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Internet, nuove tecnologie / generalità, varie
24/09/15

INTERNET E IL FENOMENO DEL GROOMING - Marco FACCIOLI

INTERNET E IL FENOMENO DEL GROOMING – Il grooming non è un tecnologia, un programma o un dispositivo digitale di comunicazione, bensì una tecnica psicologica utilizzata per l'adescamento di minori in rete. Ci si riferisce con questo termine al metodo con cui l’adulto, potenziale abusante, “cura” il minore internauta, potenziale vittima, inducendolo, gradualmente e con subdola ed artata perizia, a superare resistenze e diffidenze attraverso tecniche di manipolazione psicologica. Si tratta quindi di un graduale convincimento a “fidarsi” dell'adulto, sino al punto di compiacerlo nelle suerichieste, che possono spingersi sino ad un incontro personale “off line”.

La tecnica psicologica spesso utilizzata dal potenziale abusante in rete è identificata, coem abbiamo visto, con il termine di grooming. Tale metodo è usato per cercare di manipolare il minore, conosciuto in rete, in modo che l’abuso si svolga sotto il diretto controllo dell’abusante. In questo processo, l’abusante “abilmente cura e induce” (grooms) la vittima attraverso tecniche di manipolazione psicologica. Il grooming non caratterizza solamente la fase prodromica dell'adescamento, ma anche quella successiva, di certo non meno importante (per l'abusante), volta a far si che il minore, dopo l'abuso, non faccia menzione dell'esperienza vissuta. L'attività del groomer consiste quindi in

“Uninsidia costante per bambini e adolescenti che osano avventurarsi, senza filtri e senza cautele, tra i meandri della comunicazione on line (con) la presenza inquietante di interlocutori infidi che, in maniera subdola, artificiosa e manipolatoria, minacciano e talvolta violano la sfera intima dei soggetti naturalmente più vulnerabili.”

(Piccione 2014)

In rete il primo contatto con il minore avviene prevalentemente nelle chat, nei forum e nei newsgroup.

Vi sono parecchi studi e analisi sul fenomeno, condotti da università, associazioni, enti pubblici, comitati di ricerca, etc.; quello che si è deciso di riportare in questo trattato è quello realizzato dall’Università di Lancashire (Inghilterra) nel 2013, che distingue in modo analitico e immediatamente intelleggibile le varie fasi in cui si può sviluppare l'attività di grooming.

Vediamo quindi come si svolge l'intero iter di adescamento del minore, dal contatto il rete al successivo possibile abuso.

Doverosa premessa: quando, nelle descrizioni a seguire, si parlerà di adulto nelle sue varie accezioni (groomer, abusante, predatore virtuale, etc.), il riferimento è da intendersi sempre ad un “adulto” la cui età sia superiore di almeno 4/5 anni alla vittima (minore, abusato). Se infatti nulla quaestio in ordine alle circostanze in cui la differenza d'età tra i due soggetti sia macroscopica (ad es. abusante 50enne e abusato 12enne), va valutata con attenzione quella c.d. zona grigia in cui la differenza di età è decisamente inferiore (ad es. 18/16, oppure anche 19/17) perchè, in detti ultimi casi, non si ha abuso tout-court, ma la situazione va scrupolosa analizzata caso per caso.

 

Nella prima fase, denominata friendship forming stage (o quella in cui si forma l'amicizia) l'abusante ricerca la propria vittima in rete e, dopo averla selezionata, inizia ad instaurare una relazione con la medesima, chiedendole di solito l'invio di una foto, se non altro per accertarsi della sua effettiva età.

Del terreno di ricerca si è già accennato (chat, forum, etc): il predatore virtuale ha un ampia gamma di scelta su dove cercare ed individuare la propria vittima, ed internet, essendo utilizzata da moltissimi minorenni, è il luogo perfetto dove poter iniziare, in tutta sicurezza e tranquillità, la propria caccia.

L'approccio è quello tipico di una qualsiasi chat, il groomer entra nella discussione come un normalissimo utente, e a forza di “ciao come stai?” e “ciao mi chiamo ...”etc. etc., prima o poi ottiene le prime risposte, i primi feed-back, e da li, un poco alla volta, parlando magari del più e del meno, si imbastisce l'amicizia virtuale, lasciando aperta la porta ad un suo possibile sviluppo nel tempo.

