Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Valeria Cianciolo - 04/03/2019

Violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale e nesso causale. Nota a Corte di Appello Bologna, Sent. 28.11.2018

L’infedeltà viola uno degli obblighi direttamente imposti dalla legge a carico dei coniugi (art. 143, co. 2º, cod. civ.), tale da giustificare la separazione.

L’autore della violazione dell’obbligo di fedeltà deve dunque, provare la mancanza del nesso eziologico tra infedeltà e crisi coniugale, inserendosi il suo comportamento in una situazione matrimoniale già compromessa e connotata da un reciproco disinteresse.

E’ noto infatti, che secondo la giurisprudenza[1], l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà non giustifica da sola una pronuncia di addebito della separazione, quando una simile condotta è successiva al verificarsi di un’accertata situazione di intollerabilità della convivenza, tanto da essere non la causa della intollerabilità stessa, ma una sua conseguenza.

La sentenza della Corte d’Appello felsinea è in linea con il corrente orientamento della giurisprudenza - seguito anche dalla dottrina - secondo il quale la dichiarazione di addebito, nel sistema dell’art. 151 cod. civ., sarebbe ammissibile solo allorché venga fornita la prova che la crisi derivi dal comportamento contrario ai doveri coniugali posto in essere dal coniuge e, quindi, che sussista un nesso di causalità tra la sua violazione del dovere coniugale e l’intollerabilità della convivenza.

Pertanto, ai fini della pronuncia di addebito, non basta accertare l’avvenuta violazione del dovere di fedeltà (o di un altro dovere derivate dal matrimonio), essendo necessario che tale violazione non sia sopravvenuta ad una crisi già in atto e che, quindi, vi sia, appunto, un nesso di causalità tra comportamento contrario ai doveri coniugali e crisi di coppia.

Nel caso in esame, la Corte evidenzia che “…risulta  in modo non equivoco che la relazione extraconiugale della moglie si colloca temporalmente in epoca immediatamente precedente alla separazione e la tempestiva reazione del marito alla scoperta della relazione attraverso il deposito del ricorso per separazione giudiziale comprova che la intollerabilità della convivenza è dipesa dalla scoperta di detta relazione.

E’ evidente che quando la richiesta di separazione personale segua, senza cesura temporale, all’accertata violazione del dovere coniugale, opera una sorta di presunzione di una regolarità causale tra condotta anti-doverosa di un coniuge ed evento dissolutivo. 

Bibliografia

Santoro Passarelli, Dei diritti e dei doveri che nascono dal matrimonio, nel Commentario dir. it. fam., II, Cedam, 1992, 507 ss.; Zatti, Diritti e doveri del matrimonio e la separazione, nel Trattato Rescigno, Persone e famiglia, 2, III, Utet, 1996, 39 ss.; D’Amico, I rapporti sessuali tra coniugi, in Cendon (a cura di), Il diritto delle relazioni affettive: nuove responsabilità e nuovi danni, I, Cedam, 2005, 367.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

CORTE D’APPELLO DI BOLOGNA

PRIMA SEZIONE CIVILE

La Corte di Appello di Bologna, riunita in camera di consiglio nelle persone di :

Dott.ssa Mariapia Parisi - Presidente relatore

Dott. Riccardo Di Pasquale - Consigliere

Dott. Rosario Lionello Rossino - Consigliere

nella causa iscritta al n. 2605/2017 R.G.

promossa da

YY (coniuge separato (marito) di XX ) elettivamente domiciliato presso lo studio di Belfiore n. 4 in Bologna dell’avv.to Chiara Dore del Foro di Bologna che lo rappresenta e difende insieme con l’avv.to Ester Morbidelli del Foro di Ravenna come da procura in calce al ricorso in riassunzione.

Appellante

Contro

XX elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv.to Barbara Ruggini del Foro di Bologna che la rappresenta e difende come da procura in calce alla memoria difensiva depositata per questo grado.

