Saggistica  -  Redazione P&D  -  02/05/2017

Lettura orientata dellart. 316 bis c.c. - Maria Beatrice Maranò

Lettura orientata dell"art. 316 bis c.c. di Maria Beatrice Maranò

Le modifiche introdotte dal decreto legislativo 154/2013, a mezzo delle quali il legislatore delegato ha innovato, tra l"altro, gli artt. 147 e 148 del codice civile, in materia di doveri verso i figli e di concorso nell"onere di mantenimento, impongono un importante riflessione. Tale riflessione è diretta scaturigine di alcuni ultimi provvedimenti di Tribunali di merito tra cui quelli di un illuminato giudice tarantino, (in questo ambito in funzione di Giudice delegato dal Presidente del Tribunale), formatosi alla scuola pisana del diritto Dott.ssa Stefania D"Errico, che occupandosi presso la prima sezione civile di Taranto da molti anni della materia specifica può essere definita per antonomasia un Giudice della famiglia. Nel caso de quo parliamo di due decreti resi in data 29.09.2015 e 14.04.2016 sollecitati su ricorsi ex art. 148 c.c.. Occorre in primis evidenziare che l"attuale art. 147 c.c. recita così: "Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall'articolo 315-bis."Ed invece l"art. 148 c.c così : "I coniugi devono adempiere l'obbligo di cui all'articolo 147, secondo quanto previsto dall'articolo 316-bis"; la revisione del codice civile ad opera della citata normativa ha determinato l"effetto per cui la norma fondamentale in materia di doveri dei genitori nei confronti dei figli non è più rappresentata dall"art. 147 c.c., ma dall"art. 315 bis c.c., attualmente richiamato dalla disciplina dettata in materia di diritti ed obblighi scaturenti dal rapporto di coniugio, ciò proprio al fine di sancire l"unità del corpus normativo in materia di filiazione, superando ogni residua discriminazione tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori dal matrimonio; quanto all"adempimento degli obblighi scaturenti dalla responsabilità genitoriale, è da rilevare come la disciplina dell"art. 148 c.c., è stata integralmente trasfusa nell"art. art. 316-bis del codice civile (Art. 316-bis. Concorso nel mantenimento. I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità', sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché' possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole. Il decreto, notificato agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo, ma le parti ed il terzo debitore possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica. L'opposizione e' regolata dalle norme relative all'opposizione al decreto di ingiunzione, in quanto applicabili. Le parti ed il terzo debitore possono sempre chiedere, con le forme del processo ordinario, la modificazione e la revoca del provvedimento."); Il nuovo art. 316 bis cod. civ. conferma pertanto, l"obbligo di natura sussidiaria che incombe sugli ascendenti nell"eventualità che i genitori non dispongano di mezzi sufficienti a provvedere al mantenimento dei figli; Lo speciale procedimento monitorio ex art. 148 c.c. (oggi trasfuso nell"art. 316 bis c.c.) e l"evoluzione giurisprudenziale che ne è seguita ha ampliato notevolmente le potenzialità offerte da tale disposizione legislativa;La previsione normativa ha, infatti, natura composita, contenendo disposizioni sia di carattere sostanziale che processuale, tutte finalizzate all"attuazione dei principi enunciati dall"art. 30 Cost., in particolare, mentre il primo periodo del primo comma specifica le modalità del concorso dei genitori all'adempimento dell'obbligo di mantenimento dei figli, già posto dal precedente art. 147 c.c., il secondo periodo del medesimo comma, con una previsione del tutto peculiare, estende l'ambito soggettivo degli obbligati, ponendo a carico degli ascendenti l"obbligo di fornire ai genitori, che ne siano privi, i mezzi necessari affinché questi stessi possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli; le statuizioni contenute nei successivi commi apprestano, infine, un efficace rimedio all'ipotesi di inadempimento, consentendo che attraverso l'agile strumento del decreto presidenziale, adottato previa audizione dell'inadempiente e sulla base di sommarie informazioni, si ottenga il risultato del versamento diretto di una quota dei redditi dell'obbligato al coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole; la genericità delle espressioni contenute nella disposizione normativa in argomento, ove non è specificato se il soggetto che viene meno ai propri obblighi sia il genitore o l'ascendente, essendo menzionato solo l'inadempiente e l'obbligato, ha consentito, invero, alla giurisprudenza un'applicazione estensiva, confermata anche in sede di giudizio di legittimità (v. Corte Cost., sent. n. 236 del 