Non solo la chat si presta benissimo a questo tipo di iniziale contatto, anche i forum fungono bene allo scopo, il groomer infatti può inserirsi, sotto pseudonimo, in innumerevoli discussioni (ovviamente prediligerà quelle avente ad oggetto argomenti gettonati tra i giovani e giovanissimi) e da qui, poco alla volta, passo dopo passo, si relaziona ed interagisce con i vari partecipanti fino a conquistarne la fiducia e diventarne finalmente amico.

 

Nella seconda fase, detta relationship forming stage (o quella in cui si cementifica l'amicizia in essere, diventando relazione privilegiata) il groomer intrattiene il minore in colloqui attinenti la famiglia, la sua vita privata, la scuola. Lo scopo è quello di passare da argomenti molto generali (come possono essere i normali convenevoli in chat: a quello che è lo sport preferito, a dove si sono passate le vacanze, a quelli che sono i sogni nel cassetto, etc.), a temi più specifici, come solitamente si fa quando si è “rotto il ghiaccio” dell'iniziale conoscenza. In questo momento l’obiettivo dell’abusante è porsi come il “miglior amico”, o comunque uno degli amici della vittima, innanzi tutto usando, per quanto possibile, il suo stesso linguaggio (per cui potrà essere opportuno, per il groomer, adeguatamente stuprare la lingua italiana alla maniera giovanissimi ed utilizzare X al posto di “per”, K al posto di “ch” ed emoticons di varia natura, forma, dimensione ed espressione) e ricorrendo ad ogni genere e tipo di argomenti per entrare nelle grazie del proprio piccolo interlocutore. Si tenga ben presente che i minori sono spesso e volentieri sensibilizzati (dalla famiglia, dalla scuola, dalla televisione, etc) intorno a quelli che possono essere i rischi di essere adescati in rete da adulti malintenzionati, quindi è possibile che il groomer abbia a che fare con interlocutori tutt'altro che sprovveduti ed ingenui, ragione per cui, per poter passare a questa seconda fase, dovrà essere particolarmente abile a tessere le trame della sua non disinteressata amicizia virtuale. In rete (e dove se no?) sono inoltre rinvenibili veri e propri prontuari su come attirare l'attenzione dei ragazzini che navigano per farseli un pò alla volta amici. Quindi, se da un lato vi sono le campagne di sensibilizzazione sul grooming cui sopra si accennava, dall'altro vi sono, ad uso degli abusanti, dei veri e propri vademecum per cercare di neutralizzarne gli effetti.

Riuscire a passare dalla prima alla seconda fase è fondamentale per il groomer, dal momento che solo in questo momento, quando le barriere iniziali di diffidenza del minore saranno crollate, potrà iniziare a carpire informazioni sui di lui gusti, passatempi ed abitudini.

 

La terza fase, detta risk assesment stage (o quella della valutazione del rischio), è quella cruciale per l'abusante, in quanto coincide con il ragionato calcolo, sulla base delle informazioni carpite al minore, degli eventuali rischi della protrazione dell’attività di grooming. É questa la fase in cui, dopo aver conquistato l'amicizia prima e la fiducia poi del minore, viene valuta dal groomer l'opportunità di spingersi oltre, magari puntando ad un incontro off line, passando così da un contatto meramente virtuale ad una conoscenza reale del proprio piccolo interlocutore. Si rende necessario quindi scoprire dove il minore è situato, dove risiede e con chi, se il pc con cui chatta è usato da molte persone, se i genitori ne controllano le attività, a che orari sono presenti in casa etc. etc. Si cerca di ponderare, in sostanza, se il minore con cui si è in contatto sia “affidabile” o meno, e se lo si possa manipolare con la dovuta sicurezza per non incorrere nel rischio di essere scoperti e quindi perseguiti. Il metodo utilizzato è prevalentemente quello di un meticoloso lavorio fatto di domande specifiche fra mistate a molte altre generiche, sempre al fine di non insospettire il minore andando così a minare quel rapporto di fiducia particolare ed esclusivo così meticolosamente ottenuto.

