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Danni / generalità, varie
10/12/16

L’orco in canonica, lettera-recensione – Paolo Zatti

Carissimo Paolo,

 Anzitutto devo chiederti scusa per avere ritardato così tanto a dirti le mie impressioni sul tuo  “L’Orco in canonica”. In realtà l’ho letto da tempo, ma sono stato poi preso da una raffica di cose che mi hanno distolto.

Non occorre che ti dica che ho goduto molto la tua agilissima e immaginosa scrittura,  che naturalmente  ti assomiglia. Nell’alternarsi di voci narranti, ogni volta che a raccontare era il Professore di Pavia  non potevo non vedere il Barbarossa un pò scapigliato che conosco, sentire la tua voce e seguire il volteggio della tua mano destra come quando ti ascolto ai convegni.

La storia di Anna bambina e ragazzina, che si presenta come storia vera, ha tutta la crudezza e  il senso di “fato” avverso  che ha tante volte la vita vissuta: l’inattesa inesorabile  sventura che segna fin dall’infanzia o che capovolge vite di beata inconsapevolezza.  In più qui c’è quel senso di incubo dell’orco annidato nel luogo della “provvidenza” (…).

La storia di Anna adulta invece sembra quello che nei miti è il passaggio dell’eroe attraverso la foresta oscura, dove compare qualcosa o qualcuno che guida a “riveder le stelle”.  Il Professore, lo psichiatra, due figure di Virgilio, e infine  il ragazzo miracolosamente buono, un maschio Beatrice per una Anna Dante che deve assorbire e il suo Inferno per ricomporre  sé stessa.

Se nel Professore trapelava il Barbarossa, alla fine anche lo psichiatra ci somiglia, e quel giovane-Beatrice, mah, forse quello che Barbarossa sente o sogna di essere, o che avrebbe voluto essere? O una persona reale? Non si sa.

Il danno esistenziale è forse l’occasione di avere vissuto una storia come questa, o di vederla immaginata, o un po' tutte e due le cose. Certo serve bene da filo narrativo. Ma serviva un narratore che  fosse giurista ma non lo fosse interamente, e anzi fosse molto “altro” che giurista.  In questo mi sento a modo mio tuo simile. Non ti ho mai immaginato perdutamente preso da questioni come quelle che appassionano tanti nostri colleghi - e “l’altro” è sempre trapelato da tutto il tuo scrivere, progettare e discutere di diritto.

 Ora mi pare che nei tuoi libri questo altro stia uscendo alla luce con molto vigore e libertà.

E così anch’io ho fatto un po' di psicointerpretazione del Barbarossa romanziere

 Ad maiora!

 Affettuosamente

 Paolo

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