Risarcire sino in fondo le vittime,
proteggere le persone fragili, far respirare i nuovi diritti

Internet, nuove tecnologie / generalità, varie
26/06/15

PORNOGRAFIA SUL DEEP WEB - QUANDO I MINORI INTERNAUTI VANNO OLTRE A GOOGLE

PORNOGRAFIA IN RETE TRA GOOGLE E DEEP-WEB. I MINORI E LE TENTAZIONI DEL WEB.

 

Se sussiste l’esigenza di bilanciare diversi diritti fondamentali eventualmente contrapposti, ovvero la tutela dei minori da un lato ed il diritto alla loro informazione ed alla loro libertà di espressione dall'altro, è pur vero che appare necessario provvedere alla tutela generalizzata del minore nell’ambito dell’uso sicuro delle tecnologie della società dell’informazione e delle comunicazioni elettroniche. Detta affermazione di principio giuridico è di intuitiva percezione, ma di ben difficile applicazione, soprattutto quando se ne parla a proposito del web. Nel mercato di internet l'offerta travalica qualsivoglia genere e tipo di domanda, e ciò vale per la pornografia più di tutti gli altri settori. Si prenda atto di alcuni dati del fenomeno, più eloquenti di ogni possibile descrizione, al solo fine di quantificare l'argomento di cui stiamo trattando. ExtremeTech (rivista sulle nuove tecnologie edita dal 2004) ha condotto nel 2013 uno studio sulle visite di due dei principali siti porno al mondo (per la cronaca trattasi di Xvideos e YouPorn), ed i risultati sono stati analizzati dal sito di Bloomberg Businessweek. Si specifica che detto studio è stato condotto su dati pubblici, forniti dal servizio di Google “double clik ad planner”, rivolto ai propri inserzionisti per proporre i dati sulle visite e sui visitatori raccolti dai file cookies contenuti nei banner pubblicitari. Xvideos genera 4,4 miliardi (non milioni) di pagine viste al mese, che per dar l'idea sono dieci volte quelle del New York Times e tre volte quelle di CNN, YouPorn circa la metà, 2,1 miliardi. Ogni visitatore (questo dato è particolarmente interessante) passa in media più di 15 minuti per ogni visita su un sito porno, quando è fatto notorio che il tempo di permanenza su un sito non-porno di un nuovo visitatore è nell'ordine di pochi secondi. Il 75 per cento dei visitatori di siti porno è composto da uomini (anche se non crediamo che detta statistica possa lasciare qualcuno stupito), Xvideos trasferisce ogni mese 29 petabyte di dati (un petabyte equivale a 1000 terabyte, un terabyte equivale a 1000 gigabyte), l’archivio video di YouPorn comprende dati per oltre 100 terabyte, e YouPorn genera in media 4.000 pagine al secondo.