Nel momento in cui il groomer raggiunge un qual certo grado di certezza sulla possibilità 1) di spingersi “oltre” con il minore (oltre a quanto fatto fino a quel momento) e 2) di poter agire con la (relativa) sicurezza di non essere intercettati da genitori o parenti del medesimo, inizierà quella che sarà la vera e propria manipolazione del minore.

 

Si arriva quindi alla quarta fase, detta exclusivity stage (o quella della fase esclusiva), in cui l’abusante attua tutte le possibili tecniche a sua disposizione per testare il grado di fiducia instauratosi tra lui e la sua potenziale vittima, cercando di creare il più possibile un’intimità virtuale, affinchè il minore si senta libero di parlare e confidarsi senza inibizioni. Detta fase, che potrebbe apparire una mera ripetizione di quella che la precede, rappresenta tuttavia una specifica evoluzione di quest'ultima, dal momento che sarà solo dopo aver calcolato il rischio connesso a possibili domande intime e personalissime, che l'abusante inizierà a sottoporle al minore, scavando nella sua personalità al fine di sondarne i gusti, i desideri e le aspirazioni sessuali. Lo scopo, della presente fase e del grooming in generale, è quella, per l'abusante, di assurgere al rango di amico fidato del minore, un amico a tal punto intimo e particolare cui è possibile confidare e con cui è possibile condividere qualsiasi tipo di segreto.

 

Tutte queste fasi sono messe in atto dall’abusante per giungere allo stadio denominato sexual stage (o quello della fase sessuale) nel quale l’abusante inizia seriamente a scandagliare la sfera affettivo-sessuale del minore, forte della profonda intimità instauratasi nel corso delle fasi precedenti. D'ora innanzi tutto può decisamente cambiare ed i comportamenti potranno assumere forme, modi e tempi diversi. Casistica vuole che (tenuto ben presente che, in simili circostanze, ogni episodio può sempre esprimere storia a sé), solitamente, per superare e vincere le possibili inibizioni del minore, il groomer si affidi ad una serie di espedienti ed artifizi caratterizzati da una comune matrice a sfondo sessuale. Analizziamone alcuni, i più ricorrenti:

- l'invio di materiale fotografico raffigurante adulti e minori nudi o in atteggiamenti libidinosi (il connubio adulto-minore è fondamentale per indurre quest'ultimo a considerare come “cosa normale” l'atteggiamento interessato del primo nei confronti del secondo);

- l'invio di materiale fotografico riguardante la propria persona (come può essere, da parte del groomer, la condivisione con la vittima di proprie foto nudo, o di foto dei propri genitali, oppure ancora di foto sue intento a “intrattenersi” con altri bambini);

- la richiesta di iniziare una video chat laddove abbandonarsi a intimi passatempi, sebbene per il momento solo virtuali;

- la richiesta del numero di telefono per iniziare i primi contatti reali, effettivi, con la possibilità da parte dell'adulto, se scaltro e manipolatore, di riuscire finalmente creare un diretto contatto vocale con la propria vittima. Ottenere il numero di telefono, o almeno il contatto Skype, è fondamentale per l'abusante, dal momento che un preventivo colloquio telefonico diventa assolutamente indispensabile per pianificare un incontro (sempre che il minore non si lasci tentare da un appuntamento assolutamente “al buio”, senza preventivo contatto vocale) ed entrare finalmente in contatto epidermico con il minore.

 

Su quelli che possono essere gli sviluppi successivi all'incontro, ci si limita qui a riferire che tra adulto e minore la situazione può evolvere in svariati modi, non da ultimi quelli drammatici che spesso troviamo sulle pagine di cronaca dei giornali.