14.6.2002, in Banca dati De Jure);la norma può, pertanto, secondo la più recente interpretazione, essere utilizzata sia come mero strumento di distrazione dei redditi, mediante il trasferimento coatto del credito attuato con l'ordine al terzo debitore dell'obbligato di versare quanto dovuto direttamente all'altro coniuge o a chi sopporta le spese di mantenimento, sia per ottenere la condanna del coniuge o degli ascendenti al pagamento delle somme necessarie al mantenimento dei minori, indipendentemente dall"esistenza di crediti verso terzi, poiché la ratio della disposizione normativa è fondamentalmente quella di assicurare alla prole con la dovuta celerità i mezzi necessari al suo mantenimento ed il predetto fine può essere raggiunto mediante le due indicate modalità, una volta individuati i soggetti obbligati; lo strumento processuale in esame, applicabile anche nei confronti dei genitori e ascendenti naturali ed esperibile anche direttamente nei confronti del solo obbligato (coniuge, genitore naturale o ascendente) inadempiente agli obblighi di mantenimento nei confronti della prole, o dei discendenti, consente, quindi, di imporre all'obbligato il pagamento di una somma a favore dell'altro genitore o comunque di chi sopporta le spese per il mantenimento ed educazione della prole (v. Trib. Messina, 10.5.1991 in Banca dati De Jure);Infine, poiché l"obbligo di mantenimento dei figli minori, matrimoniali e non matrimoniali, che spetta fondamentalmente ai genitori in solido tra loro, nel caso in cui ciò non sia possibile grava sugli ascendenti, in ordine di prossimità (cfr. Cass. 23.3.1995, n. 3402in Banca dati De Jure), al fine di determinare in concreto la misura del contributo dovuto è necessario procedere ad una valutazione comparativa della situazione patrimoniale e reddituale degli obbligati;Sulla scorta di tale ricostruzione, e segnatamente individuata la ratio della norma nell"esigenza di assicurare alla prole i mezzi necessari al suo mantenimento in modo il più possibile celere e effettivo, è evidente che, una volta positivamente accertato l"inadempimento dell"obbligato principale, alcun impedimento, sotto il profilo tecnico-giuridico, sussiste acché l"avente diritto pretenda l"adempimento, in luogo del genitore che non intende ovvero non è in grado di adempiere all"obbligo di mantenimento, dagli obbligati in via sussidiaria di ogni ramo genitoriale, di norma i nonni, senza che sia possibile distinguere, per evidenti ragioni di eguaglianza sostanziale, tra figli di genitori conviventi, separati e divorziati;In buona sostanza, in caso di impossibilità oggettiva di provvedere al mantenimento della prole da parte dei genitori (mancanza di disponibilità finanziaria, per disoccupazione o assenza di ogni risorsa economica); ma anche in caso di omissione volontaria (e dunque rifiuto) da parte di entrambi i genitori;

anche solo di uno dei genitori, qualora l"altro non abbia i mezzi per provvedere da solo al mantenimento dei figli, la legge prevede la regola della sussidiarietà sancita dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 20509 del 30 settembre 2010 ( in Banca dati De Jure) secondo cui l"obbligo di mantenere i propri figli, grava sui genitori in senso primario ed integrale, sicché qualora l"uno dei due genitori non voglia o non possa adempiere, l"altro deve farvi fronte con tutte le sue risorse patrimoniali e reddituali e deve sfruttare la sua capacità di lavoro, salva comunque la possibilità di agire contro l"inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle sue condizioni economiche. Tra gli ascendenti, l"onere di mantenimento dei nipoti può poi essere ripartito in proporzione alle rispettive capacità economico patrimoniali; e può assolvere valore anche il mantenimento "indiretto" fornito ai nipoti, ad esempio il fatto di averli accolti in casa a vivere insieme al genitore. Sintonica e molto esplicativa è l"ordinanza di Cassazione n. 16296 del 03.08.2015 ( in Banca dati De Jure) . In questa sentenza la Cassazione è stata granitica nel confermare che l"onerato, papà di 35 anni ed ancora studente universitario, può benissimo ottemperare vendendo i cespiti di sua proprietà o, meglio, ricorrendo all"aiuto dei propri genitori che, in quanto ascendenti, sono tenuti a mantenere il nipote. Infatti il papà universitario risultava essere proprietario di un immobile che potrebbe benissimo alienare, e può usufruire altresì degli aiuti dei propri familiari dotati, peraltro, di buona posizione economica.Il procedimento monitorio da utilizzare è quello dell"art. 316-bis c.c.., in base al quale chiunque vi abbia interesse può chiedere che il presidente del tribunale, sentito il coniuge inadempiente e assunte sommarie informazioni