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Ambiente, Beni culturali / animali
31/03/16

"MALTRATTAMENTO DI ANIMALI: VITTIMA UN CAVALLO SEPOLTO VIVO" - A.G.

Niente di romantico nella detenzione del cavallo, praticamente sepolto vivo

 

L’imputato era accusato del reato di cui all’art. 727 c.p. e condannato dal Tribunale di Cuneo, con sentenza del 24 settembre 2013, perché senza necessità, sottoponeva a sevizie un cavallo, custodendolo in un vano seminterrato angusto, alto meno di due metri e con il pavimento ricoperto da strato di escrementi così da costringerlo a stare con la testa e il collo continuamente abbassati, a limitare la sua possibilità di sdraiarsi e di movimentazione fisica.

Inizialmente all’imputato era stato contestato il reato ex art. 544 ter c.p., imputazione però derubricata nell’ipotesi contravvenzionale di cui all’art. 727 cpv. c.p.

Hanno ricordato i giudici che “in tema di maltrattamento di animali, il reato permanente di cui all’art. 727 c.p., è integrato dalla detenzione degli animali con modalità tali da arrecare gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, avuto riguardo, per le specie più note (quali, ad esempio, gli animali domestici), al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali.

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