Cultura, società  -  Redazione P&D  -  20/08/2023

«In mare vestite» La mobilitazione nata dal basso stamane al Pedocin

l'appuntamento alle 10.30

In mare vestite, questa mattina alle 10.30 al Pedocin, contro ogni forma di intolleranza. «Bagno in solidarietà con le donne musulmane. Andiamo tutte in acqua vestite», il breve messaggio che in questi giorni è stato condiviso sui social da molte cittadine indignate per l'attacco da parte di alcune bagnanti nei confronti delle donne islamiche e dei loro costumi – a dir loro – «inappropriati».

«Qui vestite il bagno non ve lo fate», la protesta di alcune triestine in bikini che, domenica scorsa, hanno criticato delle frequentarci mussulmane del bagno Lanterna, motivando il proprio fastidio con «motivi di igiene» o, anche, in «difesa» dei diritti delle donne. «Basta polemiche su come le donne si vestono! In città oppure al mare ognuna si veste come le pare!», è invece il richiamo alla protesta di questa mattina, alla quale sono invitate sia donne che uomini, ciascuno nel proprio bagno.

Il flashmob è stato organizzato «dal basso», da private cittadine e senza alcuna adesione formale di associazioni o partiti. In una nota le organizzatrici scrivono: «Entriamo in acqua vestite al Pedocin perché il costume da bagno è una costruzione sociale che può avere qualsiasi forma, perché non tolleriamo le discriminazioni, perché se a Trieste il mare è più sporco di prima la colpa è delle grandi navi, non – ribadiscono – di chi fa il bagno vestita». La manifestazione dunque «contro ogni discriminazione, contro l'imposizione di finti standard culturali, contro il decoro indecoroso. In solidarietà – concludono – alle donne aggredite ingiustamente, ci buttiamo in acqua», vestite.

Il comandante della Polizia locale Walter Milocchi fa sapere che «non ci si aspetta episodi di disordine» stamattina, ma che «monitoreremo la situazione: saremo in zona qualora ci venga richiesto un intervento».

Il messaggio, intanto, ha ricevuto centinaia di condivisioni, raccogliendo adesioni trasversali tra cittadini, politica locale, associazioni in difesa dei diritti delle persone straniere. Il testo è stato anche ripreso da testate nazionali, dividendo – nuovamente – l'opinione pubblica tra solidarietà e attacchi alle donne islamiche. L'assessore alla Cultura Giorgio Rossi parla di «parere espresso civilmente: in un paese democratico si è liberi di dire come la si pensa». Daniela Schifani Corfini, presidente della Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin, parla invece di «reazioni intolleranti», ricordando che «viviamo in un paese libero per tutti, non solo per chi ci è nato» e ritenendo che «la vera indecenza di questa città non siano le donne vestite al mare, ma – ribatte – più di 400 migranti lasciati all'addiaccio».

Il tema, nei giorni scorsi, ha visto divisi anche molti bagnanti del Pedocin, tra chi insiste che «devono adattarsi alle nostre regole» e chi, invece, si appella a laicità e libertà. L'uso del burkini però «non è questione che può essere affrontata sulla base di una gara pubblica di opinioni, ma sul piano dei diritti fondamentali», ribatte Gianfranco Schiavone, presidente di Ics, ricordando che «la convenzione europea dei diritti del l'uomo sancisce un'inderogabile libertà della persona a manifestare il proprio credo in pubblico, anche – conclude – attraverso l'abbigliamento». —




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