ordini che una quota dei redditi dell"obbligato siano versati direttamente all"altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento l"istruzione e l"educazione per la prole.Il presidente del tribunale deve accertare l"inadempimento anche solo sommariamente. Legittimato a proporre l"istanza è chiunque vi ha interesse e quindi, il coniuge, il genitore naturale, la comunità presso cui il minore sia ricoverato, le persone cui sia temporaneamente affidato, lo stesso figlio maggiorenne, nonché l"avo che contribuisca al mantenimento: son così legittimati anche i nonni affidatari nei confronti della prole minorenne (Trib. min. Bari 9.06.2010 in Banca dati De Jure). Legittimato passivo è il coniuge o l"avo inadempiente (Trib. Taranto 4.02.2005, F.it. 05, I, 1599). Il rimedio di cui all"articolo 148 c.c.può essere legittimamente esperito anche laddove si lamenti la mera insufficienza delle somme corrisposte, posto che la disposizione normativa non contempla la necessità della ricorrenza di un inadempimento integrale (Trib. Trieste 21.03.2005, Fam.,  Pers. e Succ. 05, 323). Oggetto dell"ordine giudiziale di pagamento sono non solo i redditi di lavoro o di capitale ma anche quelli derivanti da trattamenti di quiescenza, rendite di vario tipo, canoni periodici-quali, ad esempio, il corrispettivo di locazioni- anche se dovuti una tantum. Per quel che concerne l"entità di pignoramento di salari o stipendi, si ritiene che sia rimesso apprezzamento del giudice. In relazione al regime delle eccezioni, potranno essere opposte tutte le eccezioni fondate sul rapporto di provvista, fra obbligato principale e terzo debitore, e quelle connesse al rapporto di valuta, tra beneficiario e obbligato principale, relativamente all"esistenza e all"ammontare del credito. L"istanza per ottenere il pagamento si propone al presidente del tribunale ordinario. La competenza per territorio compete al giudice del luogo in cui l"inadempiente ha la residenza, la dimora o il domicilio. Non sussiste, invece, alcuna competenza del tribunale dei minori. La forma dell"istanza è un ricorso a seguito del quale il giudice sente l"inadempiente, assume sommarie informazioni: non risulta, invece, necessaria la partecipazione del terzo debitore. All"esito del procedimento il presidente emette un decreto, contenente l"ordine di pagamento, che deve essere notificato al debitore e al beneficiario. Avverso questo decreto è possibile proporre opposizione secondo le norme che disciplinano l"opposizione al decreto ingiuntivo. Ulteriore sanzione del mancato mantenimento può essere la decadenza dalla potestà parentale.



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Atto di precetto in reitera? ...offre la casa! - Marco Faccioli
Come si sa l'atto di precetto, ovvero l'intimazione al debitore di pagare entro 10 giorni una determinata somma (o, a voler essere maligni, l'avviso a quest'ultimo di far sparire i propri beni prima che arrivi l'ufficiale giudiziario) ha una scadenza di 90 giorni, a partire dalla notifica, se l'esecuzione non è ancora iniziata.Naturalmente i motivi per cui un'esecuzione può non iniziare sono moltissimi, e spesso e volentieri legati alla difficoltà di individuare beni aggredibili in capo al debitore, o perchè questi è poco o nulla capiente, o perchè, tartufescamente, si attiva per occultarli.In ogni caso, non sono certo poche le volte in cui si rende necessario reiterare l'atto di precetto, con inevitabile impiego di tempo per la redazione e di spese di ulteriore notifica. Di tutte queste spese, solitamente, essendo inevitabilmente da considerarsi come spese di recupero del credito, si chiede conto al debitore, per cui quest'ultimo dovrà corrispondere al creditore non solo il capitale, ma anche tutte le spese giustificate per il suo recupero (ovvero quelle del primo precetto e di tutti quelli successivi in reitera).Una recente ordinanza del Tribunale di Biella, emessa in data 03.11.16, pare invece di diverso avviso, dal momento che, testualmente prevede che: "se il precetto è rinnovato perchè quello in precedenza notificato è diventato inefficace, il creditore non può pretendere di intimare il pagamento delle spese processuali connesse al primo precetto oramai perento."Per cui, dalla somma portata dall'ultimo precetto in reitera, dovranno essere defalcate, come avvenuto nell'ordinanaza allegata, a deconto del Giudice, gli onorari dei precetti precedenti.A questo punto mi domando: ma perchè le spese dell'avvocato che redige il precetto (nonché i costi della notifica degli stessi), debbono gravare sul cliente creditore?Alla fine lo si sa come finiscono queste cose: l'avvocato non chiederà soldi al cliente, sobbarcandosi le medesime: come dire: ...OFFRE TUTTO LA CASA!