Questi numeri mettono i principali siti porno nella stessa categoria di giganti come Microsoft, Google e Facebook. ExtremeTech, a “microfoni spenti”, ha altresì affermato di aver avuto colloqui privati con persone all’interno di Youporn, e queste avrebbero riferito che i dati forniti da Google sono arrotondati al ribasso. Si può quindi affermare senza timore di essere smentiti che i siti pornografici (da cui si possono visionare, scaricare o caricare foto e video) occupano una fetta decisamente consistente della rete, e sono facilmente e tranquillamente raggiungibili e consultabili (fatta eccezione per i siti del deep web) semplicemente cliccando le giuste parole chiave sui tradizionali motori di ricerca. L'accessibilità al porno, quindi, è assolutamente libera e incondizionata, un vero e proprio parco giochi senza muri e senza cancelli per chiunque voglia accedervi, anche (e qui ci si riferisce ai minori) senza l'accompagnamento dei genitori. É appena il caso di notare come, in un'epoca nemmeno tanto lontana, quando il mondo non era ancora informatizzato e digitalizzato come lo è adesso, l'accesso alla pornografia era drasticamente più difficile per il minore che intendesse usufruirne (si pensi ai vecchi “cine a luci rosse”, con l'ingresso rigorosamente vietato ai minori di anni 18, oppure ancora le pubblicazioni hard presenti nelle edicole, laddove esisteva lo stesso limite d'età per la vendita), a differenza di oggi dove, ogni genere di steccato tra i minore e la pornografia o è facilmente valicabile o addirittura, come nella maggior parte dei casi, non esiste affatto (la maggioranza dei siti porno nemmeno prevede, all'accesso, l'assolutamente inutile finestrella che chiede di cliccare sul tasto verde se si è maggiorenni prima di procedere con la visione). I minori, sia per l'innata curiosità di andare a scandagliare un mondo da cui “i grandi” ammoniscono (o forse ammonivano, è il caso di dire) di tenersi lontani, sia per dar libero sfogo (sebbene solo virtuale) a naturali istinti e bisogni che sbocciano con il manifestarsi dell'adolescenza, rappresentano una discreta fetta dei consumatori di pornografia e, preso atto di questo, si rende necessario fare tutta una serie ulteriore di considerazioni, legate al consumo di materiale raffigurante sesso esplicito di varia natura da parte di soggetti che, sessualmente parlando, non sono ancora perfettamente sviluppati, o addirittura non lo sono affatto. Ogni bambino, nell’arco del proprio sviluppo, nutre fantasie e desideri sessuali, talvolta addirittura incestuosi o aggressivi, che tuttavia possono rimanere inconsci, perché in lui nel tempo (con la risoluzione del complesso edipico) si sviluppa e agisce una sorta di censura interiore che gli impedisce di prendere contatto con contenuti contrari alle regole a lui trasmesse e che egli ormai ha interiorizzato. Il “problema” insorge se, invece, a causa di sollecitazioni esterne di varia natura ed entità (esperienze con soggetti pedofili, non necessariamente traumatiche, contatto visivo con materiale pornografico, etc.) nel bambino scompare il confine tra fantasia e realtà. La fase più critica in tal senso è quella edipica (3-6 anni) in quanto il bambino non ha ancora interiorizzato i tabù sessuali e le norme sociali, non si è ancora formato, cioè, un sistema normativo interno in grado di tenere a bada i desideri sessuali. La visione di materiale pornografico o il contatto con adulti che propongono di “conversare” circa tematiche sessuali, rappresentano per il bambino esperienze complesse, che possono generare disagio, angoscia, preoccupazione e tuttavia, al tempo stesso, morbosa ed irrefrenabile curiosità. La visione di immagini pornografiche (che ritraggono solo adulti) è di per sé inquietante (si sta sempre parlando con riferimento al minore) perché il bambino non è ancora maturo (da nessun punto di vista: cognitivo, fisico e affettivo) per sperimentare e vivere la sessualità, ma, se non altro, il bambino sa che la sessualità riguarda il mondo degli adulti e, in tal senso, le immagini in questione confermano tale rappresentazione (secondo lo schema mentale a seguire: “nelle scene di sesso esplicito che io minore vedo ci sono i grandi / quindi il sesso è una cosa che riguarda i grandi”). La pornografia può inoltre fornire al minore informazioni sbagliate (sempre fatto salvo il mai sopito dibattito su cosa debba e possa essere considerato giusto e cosa sbagliato) sulla sessualità, tanto più quanto carenti o inadeguate sono quelle che lui riceve dalla famiglia e dagli educatori. Si tenga ben presente che quanto si scrive è solo apparentemente in contraddizione con quanto affermato ut supra (ovvero il minore consumatore di pornografia on-line è necessariamente un minore alfabetizzato e tecnologizzato, condizioni necessarie entrambe per poter ricercare ed accedere ad un sito specifico), in quanto la casistica giudiziaria e la cronaca non sono certo avare in merito a fattispecie in cui adulti, non da ultimo anche gli stessi genitori (anzi, molto spesso, stante la possibilità di avere un legittimo contatto quotidiano con i propri figli), anche solo per un proprio gioco erotico che si consuma con il coinvolgimento di minori e bambini, sottopongono questi ultimi in tenera età alla visione di materiale pornografico o pedopornografico. Quando addirittura non ad un coinvolgimento diretto (vedasi sopra il caso riportato al cap. 1 par.fo 4), a volte per solo godimento personale, a volte per una commercializzazione di foto e filmati nei circuiti del deep web.

