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Famiglia, relazioni affettive / filiazione, potestà, tutela
13/09/16

Una volta deceduta la madre che aveva chiesto l'anonimato, il figlio può conoscere le sue origini– Cass. 15024/16 – Giorgia Bacchin.

Il figlio di una donna che al momento del parto chiede di restare anonima può accedere ai dati identificativi riguardanti la propria madre biologica qualora quest’ultima sia deceduta senza aver revocato la precedente volontà a rimanere sconosciuta.

Nel caso in esame un figlio, nato da una donna che aveva chiesto di restare anonima, domandava l’accesso ai dati riguardanti la stessa contenuti nella cartella clinica relativa alla sua nascita.

Il Tribunale dei Minori di Torino, appreso il decesso della madre, dichiarava l’impossibilità di interpellarla sulla sua persistente volontà di mantenere l’anonimato, pertanto, respingeva l'istanza e tale decisione, confermata anche dalla Corte d'Appello a seguito del reclamo proposto dall'istante, veniva impugnata dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Suprema Corte, che nella decisione menziona le fonti internazionali e sovranazionali più importanti e altre legislazioni europee, richiama altresì la sentenza Godelli contro Italia del 2013 con la quale la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha condannato il nostro Paese per la mancata previsione nel nostro ordinamento di un meccanismo di bilanciamento capace di tener conto delle contrapposte esigenze, e la successiva sentenza n. 278 del 2013 della Corte Costituzionale che, pur riconoscendo l’obbligo di tutelare la partoriente, ha affermato la necessità di interpellarla, su richiesta del figlio, ai fini di una eventuale revoca della sua dichiarazione di anonimato rinviando al legislatore il compito di individuare il procedimento che rendesse possibile l'esercizio di tale diritto.

Ad oggi, il legislatore non ha assolto al compito demandatogli dalla Corte Costituzionale.

La Cassazione, pertanto, facendo leva sul principio della reversibilità del segreto sancito dalla Corte Costituzionale nella sentenza sopra citata e rapportandolo al caso de quo, ha accolto il ricorso argomentando che il decesso della madre può valere quale presunzione della sua volontà di rimuovere il segreto in quanto la sua eventuale cristallizzazione anche dopo la morte “provocherebbe la definitiva perdita del diritto fondamentale del figlio a conoscere le proprie origini – e ad accedere alla propria storia parentale – diritto che “costituisce un elemento significativo nel sistema costituzionale di tutela della persona” perché “il relativo bisogno di conoscenza rappresenta uno di quegli aspetti della personalità che possono condizionare l’intimo atteggiamento e la stessa vita di relazione di una persona”.

In merito allo stesso provvedimento si veda anche: "La scomparsa della madre biologica affievolisce il suo diritto a restare anonima?" commento su P&D a cura di Carla Nicoletti

https://www.personaedanno.it/minori-donne-anziani/la-scomparsa-della-madre-biologica-affievolisce-il-suo-diritto-a-restare-anonima-cass-civ-15024-2016-carla-nicoletti





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