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Kant e la pace perpetua
 Il pensiero di Kant, portando a compimento idee già contenute nel pensiero illuminista, ha rappresentato e rappresenta tutt'ora una tappa fondamentale verso lo sviluppo di quelli che si ritengono oggi i caratteri fondamentali della moderna cultura occidentale.Io ritengo che alla base dell'Unione Europea come la conosciamo oggi ci sia l'idea della libertà come valore irrinunciabile e chiave. Quest'idea, in campo filosofico, fu sostenuta anzitutto proprio da Kant, ed i passi della Ragion pratica che di essa trattano - l'idea di libertà come fondamento della morale - rimangono strumenti fondamentali per capire le nostre radici culturali comunitarie.L'Europa di oggi, basata sulla garanzia della libertà individuale, presupponendo che solo in questa si possa realizzare una comunità coesa capace di superare le conflittualità, rappresenta un esempio di come un'unione fondata su principi condivisi possa nascere solo nell'uguaglianza e nel rispetto comune. Il suo porsi non come istituzione dogmatica e fondata, ma piuttosto come luogo di dialogo reciproco verso il raggiungimento di ideali il più possibile universali, rappresenta, nel nostro tempo, un'applicazione pratica del pensiero kantiano alla politica ed alle relazioni internazionali. Emblematica, per l'analisi di questo aspetto, è l'opera kantiana per la pace perpetua, opera non prettamente di stampo morale quanto più politico, composta dal filosofo in occasione della pace di Basilea del 1795, siglata dalla Francia termidoriana e dalla Prussia per porre fine ad uno dei sanguinosi conflitti che laceravano l'Europa di allora.Kant scrisse quest'opera con l'idea di indagare e suggerire i principi che avrebbero dovuto essere alla base non di una sospensione momentanea e parziale dei conflitti - quale lui riteneva fosse quella garantita dal trattato - bensì una pace perpetua, intesa come una cooperazione nuova tra gli stati che garantisse la messa al bando dello strumento bellico e la nascita di una nuova federazione, unitaria e pacificata.In questo breve saggio più evidentemente che in altre opere del filosofo è possibile rintracciare un embrione delle linee guida sulle quali si è sviluppata la moderna Unione Europea. Inoltre va sottolineato che proprio l'esigenza di creare le condizioni per una pacificazione del continente europeo - dopo trent'anni di guerra che sconvolsero le radici stesse dell'identità europea tra il 1915 e il 1945, portando - portò i governi ad avviare, prima sotto forma di relazioni diplomatiche ed economiche più distese e cooperative tra i differenti stati, poi, con Maastricht e.  Il processo di unificazione degli Stati europei ancora oggi in atto.I principi - articoli, nell'opera di Kant - sui quali il filosofo sosteneva dovesse fondarsi una tale nuova federazione europea, ancora si mantengono attuali, ribadendo il ruolo della sua opera come pietra miliare nella nascita di una comune identità culturale ma anche politica: La Costituzione civile di ogni Stato deve essere Repubblicana. La costituzione fondata: primo, sul principio della libertà dei componenti l"associazione (come uomini); secondo, su quello della dipendenza di tutti (come sudditi) da un"unica legislazione comune, e terzo, sulla legge dell"eguaglianza (come cittadini); l"unica costituzione che nasca dal concetto di un contratto originario su cui deve fondarsi ogni legislatura giuridica di un popolo, è la repubblicana. Quando Kant parla di costituzione repubblicana intende questo termine nel senso latino di res pubblica, presupposto fondamentale per garantire la pace in quanto: "Ed eccone la ragione: quando si richiede l"assenso dei cittadini (né può essere altrimenti in questa Costituzione) per decidere "se debba esservi o no guerra" nulla è più naturale che essi abbiano ad esitar molto prima di avventurarsi ad un tal azzardo di cui essi medesimi dovranno sopportare tutte le sventure (come il combatter di persona, lo sborsare del proprio le spese di guerra, il riparare le devastazioni che essa cagiona, e l"addossarsi inoltre per colmo di sventura, un onere di debiti giammai saldati, a causa di guerre sempre imminenti, amareggiando così la stessa pace)."  