 

“(…) L’orco questa volta non è un amico di famiglia, o un parente, ma un genitore. Una madre che si traveste da suora e che scatta pose di nudo erotico con il figlio di 10 anni in una chiesa, e un padre che abusa della figlia di 9 anni. Obiettivo di entrambi, realizzare “file” da mettere a disposizione della comunità di pedofili online. È la sconvolgente scoperta della polizia postale e delle comunicazioni di Catania fatta nella parte oscura di Internet, il deep web, ovvero la rete “invisibile”. Vi navigava anche un gruppo di pedofili che metteva in rete filmati e foto “autoprodotti”. È la prima volta in Italia che investigatori riescono ad aggredire anche il “mondo parallelo” di immagini di abusi su bambini su internet. È scattata così l’operazione “Tor” della Procura distrettuale di Catania che ha indagato nove persone e ottenuto, per due di loro, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere: una 48enne piemontese residente nella provincia etnea, che abusava del figlio di 10 anni; e di un suo familiare, di 64 anni che vive a Torino, che si occupava di “commercializzare” i prodotti che la donna realizzava con il bambino, compresi scatti a sfondo erotico in una chiesa, tra pedofilia e sacrilegio. Alla 48enne, che era stata arrestata dalla polizia postale di Catania per un’analoga inchiesta, il provvedimento è stato notificato in carcere. Il padre del ragazzino era completamente all’oscuro della vicenda, ed ha avuto affidato il figlio. Durante le perquisizioni agli altre sette indagati, che ha portato al sequestro di circa 300mila file, due sono stati arrestati in flagranza di reato a Roma: un disoccupato di 41 anni che era in possesso di immagini di abusi sessuali da lui stesso commessi nei confronti della figlia di nove anni; e un impiegato di 28 anni, che aveva foto e filmati erotici di una 12enne che aveva adescato su Facebook. La ragazzina è stata identificata e la polizia ha avvertito i sui ignari genitori.”

(“In manette nel blitz sul “deep web”, da La Stampa, 13/05/2013 – articolo non firmato)

 

Per quanto invece riguarda la visione di immagini in cui è rappresentato un minore in atteggiamenti sessuali (contenuti pedo-pornografici), quest'ultima può turbare il bambino ancor di più che le immagini pornografiche aventi per soggetti gli adulti. Il minore che ha acquisito i tabù sociali (per l'educazione impartitegli e per le esperienze vissute) coglierà infatti, nella visione, lo si dica nel modo più semplice possibile, che “c’è qualcosa che non va”, che non è “normale” per un bambino intrattenere con se stesso, con altri coetanei, o addirittura con adulti, rapporti di tale natura. È, soprattutto, generatore di inquietudine, ansia e turbamento (per un minore sottoposto alla visione di filmati pedopornografici in cui adulti interagiscono con bambini) il fatto che un “grande”, visto e percepito come esempio, modello, punto di riferimento, sia il primo a trasgredire quelle regole che sono socialmente imposte e percepite come “giuste e normali”. Inoltre, sempre rimanendo sul punto (abusi sessuali sui minori), le immagini pedo-pornografiche vengono spesso mostrate e utilizzate dagli abusanti nel processo di adescamento per abbassare le resistenze delle vittime grazie proprio ad un effetto normalizzante dell’esposizione, nel senso che il minore cui vengono presentati stimoli pedo-pornografici è indotto a pensare che sia comune e quindi socialmente accettabile che i bambini (come lui) abbiano una loro sessualità e che questa possa essere sperimentata realmente e in modo soddisfacente con altri bambini o con adulti (questo argomento qui appena accennato lo si vedrà meglio nel capitolo dedicato al grooming).

Si analizzi ora una fattispecie più specifica, maggiormente centrata su quello che è l'oggetto del presente trattato, ovvero la visione di pornografia su internet da parte di un soggetto, l'adolescente o il preadolescente, che è in grado di procacciarsi da solo (ovvero senza l'intervento esterno di un terzo adescatore informatizzato) il materiale in questione. Il periodo della preadolescenza (c.d. periodo puberale dai 12 ai 15 anni) è una fase critica per il minore soggetto a stimolazioni visive pornografiche in quanto, oltre alla curiosità cognitiva, può comparire in questo periodo anche l’eccitazione fisica e una certa tendenza a realizzare i propri desideri sessuali, o comunque a procacciarsi materiale o a creare situazioni che li stimolino. Tuttavia il turbamento emotivo tipico del minore in fase di latenza si ritrova anche nel preadolescente, proprio perché egli ancora non è emotivamente maturo. Se l’adolescente ha avuto un’educazione socio-affettiva adeguata potrebbe non trovare interessante intrattenersi in visioni pornografiche. Potrebbe inizialmente provare curiosità e piacere, ma è probabile che a prevalere sia la spinta a cercare di rispondere alle proprie pulsioni sessuali attraverso rapporti adeguati con coetanei in carne ed ossa (per quanto in modo di gran lunga meno vario e suggestivo) e non interagendo con fotografie e filmati rinvenuti in rete. È inoltre probabile che nel minore prevalga il bisogno e la capacità di confrontarsi con i genitori sul tema (per quanto a questa età la relazione con il sistema degli adulti sia molto complessa e non sempre di facile ed agevole realizzazione). L’esposizione a materiale pornografico ha effetti la cui negatività aumenta in relazione alla natura delle immagini, al livello di perversione sotteso, alla frequenza e all’intensità dell’esposizione stessa, e ovviamente alla fragilità psichica del minore. I pericoli, comunque, se così vogliamo chiamarli, non finiscono qui. Riguardo internet, sempre in base alle risultanze dello studio condotto da ExtremeTech di cui sopra, tra i ragazzi tra i 10 e i 17 anni, uno su cinque ha “involontariamente aperto pagine con contenuto sessuale esplicito” e uno su cinque è stato “esposto on-line ad offerte indesiderate di natura sessuale”.

