Cultura, società - Generalità, varie -  Belotti Andrea - 08/04/2016

Piccole cronache di grandi amori - Andrea Belotti

Piccole cronache di grandi amori.

 

E" una piacevole sera di inizio primavera, in quest"anno che sta anticipando il tepore della stagione inoltrata. La strada che conduce in collina ha al suo lato un comodo marciapiede sul quale passeggiano o corrono, a seconda dell"età, diverse persone. Ma anche una avanzata vetustà non proibisce di avventurarvisi, verso sera, magari accompagnati da una badante. Talvolta le due viaggiatrici non parlano ed ognuna è immersa in un sogno proprio, che si può facilmente indovinare. E mentre la signora accompagnata ripensa ad altre sera di qualche lontana primavera, con più chiasso intorno e dentro la casa, l"accompagnante rivede altre colline, simili a quella che ha davanti, ma per adesso troppo lontane. Questa sera, però, la vecchia signora sta narrando alla giovane accompagnatrice di un amore della sua giovinezza: lo fa gesticolando troppo e tradendo così la passione che ancora sente nel ripensarci. Tutte e due si sono fermate in mezzo al marciapiede e si guardano negli occhi; si capiscono benissimo, anche se la lingua comune fa ancora un po" difetto.

 

Sul tronco di un albero, racchiuso dentro una busta di plastica per ripararlo dalla pioggia, è attaccato un foglio con su dipinto a vivaci colori e in forme stilizzate, un cagnolino. A guardarlo si notano enormi occhi scuri, orecchie irregolari e una grande coda. Qualche sbavatura di colore tradiscono la verde età dell"autore, oltre al messaggio riportato nella parte bassa del foglio che è stata delegata a un coautore, ben più pratico con la scrittura di quanto non possa fare l"artista. Il cagnolino del disegno guarda in basso, quasi a indicare la frase da leggere con attenzione, in cui sono concentrate tutte le informazioni necessarie, in caso qualcuno ritrovi il cucciolo.

"Se lo vedi, telefona al mio papà" Non c"è bisogno d"altra indicazione, ovviamente.

 

La raccontava sempre allo stesso modo. Lei era una bella ragazza, occhi e capelli neri. Ogni mattina scendeva a lavorare verso la filanda, in località Porto, a Calepio. Ma in una mattina d"inverno, quando le strade erano ancora ghiacciate, era partita un po" prima del solito e fu allora che lo vide: bello, gli occhi un po" tristi, la guardava intensamente; e lei ebbe un tuffo al cuore. Da quel giorno ogni mattina e ogni sera, al ritorno, lui la aspettava al lato della strada; senza bisogno di parlare, perché le parole rompono l"incanto.

Poi un giorno non lo vide più. Si parlava di tradotte che partivano da Brescia, cariche di soldati. Ma lei, anche molti anni dopo, in qualche sera d"estate senza luna, quando il buio era più fitto, si avventurava ancora per la stradina (allora) impolverata che scendeva al fiume, con la scusa di prendere un po" di fresco. Perché due occhi neri e una faccia triste erano ancora facili da rivedere.