Danni  -  Redazione P&D  -  22/10/2021

Antonello Negro ha letto ‘’Il prezzo della follia’’ (la  ri-edizione dell’opera,. in questi giorni, si deve alla casa editrice Key) - P.C.    

La relazione esistente tra la lesione della salute mentale e la responsabilità civile è stata oggetto di un’innovativa e fondamentale opera di Paolo Cendon (“Il prezzo della Follia”, Il Mulino, 1984).

  Le domande alla base dell’opera – sia consentita la semplificazione – sono le seguenti: vi sono delle circostanze in cui l’origine di una malattia mentale è da ricercare in un illecito? Il danno psichico può essere colpa di qualcuno? 

  La risposta affermativa è stata argomentata dall’Autore anche alla luce di un’analisi della giurisprudenza (italiana e straniera) con la constatazione che, in non poche tra le ipotesi di danneggiamento alla persona – di damnum corpori datum –, l’evento pregiudizievole non si esaurisce semplicemente in menomazioni di carattere fisico, ma è tale da ricomprendere turbe o lesioni più o meno profonde all’integrità mentale della vittima.

  In quest’ottica, Paolo Cendon ha richiamato (nel 1984 il terreno era quasi inesplorato) i disturbi mentali provocati dall’uccisione di un congiunto, da uno stupro, da violenze fisiche e/o morali, esaminando le conseguenze del danno psichico sul patrimonio, sulla capacità di lavoro, sulle relazioni sociali ed affettive.  

  Una parte dell’Opera è stata dedicata, inoltre, all’accertamento della responsabilità ed al risarcimento del danno: “particolarmente serie e dolorose – più ancora di quanto non accada nel caso di lesioni soltanto fisiche – sono le conseguenze che l’inflizione di un disturbo alla mente è destinata a produrre sul versante dei danni non patrimoniali”.

  Da ciò la conclusione (ed il contributo allo sviluppo del tema) per cui solo la massima attenzione per la situazione della vittima può consentire al giudice di trovare un compenso adeguato a titolo di danno psichico: l’indagine suggerita coinvolge non solo il danno patrimoniale, ma anche il danno morale, le turbe della creatività, la perdita dell’autonomia negoziale, il rapporto con le cose, nonché la compromissione degli affetti e del sesso (il che, a ben vedere, è uno dei tanti semi che – così credo – hanno portato in seguito alla nascita, sempre ad opera di Paolo Cendon, del danno esistenziale). 

  La caduta nella follia – è esemplificativo di quanto sopra argomentato questo passaggio del libro – toglie a colui che la subisce proprio le cose che al mondo sono in grado di dare maggiore gioia e felicità: sbarrando intorno al malato, nel contempo, tutti i percorsi attraverso cui gli stessi beni potrebbero essere cercati e forse raggiunti.

  Altro spunto fondamentale fornito da Paolo Cendon nel volume citato è quello per cui, nel risarcimento del danno (non solo psichico), non potrà non incidere la considerazione della gravità dell’illecito commesso e, in particolare, il riguardo per la maggiore o minore intensità della colpevolezza dell’agente: si tratta di un tema differente rispetto ai c.d. danni punitivi ed è una questione fondamentale, ma ancor oggi non sufficientemente approfondita nel campo della responsabilità civile.


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