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Internet, nuove tecnologie / generalità, varie
30/11/15

"SEXTING - ISTRUZIONI PER L'USO. LA STORIA VERA DI AMANDA TODD" - Marco FACCIOLI

Sexting, istruzioni per l'uso. (La storia vera di Amanda Todd e le altre situazioni in cui il gioco può diventare pericoloso).

 

Prima di morire suicida, a soli 15 anni, Amanda Todd, ha voluto lasciare una straziante testimonianza della sua disavventura consumatasi in rete. Una disavventura come tante, tenuto conto di quel che può accadere in internet, ma questa volta dal finale tragico, estremo, senza ritorno. Un finale che lascia intorno a se solo macerie ed una desolazione infinita.

Il videotestamento postumo di Amanda, sottotitolato in italiano per agevolarne la comprensione, lo si può vedere su youtube al link 


https://www.youtube.com/watch?v=PvVal3djX7A

 

un filmato che, più di qualsivoglia spiegazione scritta, rende bene l'idea di che cosa vuol dire restare stritolati in un meccanismo inaspettato, che sfugge totalmente di mano.

 

Agli onori della cronaca e del web il caso è stato da sempre trattato come cyberbullismo, ritengo tuttavia che, essendo il tutto iniziato dall'invio di una fotografia a seno nudo della ragazzina, sia meglio collocarlo in questa sede (ovvero quella del sexting), se non altro per analizzare che cosa può accadere quando tutto parte da un gioco di sexting per poi trasformarsi in qualcosa di abominevolmente diverso.

 

Il caso Amanda Todd:

liberamente tratto dalla ricostruzione effettuata da Wikipedia al link:

http://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Amanda_Todd

 

Amanda Michelle Todd viveva a Port Coquitlam (Canada), dove era nata nel 1986.

Al momento della sua morte, frequentava la classe decima (corrispondente alla II superiore italiana) presso la scuola secondaria CABE di Coquitlam, un istituto con programmi di studio alternativi a didattica individuale, dedicato a studenti che hanno problemi di apprendimento e che pertanto non riescono a frequentare scuole tradizionali.

 

Al secondo anno di scuola media, Amanda si diverte, come tantissime sue coetanee, a fare nuove conoscenze tramite una video chat in internet. Durante una conversazione, un estraneo l'ha convinta a fotografarsi il seno nudo. Lei ha accettato, inviando poi lo scatto a chi gliene aveva fatto richiesta. L'individuo in questione ha poi iniziato a ricattarla, minacciando di mostrare la sua foto in topless ai suoi amici a meno che lei non si fosse mostrata a seno nudo anche in un video.

All'alba del Natale successivo (correva l'anno 2011), la polizia bussò a casa della famiglia Todd alle 4:00 del mattino, informando i genitori che una foto di Amanda in topless stava circolando on line. La ragazza ne fu traumatizzata, manifestando ansia, depressione acuta e attacchi di panico. La sua famiglia cercò invano di aiutarla, addirittura arrivando a trasferire la propria residenza (accorgimento purtroppo perfettamente inutile, come si vedrà, nell'era digitale). Amanda, sempre più disperata, iniziò a fare uso di alcool e droghe, con pesanti attacchi di ansia.

Un anno dopo il ricattatore si fece nuovamente vivo: creò un falso profilo Facebook di Amanda, usando sempre la sua stessa fotografia che la ritraeva a seno nudo. Non pago, il persecutore cominciò a contattare i nuovi compagni di classe di Amanda nella sua nuova scuola, ed ancora una volta Amanda si trovò costretta a cambiare scuola per la seconda volta. In quel periodo inoltre riallacciò i contatti con un ragazzo che aveva conosciuto in precedenza, con il quale ebbe rapporti intimi mentre la fidanzata di quest'ultimo si trovava in vacanza.

La settimana successiva, al rientro della fidanzata, quest'ultima (che aveva scoperto l'accaduto), l'aggredì all'uscita dalla scuola con un gruppo di altri ragazzi.

Amanda tentò il suicidio ingerendo candeggina, ma si salvò grazie all'intervento tempestivo dei soccorsi.

Al ritorno a casa Amanda lesse su Facebook commenti offensivi sul suo tentativo di suicidio. La sua famiglia si trasferì nuovamente in un'altra città (la terza), senza tuttavia riuscire ad ottenere serenità per la propria figlia. Sei mesi più tardi ulteriori messaggi offensivi furono pubblicati sui social network, sempre corredati dalla fotografia di Amanda a seno nudo, quella da cui tutto aveva malauguratamente avuto inizio. Il suo stato mentale peggiorò, trascinandola nella spirale dell'autolesionismo. Nonostante prendesse anti-depressivi e consultasse uno psicologo, ebbe un'overdose di medicinali e trascorse due giorni in ospedale.

