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Cultura, società / intersezioni
19/09/16

Che cos’è la felicità – Paolo Cendon

Hai 13 anni e mezzo, sei piccolo e bruttino. Nessuno ti ha mai filato sul serio, sei appena un po’ meglio di Giacomo Leopardi. Magari un giorno le cose miglioreranno, ma per ora è dura.

Da qualche giorno sei in montagna coi tuoi, un paesino della Val di Fassa, è metà luglio, ci passerai un mese e mezzo: poi il ritorno in città  - Modena, Brescia o Venezia non importa

L’unica persona che hai visto un po’, per caso, è la ragazzina figlia dei contadini della casa di fronte. Un giorno ti sei fatto forza, incrociandola, hai deglutito cinque volte, sei riuscito a salutarla “Ciao”. Lei ha risposto: un mezzo sorriso, occhi bassi, arrossendo, un soffio di voce.

Poi il giorno dopo  idem, riincontrandola; lei un po’ più tono, sorriso meno timido.

Così di nuovo ieri l’altro.

C’è un fienile fra le due case: grande, pieno di covoni, di erba secca; il profumo si sente anche da fuori. Dentro sul davanti anche due mucche.

In questi giorni piove sempre, sempre.

Ieri incontrandola hai trovato la forza di dirle: “Domani pomeriggio pioverà ancora, di sicuro, ci vediamo al fienile, metà pomeriggio?”.

Lei si è fermata. Ha le trecce castane, gli occhi verdi, un grembiule grigio, gli zoccoli. Ha detto di sì, che va bene, verrà.

Domani, cioè oggi, cioè fra due ore.

Questa è la felicità.

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