Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Maria Rosa Pantè - 12/02/2018

Un dialogo realmente accaduto

La mia amica, che viene dalla Costa d’Avorio, la mia amica, che è venuta col barcone ed è sbarcata in Calabria, la mia amica, che ha attraversato il deserto, la mia amica che è scappata dal suo paese per motivi politici e che nel suo paese ha lasciato cinque figli, questa sera a cena la mia amica mi ha chiesto: “Perché gli Italiani hanno paura di noi?”.
Ma chiudono i delfinari.
Così avrei dovuto dire.
Perché una qualche evoluzione nel bene, in noi, della specie homo sapiens c’è.
Ma ci sono proteste contro gli allevamenti intensivi di mucche, maiali, galline e animali da pelliccia.
Questo avrei dovuto aggiungere.
Ma il diritto dice che siamo tutti uguali. C’è la dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Così avrei dovuto rispondere.
Ma ora sei al sicuro, sei in un paese libero e democratico.
In verità questo me l’aveva detto lei, tempo fa.
Ricordo che eravamo sedute al tavolo e io le avevo detto: “Se non trovi lavoro, non puoi fermarti qui da noi”.
Lei mi ha guardata e mi ha detto in un italiano intriso di francese, a sua volta ritmato dalla lingua africana (uno dei moltissimi dialetti della Costa d’Avorio), mi ha detto: “Tu sei preoccupata, io no. Io credo in Dio (lei è Battista): sono viva, ho un tetto, ho fiducia”.
È stata una lezione per me donna di poca fede, ma soprattutto è stato un parlarsi alla pari.
Anzi lei dava lezioni a me.
Non so come dire, se tu, armato delle migliori intenzioni, accogli un migrante in casa tua, tu sei sempre a un livello diverso. Invece in quel momento di grazia ho sentito che si era perfettamente diverse nel colore, nel carattere, nella cultura eppure intimamente uguali: due donne, lei più giovane, due donne, io la padrona di casa, ma lei mi consolava.
Perché gli Italiani hanno paura della mia amica?
Che poi non è vero, pur abitando noi in un luogo leghista, non molto aperto al diverso, lei non ha mai avuto problemi di razzismo.
Eppure sembra che si abbia paura, tutti e io come lo spiego alla mia amica che in Italia hanno paura tutti, persino gli elettori della sinistra?
Fate paura perché siete neri.
E gliel’ho detto.
Perché i vostri ragazzi violentano le donne.
E gliel’ho detto.
Perché le ragazze sono tutte prostitute.
E gliel’ho detto.
Perché si pensa che puzzate, che mangiate male, che non sapete parlare. Siete neri dopotutto.
E gliel’ho detto.
E le ho poi chiesto, ma in Africa lo straniero non vi fa paura?
Lei mi dice: “No”.
La guardo male, non ci credo, non ci sono isole felici e in Africa le lotte tribali sono terribili, così lei mi dice che hanno paura de “les arabes”.
E già mi ero dimenticata che in Italia fa paura il terrorismo.
Ma non gliel’ho detto, mi riservo di raccontarle degli attentati neofascisti, delle stragi nelle piazze, nelle stazioni, nei treni… contro persone inermi, innocenti. Sparare nel mucchio per creare terrore, dopotutto è il compito del terrorismo.
E ci fu quello rosso, certo, più specializzato sui singoli casi eclatanti.
Tutti fatti da Italiani contro Italiani. Altro che ISIS.
Ah, no l’ultimo attentato è di un italiano contro i terribili uomini neri. Come lei.

Ma se Dio vuole chiudono i delfinari e io sento che è una buona notizia anche per me e per la mia amica.