Alla fine, stremata, Amanda si impiccò il 10 ottobre 2012 nella propria abitazione, dopo aver messo on line il video di cui parlavamo all'inizio.

 

Una serie di considerazioni si rendono ora necessariamente d'obbligo.

Si è voluto partire da un caso estremo, quello di Amanda Todd, per precisare che, una propria foto “particolare” inviata ad uno sconosciuto (oppure anche ad una persona conosciuta, ignorando poi che uso possa farne) può anche cagionare una tragedia come quella appena descritta.

Può anche.

Che a nessuno venga in mente anche solo di pensare per un istante che tutti, indistintamente, coloro che praticano abitualmente sexting siano sprovveduti da un lato (chi manda le proprie foto, o se le fa fare) e malintenzionati dall'altro (chi riceve le foto, o che le fa), perchè così facendo si perde di vista il dato reale del problema.

Uno sconosciuto incontrato su internet ha lo stesso grado di potenziale pericolosità che può avere lo sconosciuto incontrato al bar, in discoteca o in qualsivoglia altro luogo, anzi, a volerla dire tutta, gli sconosciuti che si incontrano al bar o in discoteca, sono quelle stesse persone che poi si incontrano in chat, per cui ci vuole prudenza, sempre e comunque.

L'utilizzo della prudenza e della massima circospezione non deve comunque distogliere l'attenzione da un dato fondamentale: internet ed i social network (che possiamo di buon grado ritenere una parte rilevante della rete) sono una grandissima risorsa sia per il singolo internauta che per la società tutta, uno spazio di libertà senza confini dove condividere pensieri, immagini, riflessioni di ogni tipo, dove trovare lavoro, fare affari, comprare casa e, perchè no, addirittura trovare l'anima gemella e farsi una famiglia.

Nelle mie vesti di giurista ho quindi il dovere professionale di ricordare che “fare sexting”, a differenza di altre condotte analizzate in questo breve trattato, non costituisce assolutamente un comportamento criminoso, ed è quindi perfettamente lecito, non a caso ci sono fior di riviste nazionali che, come nulla fosse, pubblicizzano e scrivono reportage sulle migliori applicazioni per il sexting, tra cui Snapchta, Bside, Tinder, etc, con tanto di link per provvedere al loro download e consigli dell'esperto su come utilizzarle al massimo delle loro potenzialità. Non è quindi né mio dovere né mia intenzione quella di consigliare agli internauti, anche se minorenni, di astenersi dal compiere attività che la Legge non considera criminose (fino a prova contraria, in Italia, laddove non vi sia violenza, minaccia, ricatto o inganno, lo scambio di fotomessaggi erotici è perfettamente consentito), pur demandando ad altre figure, qui molto più importanti della mia (il genitore, il maestro, l'educatore, il sociologo, il confessore, lo psicologo) quella che ritengo la necessaria allerta di quelli che possono essere i rischi a muoversi in rete con estrema disinvoltura.

Trasferiamo per un istante in Italia il caso di Amanda Todd visto poco fa. Se una ragazzina 15enne si scatta una foto a seno nudo e la invia ad uno sconosciuto incontrato in chat che gliene ha fatto richiesta, non commette reato alcuno, però andrebbe comunque preventivamente avvisata che l'uso che può essere fatto di detta foto potrebbe avere dei risvolti spiacevoli se non drammatici. La foto potrebbe essere usata per ricattarla, per estorcere denaro o favori sessuali pena la sua divulgazione, o anche semplicemente per crearle dei problemi per il solo gusto e piacere di farle del male (ad esempio postandola su Facebook e condividendola sulle bacheche dei di lei amici). Gli utilizzi inopportuni di una foto di questo tipo sono davvero moltissimi, ed è su questo aspetto (più ancora sul parere di liceità o meno di un autoscatto erotico che può fare il giurista), che è necessario fare formazione ai giovani e giovanissimi. Così come su tantissimi argomenti (droga, alcool, malattie sessualmente trasmissibili, sesso protetto, etc) si rende necessario più che mai sensibilizzare da parte di persone esperte e competenti, anche sul sexting sarebbe quanto mai opportuno e doveroso che le istituzioni preposte (oltre ovviamente alla famiglia, ammesso e non concesso che mamma e papà non siano sexter irresponsabili) illustrassero ai giovani le problematiche sottese a detto fenomeno.

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