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Pubblica amministrazione / generalità, varie
10/01/17

Società partecipate: è necessario l’interesse generale – Corte Conti Lombardia 398/16 – Alceste Santuari

Spetta al singolo ente valutare quali siano le necessità della comunità locale e, nell'ambito delle compatibilità finanziarie e gestionali, avviare le "politiche" necessarie per soddisfarle.

Un sindaco ha formulato una richiesta di parere in merito alla riconducibilità del servizio di teleriscaldamento nell’ambito delle attività strettamente necessarie per il perseguimento delle finalità istituzionali dei comuni in vista della ricognizione delle partecipazioni da operarsi ai sensi dell’art 24 del decreto legislativo 175/2016. Nel caso specifico, il comune detiene una partecipazione pari al 12,99% del capitale sociale della società il cui oggetto sociale ha come attività “la produzione, la distribuzione, la vendita e la commercializzazione di energia derivante da massa biologica, ecologica e vantaggiosa (…) il tutto allo scopo di riscaldare e generare energia elettrica.” A corredo del quesito sottoposto alla Sezione regionale, il sindaco ha ricordato che non esiste un elenco legislativamente definito delle finalità istituzionali del comune e che l’art 22, comma 3, della legge 28/2011 attribuisce ai comuni il potere di definire specifici piani di sviluppo del teleriscaldamento.

La Corte dei Conti, sez. regionale di controllo per la Regione Lombardia, con determinazione n. 398 del 21 dicembre 2016, ha ritenuto di evidenziare quanto segue:

-) il comune, in quanto ente che non ha fini di lucro non può svolgere attività di impresa;

-) l’ordinamento giuridico è orientato ad eliminare dall’azione degli enti locali (e non solo) le attività economiche per interessi estranei alle finalità istituzionali dell’ente o per fini esclusivamente commerciali;

-) è compito dei singoli enti locali “valutare quali siano le necessità della comunità locale e, nell’ambito delle compatibilità finanziarie e gestionali, avviare le “politiche” necessarie per soddisfarle”;

-) l’art 4. D. lgs. n. 175/2016 richiede per il mantenimento della partecipazione nella società due condizioni: la presenza di un oggetto sociale diretto alla produzione di beni e servizi strettamente necessari per il perseguimento di finalità istituzionali e che (i beni e/o i servizi) costituiscano un servizio di interesse generale;

-) l’art 2 comma 1 lettera h) del T.U. sulle società partecipate definisce i servizi di interesse generale alla stregua di quella “attività di produzione e fornitura di beni o servizi che non sarebbero svolte dal mercato senza un intervento pubblico o sarebbero svolte a condizioni differenti in termini di accessibilità fisica ed economica, continuità, non discriminazione, qualità e sicurezza, che le amministrazioni pubbliche, nell'ambito delle rispettive competenze, assumono come necessarie per assicurare la soddisfazione dei bisogni della collettività di riferimento, così da garantire l'omogeneità dello sviluppo e la coesione sociale, ivi inclusi i servizi di interesse economico generale;

-) il servizio può essere svolto dall’ente locale se l’intervento dell’ente stesso sia necessario per garantire l’erogazione del servizio, alle condizioni stabilite nella disposizione appena richiamata, ossia se, senza l’intervento pubblico sarebbero differenti le condizioni di accessibilità fisica ed economica, continuità, non discriminazione qualità e sicurezza al servizio oggetto di attenzione;

-) qualora la partecipazione risulti essere sia minoritaria e si registri l’assenza di altri soci pubblici, circostanza che non permette di esercitare un effettivo controllo della società, il servizio espletato non è da ritenere “servizio di interesse generale”;

-) l’intervento pubblico, in ragione della partecipazione minoritaria, non è in grado di garantire l’accesso al servizio così come declinato nell’art.4, d. lgs. 175/16;

-) nel caso di specie, la società avrebbe soltanto finalità commerciali non consentite dall’art 4 primo comma del decreto legislativo in esame.

Da ultimo, la Sezione ha evidenziato che, accanto alle previsioni del d. lgs. n. 175/16, i comuni possono riferirsi ad altre disposizioni normative, quale quella contenuta nell’art. 24, d. lgs. n. 24/2016. Ai comuni, dunque, il compito di valutare ogni aspetto della partecipazione societaria, ivi comprese le concrete finalità perseguite dall’ente, la concreta attività che la società dovrà svolgere “in considerazione della caratterizzazione degli enti locali come enti a fini generali” (Cons. Stato, V, 27 settembre 2004, n. 6317).

La deliberazione qui commentata sembra dunque ribadire con chiarezza che gli enti locali possono agire nell’ambito delle loro finalità istituzionali anche mediante la partecipazione ad organismi societari, a condizione che questi ultimi svolgano attività di interesse generale e che la partecipazione agli stessi da parte degli enti locali soci siano essenziale per garantire un equo accesso ai servizi erogati. Indubbiamente, la Sezione di controllo conferma la necessità che gli enti locali provvedano ad una valutazione attenta e puntuale delle motivazioni che dovrebbero/potrebbero sostenere una loro partecipazione ad organismi societari.

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