Biodiritto, bioetica - Ingegneria genetica -  Redazione P&D - 02/07/2014

LA SOCIETA' SALUTE DEL XXI SECOLO: SALUTE COME PROMESSA O COME CERTEZZA ? - Stefania TONUTTI

 

 Nell'ultimo secolo il progresso delle pratiche per la cura della salute è stato senza confronti: sono avanzate le tecniche diagnostiche e preventive (anche di molte malattie ereditarie), la lotta contro patologie anche rare, si sono perfezionate le tecniche di rianimazione, dei trapianti, dei farmaci.

Tali progressi sono stati accompagnati anche dall'introduzione di nuove politiche di welfare sanitario, garantendo un universalismo delle cure sanitarie senza distinzioni di condizioni sociali e/o professionali.

Il concetto stesso di salute è mutato: nel 1946 l'Oms rompe con la definizione classica di salute quale "assenza di infermità, di infortuni e di malattie" per definirla come «stato di benessere fisico, psichico e sociale completo» (quindi la malattia, di riflesso, viene vista non solo come malessere fisico, ma anche malessere psichico e sociale).

L'OMS descrive inoltre la salute non solo come status di benessere psico – fisico, ma anche come status miglioramento continuo ; addirittura, nel Glossario elaborato nel 1988 e pubblicato nel 1998, l"OMS definisce la promozione della salute come «il processo che conferisce alle persone la capacità di aumentare e migliorare il controllo sulla propria salute» e specifica che rappresenta un processo globale, sociale e politico, non comprendente solo le azioni dirette a rinforzare le capacità degli individui, bensì anche quelle dirette a cambiare le condizioni sociali, economiche, ambientali, in modo tale che si incentivi quanto possa incrementare ciò che viene definita "salute sociale" (anche " benessere sociale"). Come si vedrà più avanti, questo aspetto presenta molte criticità anche sul piano etico – morale, dal momento che i concetti di benessere e malattia presentano delle componenti soggettive difficilmente misurabili e quantificabili: i progressi ed i mutamenti scientifici hanno infatti modificato il rapporto fra uomo e natura.

A questo si aggiunge anche un cambiamento nel modo di vedere e considerare il corpo: una cura del corpo sia sotto il profilo sanitario sia estetico, tanto che Achille Ardigò parla di "ipermedicalizzazione della salute", per spiegare questa eccessiva attenzione al corpo, alla fisicità ed ai fenomeni materiali.

In questo secolo, continua Ardigò, la medicina sperimentale ha subito una notevole accelerazione, subendo l'irrompere di un nuovo modello biomedico, caratterizzato da un "mix fra scienze naturali e scienze dell'artificiale".

L'economista Francis Fukuyama, per esempio, in uno dei suoi libri, «L'uomo oltre l'uomo», afferma che si stanno prospettando nuovi scenari dovuti soprattutto a: condizionamenti della personalità umana prodotti dai farmaci di ultima generazione; ricerca sulle cellule staminali (che permetterà la rigenerazione di quasi tutti i tessuti); controllo degli embrioni prima di impiantarli nell'utero materno per chi ricorre alla procreazione medicalmente assistita. Tali scenari, continua l'Autore, hanno delle ricadute importanti sul nostro sistema politico – sociale, e la minaccia più grave di tutta questa rivoluzione tecnologica è costituita dal fatto che, alterando la natura umana, si darà vita ad una nuova fase storica: il "postumano". Secondo questa concezione, l'approccio bioconservatore è ormai superato, in realtà siamo ben oltre: l'uomo viene inteso come un progetto di stato, un insieme di elementi a disposizione di ricercatori, scienziati, genetisti, se non addirittura come un oggetto di consumo.

Il sapere bio – medico si sta allontanando sempre di più da quello che è l'assetto ippocratico per servirsi di trapianti, protesi, ed altre invenzioni; si sta sviluppando una sempre maggiore richiesta di cure, di attenzione al malato come persona (umanizzazione), alla sua volontà, al suo giudizio, si sta affermando la cultura dell'autonomia e dell'autodeterminazione; si è venuto a creare un contrasto fra le esigenze tutelari del singolo (come individuo, paziente e cittadino), il quale gode di diritti quali autonomia, dignità, scelta, e le esigenze del medico (come rappresentante dello Stato, della Società Salute), il quale è tenuto a rispettare la deontologia e l'etica professionale ed al quale spettano tutte le responsabilità sociali.

La politica del nostro secolo non si preoccupa di studiare le patologie per la tutela del cittadino, piuttosto sembra preoccuparsi delle nostre crescenti capacità di «[…] controllare, gestire, programmare, riplasmare e modulare le stesse capacità vitali degli esseri umani in quanto creature viventi».

Si è verificata una vera e propria riorganizzazione dei poteri dello stato, con devoluzione di molte responsabilità relative alla gestione della salute e della riproduzione umane ad organismi di controllo quali, ad esempio, le commissioni bioetiche, a enti privati, come le cliniche della fertilità e varie società biotecnologiche, che vendono i test genetici direttamente ai consumatori, e a gruppi professionali. Ne deriva che «[...] i pazienti sono stati spinti sempre più a diventare consumatori attivi di prodotti e servizi medici».

Una società quindi fondata sull'efficienza, di fatto contraria alla persona ed alla sua dignità, di fatto selettiva ed emarginante.

 

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Stefania Tonutti è dottoranda di ricerca in Diritto e Nuove Tecnologie (curriculum bioetica) presso il CIRSFID di Bologna