L'Europa di oggi si fonda proprio sull'idea che tutti gli Stati che ad essa aderiscono debbano sentirsene parte integrante e si le sue istituzioni si pongono non come organismi imposti da autorità esterne e di fatto estranee alla vita politica nazionale - come sostengono molti movimenti nati cavalcando la crisi economica ed identitaria che stiamo vivendo. Poiché infatti una federazione può essere vista come uno Stato di Stati gli stati, parafrasando Kant, devono esserne non sudditi ma cittadini. Il diritto internazionale deve essere fondato sopra una federazione di stati esteri. "I popoli, quali Stati, possono venir giudicati come semplici individui che nelle condizioni di natura (cioè nell"indipendenza da leggi esterne) già si ledono colla semplice coesistenza, e ognuno dei quali può e deve esigere dagli altri, per la propria sicurezza, che formino una Costituzione affine alla civile, che garantisca ad ognuno il proprio diritto." Le politiche di integrazione europea iniziate con scopi economici con il Trattato di Roma del1957, e rafforzatesi in senso politico con Maastricht, e più specificatamente identitario con Schengen, nei loro più recenti sviluppi stanno traghettando l'Europa dall'essere un'insieme omogeneo di Stati sovrani e divisi a essere un organismo unitario retto da istituzioni comunitarie e governato in base a una legislazione, un diritto e, forse in futuro, una costituzione comuni. Il diritto cosmopolitico (Weltbügerrecht) deve essere limitato alle condizioni di ospitalità generale. "Qui, come negli articoli precedenti, non trattandosi di filantropia, ma di diritto, la parola ospitalità (Wirthbarkeit) vi significa il diritto spettante ad uno straniero di non essere trattato ostilmente a cagione del suo arrivo sul territorio altrui." In Europa, durante l'illuminismo,  hanno avuto origine i principi confluiti nella Carta dei diritti dell'Unione europea che ed in Europa si gioca oggi la sfida di affermare questi diritti non solo nella teoria e nella legislazione, ma anche nella realtà effettiva. Affermare che uno Stato debba fondare la sua identità sull'essere cosmopolita potrebbe sembrare una contraddizione, eppure, come già Kant aveva intuito, è questa la direzione che è necessario intraprendere per andare verso una pace perpetua. Kant, per le sue opere, potrebbe essere considerato come un precursore delle teorizzazioni sulla moderna identità europea. Come possiamo vedere, non sono mai accadute guerre tra gli stati Europei dopo la Seconda Guerra Mondiale: un lungo periodo di pace sostenuto da forti relazioni economiche e politiche tra le nazioni, come Kant scrisse nel 1795.
Controluce - Faccioli Marco - 10/05/2016
Ho fatto il praticante legale: Maternità? Si, ma non più di due settimane - Marco Faccioli
Esperienza n. 2 MATERNITA'... SI OK, MA NON PIU' DI DUE SETTIMANE Protagonista: Francesca.Città: Napoli.Attuale occupazione: avvocato in un grosso studio.Esame: 1 volta./Brano consigliato durante la lettura: "i miss you" (BLINK 182) Quella che sto per raccontare assomiglia tanto, naturalmente con tutti i dovuti distinguo del caso, ad una vecchia storie sulle mondine, ovvero quelle povere donne che, in un regime di caporalato infame, venivano da tutta Italia nella pianura padana coltivata a riso per togliere le erbacce dalle risaie ...ovviamente per poche lire.Sono Francesca, ho 33 anni e la storia che sto per raccontare riguarda un periodo in cui già ero avvocato, quindi con tutta la trafila dell'esame già abbondantemente alle spalle. Ero occupata in uno dei più importanti studi di Napoli da circa otto anni, ed i turni di lavoro erano di cinque giorni la settimana per 12 mesi l"anno: 12 perché l'ufficio era aperto anche ad agosto (ps: il mese di agosto non veniva mai pagato, "intanto non si fa mai niente…" però "intanto" io ci dovevo comunque essere a far presenza).Il mio lavoro consisteva principalmente in trasferte in giro per i tribunali della Campania a dir poco sottopagate (facevo la cosiddetta "udienzista", con turni massacranti, unitamente all'inevitabile lavoro di segreteria, etc etc...), ma non è tanto questo l'argomento dell'esperienza che voglio raccontare oggi.Un bel giorno rimango incinta (...a volte capita), ma comunque lavoro fino al giorno prima del parto, oberata di adempimenti ed udienze. L'Avvocato non deve avere preso molto bene la notizia se, oltre alle congratulazioni di rito, mi ha sussurrato all'orecchio "...la prossima volta però avvertici prima." , lasciandomi alquanto sbigottita.Partorisco (tutto bene per fortuna), e dopo due settimane sono di nuovo al lavoro dopo molteplici chiamate da parte dell'ufficio, che richiedeva insistentemente la mia presenza. Non più per 5 giorni alla settimana, ma per 3 (chiamato impropriamente "mezzo servizio", anche se 5 diviso 2 non fa 3, ma sorvoliamo). Adesso però arriva il bello... non appena riprendo a lavorare a pieno regime sapete quanto mi viene offerto per i cinque mesi in cui ho lavorato a "mezzo servizio"? Cinquecento euro (fatturati) per cinque mesi, tre volte la settimana per 8 ore ciascuna ovvero, calcolatrice alla mano, meno di 0,5 centesimi l"ora (quando una cameriera ne guadagna 8 l"ora senza laurea, master, specializzazioni e soprattutto, Cassa forense da pagare).
