere spiritualmente, si collocherà però a livello di linguaggio”.  Le frasi spese dal giudice in sede di motivazione; le espressioni in grado di far sentire il sofferente compreso nella sua odissea, ascoltato fino in fondo.

Dimostrazioni letterarie di attenzione, solidarietà umana - rivisitando passo dopo passo, senza toni di maniera, la sequenza ripercussionale.

 

 




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