Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale -  Redazione P&D - 11/11/2018

Vittima di TSO e costituzione come parte civile di familiari non conviventi ed associazioni - C.C.

Nei giorni scorsi è stata depositata la motivazione della sentenza n. 50497/18 della Corte di Cassazione relativa a processo instaurato a seguito della morte (nel 2009) di soggetto ricoverato per un trattamento sanitario obbligatorio e sottoposto a contenzione.

Prima del decesso la vittima era stata soggetta a contenzione per circa 4 giorni.

I ricorrenti, nell’impugnare la pronuncia di condanna deducevano altresì l’illegittimità della costituzione delle parti civili: i parenti della vittima in quanto non aventi rapporti di frequentazione ne conviventi con questa e le associazioni costituitesi in quanto, si riteneva, non danneggiate.

Nella pronuncia, che peraltro si segnala per la peculiare ricostruzione dell’istituto della contenzione, si afferma d’altra parte che è legittima la costituzione di parte civile di qualunque soggetto al quale il reato abbia arrecato un danno, con la conseguenza che i prossimi congiunti possono legittimamente agire per il risarcimento dei danni anche solo non patrimoniali sofferti per la morte del loro familiare, indipendentemente dalla pregressa esistenza o meno di un rapporto di convivenza.

Per quanto concerne le associazioni, inoltre, si ribadisce l’ammissibilità della costituzione di parte civile di un’associazione anche non riconosciuta, la quale deduca, ”iure proprio", la pretesa risarcitoria, assumendo di aver subito per effetto del reato un danno, “patrimoniale o non patrimoniale, consistente nell'offesa all'interesse perseguito dal sodalizio e posto nello statuto quale ragione istituzionale della propria esistenza ed azione, con la conseguenza che ogni attentato a tale interesse si configura come lesione di un diritto soggettivo inerente la personalità o identità dell’ente".

La pronuncia è liberamente consultabile dal sito della Corte di Cassazione .