Come già più volte scritto in questo saggio, non è compito del giurista quello di dispensare buoni consigli e men che mai norme di buona condotta ma, trattandosi di minori, il riferimento al lavoro di istituzioni e famiglie su un utilizzo responsabile delle nuove tecnologie qui si impone come assolutamente necessario. Un mix di curiosità e imprudenza può spingere infatti bambini e adolescenti ad avventurarsi, senza la giusta consapevolezza e senza la corretta conoscenza delle cose del mondo, su un terremo potenzialmente minato come quello di internet, oppure ad utilizzare ingenuamente le numerose vie di comunicazione offerte da uno smart phone, diventa quindi assolutamente fondamentale inculcare ai minori un utilizzo prudente e responsabile delle nuove tecnologie, soprattutto quelle, come internet, che facilitano oltre ogni misura la presa di contatto e le relazioni umane. I pericoli nel cyberspazio possono essere affrontati nello stesso modo in cui si affrontano i pericoli nella vita reale, evitando la proibizione e la negazione, ma adottando idonee protezioni e accorgimenti.

Aspetto non sicuramente secondario rispetto alle fasi sopra descritte è di certo, per il groomer, quello della gestione “dopo”. Il “dopo”, come mi sono limitato a definirlo, consiste nel periodo successivo a quello dell'incontro personale, dove l'adulto, soprattutto nella circostanza in cui sia divenuto adulto-abusante, deve assolutamente tutelarsi dalle conseguenze a lui pregiudizievoli della propria condotta. Il minore abusato potrebbe infatti confidarsi con adulto, un insegnante, i genitori, con amichetti che poi a loro volta riferiscano ad altri etc. etc. in merito all'esperienza vissuta, il che determinerebbe una segnalazione alla competenti autorità e l'avvio di un procedimento nei confronti dell'abusante, al quale potrebbe essere in poco tempo dato un nome ed un volto. Il groomer, come chiunque altro internauta con un minimo di esperienza, sa benissimo che navigando in rete si seminano tracce a non finire, e per gli inquirenti, con le attuali tecniche investigative, sarebbe alquanto agevole risalire a lui. Per questa ragione la “gestione” del minore successivamente all'abuso diventa di cruciale importanza. Il predatore dovrà assicurarsi che la propria piccola vittima non parli, non scriva, non faccia menzione alcuna con chicchessia di quanto accaduto. Il silenzio del minore è fondamentale, ed non esiste metodo o strumento che non venga attuato per determinarlo. L'omertà può essere comprata (con regali, ricariche di cellulare, e qualsivoglia altro genere di benefit), o anche imposta con la forza o la violenza (con ricatti, minacce dirette al minore o ai di lui famigliari).

Un tremendo e disturbante esempio, tra i tanti, che possono dare una vaga idea di quel che un abusante può orchestrare per assicurarsi la complicità omertosa (o il terrorizzato silenzio) del minore abusato ci viene data da Massimiliano Frassi, autore nel 2011 de Il libro nero della pedofilia, del quale qui riportiamo un breve ma significativo stralcio:

“(…) Nel 2001, l’Interpol lancia un allarme, mai giunto in Italia. Oppure, nella migliore delle ipotesi, non adeguatamente considerato. Esistono, dice il rapporto-denuncia dell’Interpol, in alcuni paesi (Inghilterra, Spagna, Germania, Olanda, Belgio, ma anche Nigeria, Benìn e Marocco) delle “scuole di preparazione delle vittime per i pedofili”. Le organizzazioni pedofile, stanche di trovarsi con bambini che non reggendo gli abusi sessuali e le torture si suicidavano (quando non venivano uccisi dagli stessi clienti!) hanno studiato un metodo per preparare le vittime predestinate, ad affrontare sevizie ed abusi sessuali, non “sprecando” così la propria mercanzia. (…) Il metodo prevede vari passaggi progressivi: dopo aver individuato una scuola dove intervenire, dopo aver trovato il “personale giusto”, si procede per tre fasi: nella prima i bambini vengono picchiati, con violenze sempre più graduali e feroci, ma fatte in modo da non lasciare mai segni visibili sul corpo. Il tutto serve per far alzare loro la soglia del dolore. Nella seconda fase vengono sottoposti quotidianamente ad una sorta di lavaggio del cervello, mostrando in continuazione, scene di sesso tra adulti e bambini. Scene viste sia in filmati a loro proiettati per diverse ore, che “dal vivo”. La terza fase consiste nel far avere loro dei rapporti sessuali, prima con uno e poi con più adulti. A questo punto il bambino è pronto: i clienti arrivano, lo abusano in gruppo (...) e se ne vanno, non prima di essersi rivestiti ed aver pagato in contanti il proprio svago, nel bordello costruito per andare incontro alle proprie torbide esigenze (…) Il tutto avviene nei pressi della scuola (appartamenti privati, stabili in disuso, chiese), dove i bambini a gruppi (spesso formati da intere classi) vengono portati con la complicità di docenti e personale vario (meglio se bidelli depravati ed affini deviati).

