Deboli, svantaggiati - Morenti, suicidio -  Casoria Elisa - 14/10/2015

BRINDISI CON UN ANGELO – Elisa CASORIA

Sulle note di "Anna Solatia" (di Zucchero Sugar Fornaciari)

Erano tutte innamorate di quel ragazzino al liceo, uno dei più belli e in gamba della scuola. Poco apprezzato dagli insegnanti, come spesso accade quando l'allievo ha una personalità ingombrante, quando non è possibile farlo rientrare in uno schema standard.

Arrivava negli ultimi tempi su una moto da cross, una di quelle da gara, senza fanalini. C'era una strada larga tutta in discesa ed eccolo la mattina sfrecciare, con i suoi capelli (castani e un po' lunghi) mossi dal vento, la giacca di renna con le frange sulle maniche (all'epoca di moda) e il suo viso d'angelo, sulla moto.

Non passava inosservato.. Ma a rimanere impresso nella mente era il suo sguardo, i suoi occhi verdi, e poi era gentile, una persona capace; più difficile scorgerne il sorriso. Partecipava alle feste un po' defilato, non gli piaceva tanto studiare, amava i motori al punto da iniziare a fare gare da motocross.

Come tutti i liceali il sabato sera arrivava nel luogo di ritrovo, in settimana frequentava la palestra, d'estate qualche viaggetto con gli amici. Nulla che potesse far pensare a ciò che in seguito sarebbe accaduto..

Un paio di volte, come un angelo, io stessa me lo vidi comparire in soccorso, di sera tardi, mentre ero con l'auto o la moto in panne. Poi venne nella palestra che frequentavo così ci conoscemmo meglio: lui era dolce e molto timido; dal liceo alla fine si era ritirato. "Sai sono diventato ragioniere" mi disse una sera d'estate, dandomi un passaggio in discoteca; aveva un'espressione strana, quasi come per esprimere un disinteresse verso la qualifica acquisita. "Grazie per il passaggio, appari sempre come un angelo" gli dissi.

Ai nostri occhi, lui era un ragazzo felice, fortunato.... c'eravamo sbagliati tutti..

Quella mattina salii la rampa di scale del liceo, mi diedero subito la notizia, così a freddo. Ricordo ancora i miei compagni corrermi dietro, ma io dovevo scappare via da quell'assurdità. Ripresi la moto guidandola pianissimo, con la sensazione addosso di una vita spezzata, volutamente portata a termine.

Quel ragazzo era un angelo fuori e dentro di sè, ma nessuno di noi, neanche il suo più caro amico, aveva compreso le debolezze, i turbamenti del suo cuore e della sua anima. E se qualcuno c'era, in tal caso il prezzo di quell'agire delicato e mai invadente è stato altissimo.

Le modalità e i perché di quel gesto, coraggioso e fragile allo stesso tempo, restano tuttora prevaricati dalla freddezza della fine di una giovane vita.

Tornata a casa accesi lo stereo e quel momento si è cristallizzato nelle note di "Anna Solatia…" e nelle parole di "Miserere".

Ricordo ancora quelle frasi di Zucchero: "Ma che mistero è la mia vita, che mistero...", "Però brindo alla vita!".

Quel giorno al funerale noi del liceo seguivamo la bara bianca portata a spalla dai fratelli ... Un meraviglioso angelo aveva scelto di volare via ed era per sempre.