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Ho fatto il praticante legale: Libero? No, occupato! - Marco Faccioli
Comincia, con questo episodio (1 di 17), la pubblicazione su P&D dei vari episodi che compongono la mia raccolta "Ho fatto il praticante legale" della serie "Cendon Books". Il volume, frutto di numerose interviste con praticanti e avvocati, è un compendio semiserio di esperienze di varia natura vissute da tutti coloro che, a vario titolo e per un più o meno lungo periodo della loro vita, hanno vestito i panni del praticante legale.  Esperienza n. 1LIBERO? NO, OCCUPATO! Protagonista: Marco.Città: Torino.Attuale occupazione: avvocato in proprio.Esame: 5 volte, di cui l'ultima a Messina.Brano consigliato durante la lettura: "fight till death" (SLAYER) § Quel giorno i clienti dell'ufficio hanno dovuto usare la toilette del bar di sotto, e per fortuna eravamo collocati al primo piano. Solo quindi una piccola rampa di scale e nulla più."Mi spiace, è occupato." hanno risposto mille e più volte le impiegate a chi chiedeva dove fossero i servizi. Molti rinunciavano, altri invece, come detto poco fa, scendevano a chiedere la chiave al barista.In effetti i servizi erano davvero occupati, eccome.Dentro ci ero finito io, e vi sono rimasto fino alle 19, 6 ore in tutto ...comunque, cercando il lato positivo, sempre meglio che restare chiusi in ascensore.Sul subito vi verrà da pensare che ci fossi rimasto chiuso dentro ...chiave spezzata nella toppa o qualcosa del genere, invece no, nel bagno mi ero rifugiato volontariamente, non potendomene di certo stare in studio in mutande!Ma facciamo un piccolo passo indietro.In quel periodo, che per giunta coincideva con un luglio raramente così torrido, il mio dominus aveva deciso, complice una furibonda litigata con il proprietario delle mura per questioni di spese condominiali, di traslocare in uno studio più piccolo, dalle spese più contenute. Due giovani avvocati con lui da un anno erano stati invitati dal giorno alla notte a trovarsi una nuova sistemazione, mentre noi praticanti eravamo stati tenuti tutti in blocco, tanto nella nuova stanza ci saremmo comunque stati, naturalmente a strati.All'epoca dei fatti il PCT era pura fantascienza ed i fascicoli erano quelli di sempre, atti e documenti di carta e polvere.Il dominus aveva si e no una sessantina d'anni, ragione per cui lascio immaginare il suo archivio che cosa potesse mai contenere.E' stato così che, una bella mattina, siamo stati tutti avvisati (noi praticanti), che era necessario fare il trasloco verso la nuova destinazione, ragione per cui era necessario rimboccarsi le maniche della camicia e iniziare a trasbordare faldoni e mobilio (naturalmente a bordo dei nostri mezzi, con zona blu a pagamento per il posteggio) verso la nuova sistemazione.E' stato così che, proprio mentre stavo sollevando il piano di una scrivania che avevo appena finito di smontare dal proprio basamento, un sordo strappo ha sovrastato il chiacchiericcio dell'ufficio.Era quello dei pantaloni del mio completo che, proprio come in una comica di Stanlio ed Ollio, si erano improvvisamente aperti mettendomi a nudo quella parte dove la schiena cambia nome, tra la mia disperazione e l'ilarità dei miei colleghi.Non ricordo esattamente come il tutto sia accaduto, se il tessuto abbia ceduto per lo sforzo della mia posizione o perchè impigliatosi chissàdove, fatto sta che in un nano secondo era come se fossi stato azzannato da dietro da un grosso cane da guardia.Nel parapiglia del momento si è pure fatto vivo l'Avvocato, che ricordo benissimo essersi materializzato con una coca cola in lattina in mano, che, dopo aver lanciato un paio di improperi contro il locatore dell'ufficio (ovvero la causa del trasloco), mi ha detto di andare a chiudermi in bagno perchè, in quello stato, non potevo certo farmi vedere in giro.Così ho fatto, andando a rifugiarmi nel luogo di decenza in attesa di istruzioni sul da farsi.Dopo una decina di minuti sento bussare alla porta.Era una delle segretarie che, con un qual certo imbarazzo, mi chiedeva di dargli i pantaloni.Vedendo la mia faccia stupita mi spiegò che Tizio (un mio collega praticante) era stato mandato di fretta e furia nella più vicina merceria per comprare (senza specifica alcuna in ordine al possibile rimborso) ago e filo per