Stranieri, immigrati  -  Maria Rosa Pantè  -  12/01/2022

Incontri . M. la rifugiata politica

La prima volta che ho incontrato M. le ho offerto un caffè, che lei non ha bevuto, ho scoperto poi che non le piace l'espresso, lei beve il caffè come fosse tè... lunghissimo. M. viene dalla Costa d'Avorio, un paese grande produttore di caffè e di cacao. E' arrivata in Italia cinque anni fa, ha visto la guerra, ha vissuto la guerra, è una rifugiata politica, è scappata dalla sua patria in seguito alla guerra civile. In quel periodo aveva mandato i figli più grandi in un paese al confine per salvarli dalla guerra, quando i nemici sono arrivati alla sua casa, lei è scappata e una donna di servizio ha salvato le due figlie piccole. Una storia da romanzo, un romanzo triste, che diventa drammatico quando lei deve fuggire dal suo paese e fare un viaggio tremendo attraverso il deserto per arrivare in Libia e qui su un barcone sbarcare in un luogo sicuro che non sapeva nemmeno bene quale fosse ed era l'Italia, la Calabria. In questo viaggio ha visto la gente morire, già, i viaggi esistono davvero, anche fuori della televisione. Ora vive e lavora in Italia, qualche giorno dopo che l'ho incontrata è venuta a vivere da me, per pochi mesi, giusto il tempo di avere una base e di trovare lavoro. E riuscita a rendersi indipendente e a far arrivare in Italia le sue tre figlie e l figlio maschio adottivo. Tutto in cinque anni. Certo io un po' l'ho aiutata (con il mio compagno), ma lei è stata straordinaria.

Ricordo di una mattina, sembrava che non trovasse proprio un lavoro e io le avevo parlato in modo sconfortato. Allora lei mi aveva rassicurata, lei aveva rassicurato me, dicendo che se Dio l'aveva salvata da quel viaggio, l’avrebbe aiutata ancora e che io dovevo avere fede in questa cosa. E aveva ragione. Ma quel colloquio resta nella mia mente e nel mio cuore perché chi aiuta qualche persona più fragile, per esempio gli stranieri, certo ha motivazioni generose, ma resta sempre lo squilibrio: io aiuto te, io ho il potere di aiutare te, i soldi ecc. Non è un rapporto alla pari, invece con M. orma siamo amiche, lei dice sorelle, e anche io in effetti. Ho una sorella nera, africana, a breve spero saremo anche connazionali, lei ci tiene ad avere anche la cittadinanza italiana. Dice che io le do forza, io le devo una visione diversa dell'accoglienza. E una famiglia più grande.