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Internet, nuove tecnologie / generalità, varie
11/08/15

IL CYBERBULLISMO - COME COLPIRE SENZA TOCCARE - di MARCO FACCIOLI

Prima ancora di analizzare il cyberbullismo per evidenziarne caratteristiche e modalità, ci si permetta di definire il fenomeno da un punto di vista strettamente giuridico. Alla domanda (che spesso e volentieri mi viene posta) se “il cyberbullismo sia o meno un reato”, la risposta è: assolutamente no. Vediamone le ragioni: il cyberbullismo, ossia il bullismo on line, di per se non costituisce fattispecie di reato alcuna, tuttavia però può degenerare in azioni penalmente rilevati quali la molestia, la violenza privata, lo stalking, l'induzione al suicidio, l'omicidio etc. Per capirsi ancora meglio, “cyberbullismo” è un termine che richiama a fattispecie criminose senza tuttavia esserlo di per se stesso. Si pensi alle parole “arroganza”, “protervia”, “cattiveria”, “sadismo” etc.. Non sono reati, non esiste infatti il delitto di “protervia”, o di “sadismo”, ma al limite lo strumento o il modo a mezzo dei quali un reato viene consumato. Un comportamento arrogante o protervo può portare infatti al reato di ingiuria, diffamazione, lesioni, omicidio. Idem dicasi per cyberbullismo.

Ciò doverosamente premesso, si passi ora ad evidenziare l'oggetto di questo articolo cercando di comprendere il fenomeno nella sua drammatica attualità tra i minori, precisando che, come purtroppo molte volte la cronaca ci ha rivelato, di cyberbullismo “si può anche morire”.

Una efficace descrizione del fenomeno viene fatta da Telefono Azzurro, alla quale ritengo opportuno qui integralmente richiamarsi.

 

“(...) Internet ha aperto nuove possibilità per tutti noi. L’altra faccia della medaglia è però rappresentata dai rischi legati ad un uso improprio di questo strumento: tra questi c’è il cyberbullismo. Per i giovani che stanno crescendo a contatto con le nuove tecnologie, la distinzione tra vita online e vita offline è davvero minima. Le attività che i ragazzi svolgono online o attraverso i media tecnologici hanno quindi spesso conseguenze anche nella loro vita reale. Allo stesso modo, le vite online influenzano anche il modo di comportarsi dei ragazzi offline, e questo elemento ha diverse ricadute che devono essere prese in considerazione per comprendere a fondo il cyberbullismo. (…) Si può definire cyberbullismo l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone. Tutto questo può avvenire utilizzando diverse modalità offerte dai nuovi media. Alcuni di essi sono: telefonate, messaggi (con o senza immagini) chat sincrone, whatsapp, social network (per esempio, Facebook, Ask, etc.), siti di domande e risposte, siti di giochi online, forum online.

 

Una volta individuati i mezzi e gli strumenti con cui il cyberbullo esercita la propria prepotenza, vediamo ora in che modo questa viene convogliata nei confronti delle vittime.

Le modalità specifiche con cui i minori realizzano atti di cyberbullismo sono molteplici, e sempre al passo coi tempi, dal momento che ogni nuovo ritrovato della comunicazione tecnologica ben si presta ad un utilizzo improprio, soprattutto se ai danni di qualcun altro. Si facciano alcuni esempi di condotte “da bullo”: pettegolezzi, maldicenze, insulti e minacce diffusi attraverso messaggi sui cellulari, mail, social network (postando o inoltrando informazioni, immagini o video imbarazzanti, vere o false che siano), furti d’identità e di altrui profilo, realizzazione di un falso profilo ai danni della vittima che si vuole colpire e screditare, insulti alla vittima con messaggi sul cellulare, mail, social network, blog o altri media. A simili azioni possono far seguito episodi di bullismo fisico vero e proprio (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi), oppure restare confinati solo online (il che non vuol dire che non siano comunque altrettanto pericolosi).