sistemare i miei pantaloni.In effetti in quello stato non potevo né andare in giro per l'ufficio, né tanto meno attraversare mezza Torino per tornarmene a casa, ragione per cui rammendare i calzoni alla carlona era l'unica possibilità spendibile.Mi sono tolto quindi i pantaloni appendendoli subito dopo alla mano della segretaria che, dal corridoio, spuntava dentro al bagno nella fessura della porta socchiusa.Era estate, luglio pieno, faceva un caldo boia, e quella di dare i miei pantaloni sudati all'impiegata (non so quanto vi fosse di ironico in quel "grazie dottore" non appena a sue mani) era davvero la cosa meno allettante del mondo.Ed eccomi la, chiuso nel bagno, con l'immagine dello specchio a muro che rifletteva beffarda una delle immagini più spaventose in natura: quella di un uomo (io!) in camicia, scarpe classiche e calzini blu (per fortuna lunghi sotto il ginocchio).Adesso ci rido su, a ripensarci, ma al momento, credetemi, è stato veramente umiliante.Naturalmente l'impiegata aveva anche il suo bel da fare a svolgere il proprio lavoro (ricevere e passare telefonate, accogliere i clienti, mandare fax etc. etc.), per cui era più che mai ipotizzabile che la cosa sarebbe andata per le lunghe ...ed infatti!Non avendo niente da fare, mi sono fatto passare dalla porta, con percorso inverso ma con le stesse modalità con cui i miei pantaloni erano usciti, il mio pc portatile, così almeno da portarmi avanti con il lavoro, avevo infatti un appello che mi scadeva di li ad un paio di giorni.E' stato, lo giuro, l'unico atto della mia vita redatto sopra ad un wc, non essendovi altro luogo sul quale sistemarmi alla bisogna.Poco prima delle 19 sento bussare alla porta. I miei pantaloni erano pronti.Quel cretino del mio collega aveva preso un filo di un colore che non c'azzeccava nulla con quello della stoffa da rammendare, ma andava bene così, l'unica cosa che contava veramente era uscire da quel maledetto loculo e ritornare finalmente nel mondo civile. Il giorno dopo, sapendo quello che mi aspettava, sono andato in studio in blue jeans …e qualcuno ha pure avuto il coraggio di farmi notare come certi abbigliamenti non fossero consoni ad uno studio legale. ADR: Quanto è durato il trasloco? Oddio, fammi pensare...diciamo in tutto due settimane malcontate, compreso un sabato in cui ho dovuto pure fare gli straordinari. Diciamo che tra le varie competenze acquisite durante la pratica viè stata pure quella di facchinaggio, che non guasta mai.

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Controluce - Marra Angelo D. - 27/08/2015
20 RIGHE DI OGGI: TEORIA E PRATICA DEI DIRITTI UMANI - Angelo D. MARRA
I diritti umani sono bellissimi. Hanno un linguaggio tutto loro: sono proposizioni di speranza, vita, dignità. Ti dicono ciò che puoi fare, ciò che hai diritto di diventare; non enunciano proibizioni e divieti. Viene in mente Benigni che commenta la Costituzione: un diritto del poter fare, un diritto promozionale. Un linguaggio nuovo che, come tutti i linguaggi, va imparato. Questo vale anche per la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta – così si usa dire – a New York nel 2006. Ogni volta che ne rileggo un articolo me ne "innamoro", questo perché il linguaggio dei diritti umani ricorda che la vita è bella e degna di essere vissuta. Inoltre, la Convenzione del 2006 parla alle persone disabili delle loro vite e dei loro diritti usando la "voce" di altri disabili, e lo si vede leggendola: i disabili della Convenzione fanno sesso, scelgono dove vivere, partecipano alla comunità, si divertono, studiano, lavorano, fanno famiglia. Provare per credere! Il problema dei diritti umani è, però, che questi vanno praticati oltre che enunciati. Il linguaggio dei diritti umani va utilizzato per impararlo veramente e – rispetto alle disposizioni normative – vale più che mai il detto che la pratica val più della grammatica! Ci sono tanti modi per "usare" i diritti umani: c'è l' empowerment, c'è l'aumento della consapevolezza intorno alla disabilità di chi disabile non è, e c'è – infine – l'uso nelle aule di tribunale. Empowerment significa "assunzione di potere": chi sperimenta questo processo smette di 'essere agito' da altri e diventa attore della propria vita. Apprende d'esser degno di avere diritti e non dover attendere i favori degli altri.