Appellata

MOTIVI DELLA DECISIONE

A seguito di rinvio da parte della Suprema Corte, il sig. YY ha riassunto il giudizio davanti alla Corte di Appello di Bologna (che pronuncia ora in diversa composizione) chiedendo che sia accertato e dichiarato che la separazione giudiziale è addebitabile alla condotta, contraria ai doveri nascenti dal matrimonio (segnatamente per violazione del dovere di fedeltà coniugale), della moglie, XX.

La Suprema Corte, a seguito di ricorso proposto dalla XX, ha cassato la decisione della Corte di Appello di Bologna che aveva accolto la pronuncia accessoria di addebito della separazione alla moglie, per due profili: a) carenza di motivazione in relazione all’epoca in cui la XX avrebbe intrapreso la relazione, elemento questo ritenuto decisivo «..chiaro essendo che solo una relazione intrapresa prima della separazione potrebbe essere stata la causa della stessa..»; b) errata e limitata valutazione delle deduzioni svolte in giudizio dalla XX sulla «..mancanza di sostegno e aiuto da parte del marito..» rivolte solamente a decidere sulla domanda di addebito da quest’ultimo proposta contro la moglie e non invece anche per verificare se detti fatti fossero comunque rivelatori di «..una crisi tra i coniugi che sia stata oggettivamente la causa della intollerabilità della loro convivenza, a prescindere dalla colpa dell’uno o dell’altro..».

Il YY, con il ricorso in riassunzione, ha dedotto, quanto al profilo sub a): che, dalla documentazione allegata in atti (relazioni investigative di cui ai doc. 5, 12 e 13 del fascicolo di parte) risulta in modo non equivoco che la relazione extraconiugale della moglie si colloca temporalmente in epoca immediatamente precedente alla separazione.

Anche la tempestiva reazione del YY alla scoperta della relazione (avvenuta il 27 agosto 2009) attraverso il deposito del ricorso per separazione giudiziale (in data 7 dicembre 2009) comprova che la intollerabilità della convivenza è dipesa dalla scoperta di detta relazione.

Quanto al profilo sub b): che, in giudizio, non è emersa alcuna prova della anteriorità di una crisi coniugale rispetto alla scoperta della relazione extraconiugale della moglie. Né i capitoli di prova per interrogatorio e per testi articolati dalla XX, come correttamente ritenuto anche dalla Corte di Appello di Bologna, erano e sono idonei a dimostrare che la crisi fosse già in atto tra i coniugi prima della scoperta della relazione intrapresa dalla XX, relazione che è stata la causa determinante della separazione.

Ha chiesto che, nel caso in cui fossero ammessi i capitoli di prova articolati dalla XX nel giudizio di primo grado, siano ammessi quelli, sia a prova diretta che contraria, dal YY articolati nelle proprie memorie.

Ha concluso poi chiedendo che la separazione giudiziale sia addebitata alla moglie.

Si è costituita la XX deducendo che le condotte contrarie al matrimonio addebitatele non sono state dimostrate in giudizio visto che le relazioni investigative prodotte non sono mai state confermate da alcun teste e sono pertanto inutilizzabili.

Osserva per contro come la crisi coniugale fosse già in atto al momento della scoperta della relazione extraconiugale visto il disinteresse del marito nei confronti della moglie dimostrato in occasione di un importante intervento chirurgico cui si era dovuta sottoporre nell’anno 2008 ovvero anteriormente alla scoperta (avvenuta nel 2009) della relazione intrapresa con un altro uomo. Con la conseguenza che deve essere disattesa la pronuncia accessoria di addebito della separazione a suo carico.

In via istruttoria la XX ha reiterato la prova per interrogatorio del YY sui capitoli articolati nelle memorie istruttorie dirette a dimostrare la preesistenza della intollerabilità della convivenza tra i coniugi dipesa dal complessivo stato di abbandono in cui era stata lasciata dal marito già nel 2008 ovvero in epoca anteriore alla scoperta della relazione extraconiugale. In caso di ammissione delle prove richieste dal YY chiede di essere ammessa alla prova contraria con i testi già indicati.

All’esito della discussione che si è svolta in presenza dei difensori delle parti, la Corte ha trattenuto la causa in decisione.