Continuando con studi e sondaggi, in uno studio pubblicato nel novembre del 2004 dal Canadian Institute for Education on the Family (sebbene realizzato dieci anni or sono, lo studio viene qui citato per la sua impressionante attualità), Peter Stock, in un documento intitolato “The Harmful Effects on Children of Exposure to Pornography”, riporta i dati resi noti da un ospedale della città australiana di Canberra. I dati dell’unità per la valutazione dei rischi sui minori dell’ospedale dimostrano un preoccupante aumento nel numero dei bambini che presentano “comportamenti sessuali aggressivi”. Nella metà degli anni ’90, l’unità aveva registrato solo due o tre casi di questo tipo all’anno. Ma nel 2000 il numero dei casi era aumentato a 28 e per la fine del 2003 vi erano più di 70 casi. La responsabile dell’unità ospedaliera, nel valutare detti dati, ha commentato: “Secondo noi si tratta di un nuovo fenomeno del mondo contemporaneo, dovuto ad internet e, ad onor del vero, anche a qualche genitore disastroso”. Stock osserva inoltre che nel marzo 2004 la polizia ha scoperto casi di violenza sessuale perpetrata da bambini sui propri coetanei nella zona di Hamilton, Ontario. Tutte le vittime erano minori di 12 anni, mentre l’aggressore più grande aveva 13 anni. In tutti questi casi, gli aggressori hanno affermato di aver imitato il comportamento visto sui canali pornografici televisivi via cavo e su internet. Il rapporto cita anche diversi studi e commenti di esperti in cui si dimostra che l’esposizione alla pornografia, soprattutto nelle sue degenerazioni estreme o violente, tende a rafforzare il comportamento aggressivo e spesso porta gli spettatori ad atti di emulazione (una querelle, quella della deriva emulativa, vecchia tanto quanto la storia della rappresentazione visiva, che puntualmente sale alla ribalta della cronaca ogni qual volta si scopre che l'autore di un atto di efferata violenza è, anche, un giovane consumatore di pornografia e/o di videogame particolarmente efferati). “Esiste una correlazione forte o moderata tra l’esposizione alla pornografia e il comportamento deviante”, osserva Stock a conclusione della propria ricerca sebbene, ad onor del vero, potrebbero essere citati altrettanto autorevoli autori che sono giunti a risultati completamente opposti, segnalando come non esiste una determinazione diretta tra consumo di pornografia e comportamenti sessualmente aberranti. L’altra preoccupazione di esperti e psicologi riguarda la possibilità che la pornografia possa distorcere lo sviluppo sessuale dei bambini e degli adolescenti. “La pornografia (è sempre Stock a parlare), non solo dà una visione falsata della sessualità umana, ma da anche l’immagine di una donna priva di umanità”. Le possibili conseguenze di un consumo, anche non quotidiano ma meramente occasionale di siffatto materiale, da parte di un bambino, preadolescente o adolescente che sia, possono essere quelle sopra riportate dai citati esperti di psicologia minorile.

Spetterà quindi al legislatore il davvero improbo compito di riuscire a normare un simile traffico di dati ed emozioni, di voglia di scoprire e sperimentare, di download e upload nello tsunami irrequieto di una rete che appare sempre più indomita e sfuggente, soprattutto a chi, sia egli genitore preoccupato o despota di uno stato totalitario, cerca di limitarne o disciplinarne l'accesso e il consumo.

 

(… continua)

 

 

 

Stampa
 
Joomla SEO powered by JoomSEF

Associazione Persona e Danno C.F. 90107070329 | Tutti i diritti riservati © 2013-2016 - Realizzazioni Web Altavista - Web Agency | admin - Informativa Cookies

CSS Validity XHTML Validity
exsigma