Controluce - D'Ambrosio Mary - 04/06/2014
QUANDO LA POTESTA' NON E' ESERCITATA NELL'INTERESSE DEL FIGLIO - Mary d'Ambrosio
L"art. 322 c.c. concede al figlio l'azione di annullamento di tutti gli atti compiuti dal genitore esercente la potestà senza rispettare le norme di cui agli articoli precedenti, dettate a tutela del minore. Fra tali norme rientra quella per cui il denaro del minore deve essere investito previa autorizzazione del giudice tutelare e secondo le modalità prescritte in tale autorizzazione.Qualora il genitore disattenda tali disposizioni ed impieghi il denaro nell'interesse proprio, anzichè nell'interesse del figlio, l'atto va incluso fra quelli suscettibili di annullamento, di cui all'art. 322 c.c..Tanto stabilisce la Corte di Cassazione con ordinanza n. 12117 del 29/05/2014.Il fatto in breve.La ricorrente citava in giudizio il proprio genitore chiedendo l"annullamento del contratto da questi concluso per l"acquisto di un immobile che intestava a sé medesimo e, fatalmente, faceva oggetto delle rivendicazioni dei propri creditori, impiegando somme di proprietà della figlia, all"epoca minorenne, sulla scorta dell"autorizzazione del Giudice Tutelare all"impiego dei capitali per l"acquisto di un fondo commerciale da intestare alla minore.La domanda di annullamento proposta dall'attrice era limitata alla parte dell"atto in cui veniva inserita come parte contrattuale il genitore piuttosto che lei stessa.Il Tribunale rigettava la domanda con invio degli atti alla Procura.La Corte territoriale non rilevava l"applicabilità dell"art. 322 c.c. in quanto, a parere della stessa, la norma è applicabile ai soli casi in cui il genitore non agisce in nome proprio ma spendendo la propria qualità di rappresentante del figlio.La Corte di Cassazione chiarisce che l"art. 322 c.c. è sì applicabile al caso di specie in quanto commina la sanzione della annullabilità agli atti compiuti in violazione delle norme contenute negli articoli precedenti. Esso si applica, in primo luogo, agli atti compiuti dai genitori senza la preventiva autorizzazione del Giudice Tutelare richiesta dall'art. 320, o in difformità dalla stessa. Secondariamente, opera con riferimento agli atti compiuti da uno solo dei genitori, anziché da entrambi, salvo il caso in cui si tratti di negozi per i quali è prevista la rappresentanza disgiunta.Nel caso in questione il genitore disattendeva le indicazioni del Giudice Tutelare impiegando le somme di proprietà della figlia nell"interesse proprio e a danno della minore.Legittima è pertanto l"azione proposta dalla figlia entro il termine prescrizionale di cinque anni a decorrere dalla data del compimento della maggiore età.La Corte ritiene altresì applicabile in via analogica l"art. 1432 c.c.Nel caso di annullamento del contratto per errore, dispone la norma, la parte in errore non può chiedere l"annullamento se, prima di subirne pregiudizio, la controparte offre di eseguirlo in modo conforme al contenuto  e alle modalità del contratto che quella intendeva concludere.La ratio di questa disciplina è rinvenibile nel principio di conservazione del negozio a tutela della buona fede contrattuale.L'applicazione analogica trova conforto nel fatto che è la stessa parte legittimata all"annullamento, nel caso de quo, a fare richiesta di rettifica del contratto ritenendone gli effetti vantaggiosi per sé. Inoltre non si profila pregiudizio alcuno per la controparte venditrice stante la conservazione del contratto con conseguente irrilevanza della persona dell'acquirente (il padre o la figlia).