Premesso che, in tema di inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale vale il principio, affermato ripetutamente dalla Suprema Corte, per il quale «..Grava sulla parte che richieda, per l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà, l'addebito della separazione all'altro coniuge l'onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre, è onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà..» (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 2059 del 14/02/2012 ed altre successive tutte conformi).

Nel caso in esame si osserva, quanto al profilo sub a) della sentenza della Suprema Corte, che la stessa XX, nel costituirsi nel giudizio di primo grado, non ha contestato quanto affermato dal marito circa la esistenza di una relazione extraconiugale di cui egli era venuto a conoscenza (secondo quanto contenuto nel ricorso) a giugno 2009.

Affermava in proposito il ricorrente che, solo a seguito delle informazioni ricevute dalla moglie dell’amante della XX (che aveva affidato ad una agenzia investigativa il compito di svolgere indagini sul proprio coniuge), era venuto a conoscenza della relazione da costei intrapresa e che si era anche sorpreso della cosa visto l’atteggiamento affettuoso che la XX continuava a riservargli. Segno questo che la crisi coniugale è sopravvenuta alla scoperta della relazione da parte del YY e che è stata anche la causa della separazione tra i coniugi.

Quanto affermato dalla XX circa la preesistenza della crisi alla scoperta della relazione, si osserva come i capitoli di prova per interrogatorio del marito (di cui ha reiterato in questa sede la ammissione) non consentono (ove anche ammessi) di acquisire la prova che la causa del fallimento del matrimonio fosse da collegare ad un preteso disinteresse del marito nei riguardi della moglie. Come già correttamente ritenuto nella sentenza cassata, «..le prove richieste sul punto delle disattenzioni maritali sono incentrate su pochi episodi isolati incapaci di dare un quadro complessivo dello stato di abbandono del sostegno morale apprezzabile oggettivamente al di là della percezione con cui possa averlo vissuto la XX..» laddove «..la relazione extra coniugale con quello che è pacificamente definito una persona vicina alla famiglia, si ritiene - con le presunzioni di comune sensibilità - capace di avere aperto una ferita intollerabile nel marito, dato anche i presumibili timori del rischio cui la nuova simpatia esponeva i rapporti familiari tutti, col marito non solo, ma i figli … . Il fatto oggettivo della simpatia della XX implicito nella sua deduzione, rende superflue le prove chieste da entrambe le parti sul punto e fonda l’appello incidentale..».

Ne consegue che la domanda di addebito della separazione, proposta dal YY con il ricorso introduttivo del giudizio, nei confronti della XX deve ritenersi fondata.

Le spese delle varie fasi, in ragione degli esiti complessivi della lite, possono essere compensate tra le parti in misura di un terzo con il residuo a carico della XX prevalentemente soccombente. Si liquidano come da dispositivo.

P.T.M.

Decidendo, a seguito di rinvio da parte della Corte Suprema, sul ricorso in riassunzione proposto da YY in riforma della decisione del Tribunale di Ravenna dichiara che la separazione giudiziale è addebitabile al comportamento della XX contrario ai doveri nascenti dal matrimonio.

Condanna XX a rimborsare YY delle spese del giudizio di primo grado che, compensate per un terzo tra le parti, liquida per intero in € 5.885 per compensi; quelle del giudizio di Cassazione in € 3.163 per compensi e quelle del presente grado in € 4.034 per compensi, oltre rimborso forfettario spese generali ed accessori di legge per tutte le fasi.

Così deciso nella camera di consiglio della prima sezione civile della Corte d’Appello di Bologna del 16 novembre 2018.

Il Presidente rel.

Mariapia Parisi

Depositata in Cancelleria il \ Pubblicazione del 28 Novembre 2018

 

[1] Cass., 19.3.1999, n. 2444, in Fam. e dir., 1999, I, 105, con nota di Carbone, Cass., 25.5.2008, n. 13431, in Guida al dir., 2008, fasc. 41, 51, nonche´ Cass., 21.9.2012, n. 16089, in Dir. & giust., 2012, 21 ottobre.