Un recente esempio di cronaca ci aiuterà meglio a capire di che costa si sta parlando e di come, dal virtuale al concreto, la strada possa essere estremamente breve:

 

“Bullismo in versione 2.0: hanno creato un gruppo su WhatsApp per pianificare una spedizione punitiva contro alcuni ragazzini e sono stati denunciati dai carabinieri di Torino per per rapina, istigazione a delinquere, lesioni personali aggravate, tentato furto con strappo, percosse e ingiuria. Protagonisti, diciotto ragazzi fra i 15 ed i 20 anni. Il raid è cominciato davanti a una scuola superiore del quartiere Madonna di Campagna ed è proseguito in una piazza poco distante. Per organizzarlo, un 15enne ha creato un gruppo su WhatsApp per chiamare a raccolta il branco e studiare le mosse delle vittime; che avevano avuto, nei giorni precedenti, una discussione con il promotore del gruppo e alcuni suoi amici. (…) Sarebbe bastato questo per scatenare la violenza dei bulli che hanno aggredito e rapinato alcuni studenti”. (www.corriere.it 19.12.2014 - articolo non firmato)

 

Ma chi è il tipico cyberbullo? Ovvero colui che fa uso degli strumenti teconologici per molestare ed aggredire i propri coetanei e/o compagni di scuola?

Una volta, quando le generazioni non erano digitalizzate, il bullo, come per esperienza personale potremmo forse tutti ricordare, era solitamente il ragazzino più grosso, più forte, più maleducato della classe, quello che il più delle volte era un ripetente e quasi sempre non proprio dalla brillante intelligenza.

Le cose oggi, come stiamo per vedere, sono alquanto cambiate, e se è rimasta comunque ferma ed inalterata la vigliaccheria di fondo di tali soggetti a prendersela con i più deboli, oggi il bullo su internet è radicalmente diverso da quello che imperversava confinato tra le mura della scuola per il tempo delle lezioni o immediatamente prima e dopo.

Si legga un efficace profilo del “tipico bullo in rete” realizzato dalla Polizia Postale sul proprio sito.

 

“(...) Un'età compresa tra i 10 e i 16 anni, un'immagine di bravi studenti, una competenza informatica superiore alla media, incapacità a valutare la gravità delle azioni compiute on-line: questo l'identikit del cyber bullo, che usa internet per realizzare quello che magari non riesce a vendicare nella vita reale, quello che non ha il coraggio di fare nel cortile della scuola. Si conoscono tra i banchi di scuola o nella palestra del pomeriggio. Tramite il click del mouse, si sostituiscono ai compagni di classe più timidi sui social network, a nome di altri diffondono immagini e informazioni riservate tramite mms sui telefonini, raccontano particolari personali o dichiarano disponibilità sessuali a nome delle compagne: questi i comportamenti devianti più spesso arrivati all'attenzione degli agenti della Polizia delle Comunicazioni. (…) Quando dopo una denuncia intervengono gli agenti per fermare azioni di bullismo spesso si hanno delle reazioni di stupore di vergogna e lacrime da parte dei cyber bulli più giovani che ovviamente non si sono resi conto di quanto fosse stato feroce il loro modo di prendere in giro qualcuno. Il quadro cambia notevolmente con l'avanzare dell'età dei cyber bulli, i comportanti diventano più articolati, più vessatori, più simili ai maltrattamenti ripetuti, agli insulti davanti agli amici tipici del bullismo "reale".”

Per saperne di più: https://www.commissariatodips.it/approfondimenti/cyberbullismo.html

 

I casi negli ultimi anni sono numerosissimi (o meglio, sono sempre stati numerosissimi, solo che oggi fanno maggiormente notizia avvenendo con lo strumento di internet e dei nuovi sistemi di comunicazione), ma è abbastanza agevole immaginare come e quanto molte giovani vittime tengano sotto silenzio molte delle prepotenze subite on-line perché o non sanno che esistono leggi a loro tutela, o perché in fondo la sofferenza di “leggersi” e percepirsi insultato sul web è motivo di vergogna, è testimonianza di una debolezza che non si vuole confessare a nessuno, nemmeno ai genitori, agli amici ed alla Polizia.

 

“Gli esperti sul mondo dei minori lanciano un allarme alle famiglie: le scuole, purtroppo, non riescono ad arginare il fenomeno spesso sottovalutato proprio dal nucleo familiare, che invece di educare, difende la propria progenie. In tutto questo, il fenomeno di cyberbullismo è caratterizzato da un aspetto molto singolare, ovvero che la stragrande maggioranza dei reati commessi dai bulli è commesso attraverso il pc scolastico, andando a costituire uno strano parallelismo con la statistiche. Ed invero, stando alle statistiche, la maggior parte dei reati informatici è commessa dagli adulti nei luoghi di lavoro e non certo dalla postazione di casa. Sembra che, fuori dalle mura domestiche, vi sia una spersonalizzazione maggiore della propria condotta consapevolmente negativa

(Bosco - 2014)

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