Diritto, procedura, esecuzione penale  -  Redazione P&D  -  13/09/2023

La procura di Brescia prende le distanze dal magistrato che ha chiesto l'archiviazione di un caso di violenza domestica

Un relativismo giuridico. Con questa formula la procura di Brescia prende le distanze dal PM che ha chiesto l’archiviazione per un caso di violenza domestica per la cultura d’origine del marito denunciato.

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Una donna italiana di origini del Bangladesh ha denunciato a Brescia il proprio marito, un cugino che secondo le ricostruzioni del ‘Giornale di Brescia’, l’aveva comprata 10 anni prima per sposarla.

L’accusa sarebbe quella di violenza domestica perpetrata proprio nei confronti della 27enne, ma fin da subito il pubblico ministero chiede l’archiviazione. Il GIP impone l’imputazione coatta, ma arrivati a processo l’accusa continua a sostenere che non ci siano le condizioni per procedere.

Il magistrato chiede infatti l’archiviazione del caso per mancanza di prove. Ma nelle motivazioni il PM cita l’origine della coppia come ragione culturale del rapporto tra i due, definito dalla volontà del marito di “Annichilire e svilire la coniuge”.

La notizia è emersa nella serata di lunedì e subito la procura di Brescia ha tenuto a ricordare che i magistrati operano in totale autonomia e che le motivazioni per la richiesta di archiviazione non fossero quindi da ricondursi a un’indirizzo dell’intera istituzione.

La Procura ha inoltre tenuto a sottolineare che l’ufficio: “ripudia qualunque forma di relativismo giuridico, non ammette scriminanti estranee alla nostra legge ed è sempre stata fermissima nel perseguire la violenza, morale e materiale, di chiunque, a prescindere da qualsiasi riferimento ‘culturale’, nei confronti delle donne”.

La donna che ha denunciato il marito si è detta delusa dalle azioni del PM: “Dove è la giustizia e la protezione tanto invocata per le donne tra l’altro incoraggiate a denunciare al primo schiaffo? Oppure il fatto che io sia una bengalese tra le tante, mi rende di meno valore dinanzi a questo pm?”

La vicenda ha anche suscitato una reazione politica, tanto che sono arrivate richieste di ispezioni ministeriali presso la procura di Brescia, che si dice tranquilla a riguardo: “[Siamo] assolutamente tranquilli, essendo tutti i magistrati dell’ufficio sicuri di avere sempre agito nel rispetto della legalità, secondo i parametri fornitici dalla Costituzione e dalla legge”.

 

 




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