Diritto, procedura, esecuzione penale  -  Nicola Enrichens  -  29/01/2023

Cannonata centra un allevamento di galline: caso archiviato

Sulla cronaca locale ha fatto clamore ciò che è accaduto in provincia di Pordenone (PN), circa due anni fa: nel corso di “esercitazioni militari”, un carro armato ha lanciato un colpo centrando in pieno un allevamento di galline, di proprietà di due bravi allevatori.

A seguito dell’evento, che ha causato la morte di molte galline, la Procura di Pordenone ha aperto un’inchiesta, che si è conclusa con l’archiviazione del caso: in altre parole, alla luce della ricostruzione dei fatti, non è stato possibile individuare chi sia stato il responsabile del lancio della cannonata.

Data tale premessa, sul piano del diritto, sono due le questioni che rimangono aperte.

In primo luogo, è ben noto che “il lancio pericoloso di cose” di cui all’art. 674 c.p., determina in capo al danneggiato la possibilità di chiedere un risarcimento. Così è non solo per questo caso, ma per tante altre fattispecie che possono essere definite come “reati bagatellari”: ad es. imbrattamento di muri, scambio di manifesti, lancio di fumogeni, danneggiamento in genere.

Tuttavia, malgrado la chiusura delle indagini da parte della Procura triveneta, resta fermo il fatto che il lancio della cannonata ha centrato “in pieno” il pollaio: dunque, i proprietari dell’allevamento, avrebbero diritto di agire in sede di risarcimento del danno, convenendo in giudizio, in primo luogo, il Ministero della Difesa.

L’articolo che costoro potrebbero invocare a fondamento della propria pretesa risarcitoria è, in primo luogo, l’art. 2043 c.c., secondo cui “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga chi ha commesso il fatto a risarcire il danno”. In sostanza, ritenuto provato il danno, gli elementi soggettivi (colpa/negligenza) ed il nesso di causalità tra condotta ed evento, nel rispetto del termine di prescrizione di cinque anni, costoro potrebbero ottenere un risarcimento quantomeno sul versante del danno patrimoniale; a titolo di danno non patrimoniale, invece, il problema è più complicato, nel senso che, ad oggi, i Giudici riconoscono il risarcimento del danno non patrimoniale a seguito reato – ma non è questo il caso, in quanto pende l’archiviazione del caso -, ovvero a seguito di un danno alla lesione di un interesse costituzionalmente garantito. Il problema, però, si riscontra nel fatto che le galline in questione sono state allevate come “animali da reddito e non d’affezione” e, purtroppo, la Costituzione e la giurisprudenza, non hanno ancora riconosciuto il risarcimento del danno non patrimoniale per “animali c.d. da reddito”. 

In definitiva, le galline in questione, che in altri casi possono ben essere considerate “animali d’affezione” – si pensi a coloro che dispongono di 4-6 galline ad “uso domestico” – in questo episodio “assumono la veste” di animali da reddito e, pertanto, pare difficile ipotizzare un risarcimento del danno non patrimoniale.

In un’altra prospettiva, la fattispecie in oggetto potrebbe richiamare alla responsabilità per colpa fondata sull’art. 2041 c.c. o, meglio, alla responsabilità per  esercizio di attività pericolose, ai sensi dell’art. 2050 c.c..: anche in quest’ultimo caso, vertendo in tema di responsabilità per fatto illecito, ben si potrebbe agire seguendo gli schemi che riportano all’art. 2043 c.c.

Solo per inciso, ragionando in termini di esercitazioni militari, bisognerebbe, tra l’altro, appurare se le medesime hanno coinvolto solo l’Esercito italiano o anche gli alleati NATO, in quanto il trattato del 1949 prevede “riserve di giurisdizione”, soprattutto in ambito penale, riferito ad eventuali reati commessi sul territorio italiano da esponenti delle forze armate degli altri Paesi (si pensi alla tragedia, ben più grande, che coinvolse la teleferica del Cermìs negli anni ‘90).

Ad ogni modo, è evidente che l’archiviazione non ha individuato un colpevole, ma, in sede probatoria, pare essere stato accertato che la cannonata sia provenuta da un carro armato dell’esercito militare italiano.

Quel che resta, ad oggi, è lo stupore di due allevatori che, dalla notte al giorno, si sono visti distruggere il proprio allevamento di galline.

Nicola Enrichens




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