Ma veniamo al punto cruciale, quello per cui ho ritenuto opportuno inserire questo abstract dell'opera di Frassi: ovvero la necessità per il groomer abusante, una volta incontrato off-line il minore, di assicurarsi a qualsiasi costo, e con qualsiasi mezzo, pena la galera e la distruzione della propria vita privata, il silenzio assoluto del minore abusato:


Vi chiederete come questo sia possibile, ma soprattutto come quei bambini, tolti da scuole materne, non corrano a casa a chiedere aiuto ai genitori. La domanda se la sono fatta, prima di voi, i loro aguzzini, poiché nulla deve essere lasciato al caso. Troppi i rischi, molti di più i guadagni. E quindi in una analisi dettagliata dei ricavi e degli investimenti, ecco che la possibilità di essere denunciati deve ridursi e scendere intorno allo zero (…) Nella scelta metodica e scientifica del Male quindi, è la paura il primo elemento da introdurre, per poter realizzare il proprio piano criminoso.

I bambini innanzitutto devono essere spaventati a morte, affinché il loro silenzio sia garantito, a favore dell’incolumità predatoria. Anche in questo caso le bestie non fanno molta fatica. É facile, terribilmente facile spaventare un bambino. Ma proprio perché è così facile le cose vanno fatte bene: il cagnolino è simpaticissimo, un tenero batuffolo di pelo bianco cotonato. Quasi un agnellino. Vero e proprio peluche vivente (...). Rincorre saltellando la pallina blu e la riporta scodinzolando. Poi la molla di scatto e si mette a leccare il viso del bimbo, che ha cinque anni ed ha sempre desiderato un cucciolo così. Una volta l’ha anche visto in TV ed ha ottenuto dalla mamma che ci avrebbe fatto un pensiero, “magari lo porta Babbo Natale, basta non fare più i capricci”. Il bimbo pensa già a quale nome dargli ed a come ottenere di poterlo portare via con sé. Per il solletico ride forte e più ride più il suo equivalente a quattro zampe si agita ed aumenta le leccate e così il solletico, in un circolo vizioso che pare non avere mai fine. Per la gioia di entrambi. L’uomo (?) prende in braccio il cagnolino, mentre il bimbo oramai ha il viso completamente bagnato. Lo accarezza e poi con un gesto secco gli rompe l’osso del collo: “se parli la stessa cosa capiterà anche a te!” Il bimbo è paralizzato dalla paura. É passato in meno di due secondi da un momento di gioia e svago ad un momento di terrore puro. É troppo piccolo per capire cosa stia accadendo, ma già grande per capire che il suo amico non respira più, è morto, gli hanno fatto tanto tanto male (...) Gli occhi del bimbo si riempiono di lacrime, ma le grida che riceve gliele bloccano. Un’enorme diga gli offusca la vista, arginando il dolore, mentre un braccio lo strattona e lo butta sul materasso.

Per qualcuno inizia il divertimento ed è meglio che lui non si ribelli, altrimenti sa bene cosa potrebbe capitare. A sé stesso. Alla sua sorellina. Magari addirittura a mamma o papà. Altro che capricci. Al cliente di oggi le lacrime non piacciono, al contrario del Don che si eccita solamente se il bimbo piange. Per la cronaca da quel giorno, di qualche mese fa, il bimbo non è più stato in grado di giocare con un cane e quando ne vede uno, anche se solo in tv o per strada, piange, tutte le lacrime che non ha potuto sfogare in quel mostruoso giorno…… di scuola.”



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