Cultura, società  -  Redazione P&D  -  06/12/2021

Galgano e Gazzoni, uniti dal nome Francesco, e forse da altre cose, malgrado le apparenze - P.C.

Avevo conosciuto Francesco Gazzoni a Parma, a un convegno di Maria Costanza, ed eravamo diventati subito amici. Nonostante fossimo distanti anni luce su tutto (salvo i fremiti antiaccademici). Ci eravamo solo sfiorati a Camerino anni prima, lui e io, a un incontro perlingeriano.

Francesco (Gazzoni) mi racconto subito varie cose su di sè.

Fra l’altro aveva scritto nei mesi precedenti un libriccino sull’amore e sulla musica, che lui adorava particolarmente (la musica, sinfonica, pre-ottocentesca soprattutto, ma anche l’amore, aveva una moglie straniera, affascinante).

Me lo mandò, era molto alto il livello, ricco, stra-erudito, pieno di citazioni raffinate, libretti e poesie. Perle e schegge un po’ impettite forse, orgogliose, elitarie, compiaciute, arcigne .. com’è lui sempre.

Ok, gli dissi, anche se super-sofisticato e da camera è l’ideale per 'Diritto e Rovescio': la collana che abbiamo appena fondato da Giuffrè, Galgano e io. Che ne dici?

Francesco era attratto, disse subito però che c’era della ruggine fra lui e Galgano, era una cosa cominciata da un po’, l’uomo secondo lui era tale che mai avrebbe permesso la pubblicazione.

Entrambi avevamo un potere di veto, come direttori, dissi che avrei provato a persuaderlo comunque, il libretto secondo me meritava eccome.

Francesco fu d’accordo, ma andò a finire come immaginava lui.

Dopo un po’ mi arrivò la risposta di Franco (Galgano), nettamente contraria ad accogliere quel libro in catalogo.

Lessi con dispiacere la motivazione, che si snodava per alcuni capoversi, secchi e gelidi, ma che m’interessava fino a un un certo punto. Era chiaro che c’era qualcosa sotto, ben più carnale e sulfureo di quanto non avessi immaginato (vi dirò forse un giorno che cos’era).

Il libro gazzoniano meritava, certo, ma la zolfo sotterraneo era quello che comandava. Dovetti comunicare a Gazzoni la notizia del rifiuto, lui reagì con eleganza, era ferito però, piccato (uscirà poi con Jovene).

Lo scemo ero io, che nelle mie velleità pacificatrici – sopravvalutando il mio potere - avevo esposto i miei due amici a un frangente di gelo, di imbarazzo. Da allora l’antipatia che c’era fra i due divenne odio implacabile.