Danni - Danni non patrimoniali, disciplina -  Redazione P&D - 04/10/2018

Un approccio moderno per la definizione tecnica dei parametri medicolegali delle componenti “ biologiche” del danno non patrimoniale - Enrico Pedoja

 Premessa

L’immodificata configurazione medico legale del concetto di  danno biologico, esaminata in relazione alle attuali necessita’ di una parametrazione risarcitoria equilibrata e non automatica del danno alla persona , determina la persistenza di   un “ equivoco” interpretativo medico-giuridico, basato su una “ incongruita’” tecnica : ritenere  di avere , col solo   barème , la  possibilita’ di definizione completa  dell' componente biologica del " danno no patrimoniale" , che di fatto  non si ha ….

1-Presupposti  medicolegali del “ danno biologico

E’ noto a qualsiasi specialista medico legale quale sia la definizione di “danno biologico”, così come sostanzialmente stabilita dalla Società Italiana di Medicina Legale  nel  2001 

1) Il danno biologico consiste nella menomazione permanente e/o temporanea all’integrità psico-fisica della persona, comprensiva degli aspetti personali dinamico-relazionali, passibile di accertamento e di valutazione medico-legale ed indipendente da ogni riferimento alla capacita di produrre reddito.

2) La valutazione del danno biologico è espressa in termini di percentuale della menomazione all’integrità psicofisica, comprensiva della incidenza sulle attività quotidiane comuni a tutti.

3) Nel caso in cui la menomazione stessa incida in maniera apprezzabile su particolari aspetti dinamico-relazionali e personali, la valutazione è completata da indicazioni aggiuntive da esprimersi in forma esclusivamente descrittiva.

7) In caso di menomazioni plurime la percentuale del danno biologico permanente deve essere espressa in base alla valutazione della effettiva incidenza del complesso delle menomazioni stesse sull’integrità psico-fisica della persona comprensiva delle limitazioni dinamico-relazionali”.

La Questione del “ parametro tecnico “

 Detto ciò, si deve necessariamente considerare che l’intervento tecnico dello specialista medico legale sul danno alla persona si basa esclusivamente sull’integrazione degli elementi probatori clinico strumentali ricavati in corso di indagine tecnica con  parametri afferenti esclusivamente a disfunzionalità anatomiche e/o psichiche dell’essere umano (cosiddetti Baremes) cosi’ da consentire di esprimere , motivatamente , la stima del   danno biologico con percentuali di invalidità “ convenzionali “ , che in sostanza  integrano   l’incidenza della menomazione accertata  rispetto alle  attivita’ quotidiane comuni a tutti , con le uniche variabili connesse necessariamente  al sesso del danneggiato : In sostanza il baréme esprime percentuali di disfunzionalita’ rispetto al “ fare “ dell’essere umano

Con  l’avvento del “ danno biologico “ il parametro del “Bareme” , precedentemente utilizzato per valutare il decremento del “ fare reddituale”( ovvero il danno alla capacita’ lavorativa generica ) si è necessariamene spostato alla valutazione del “ fare areddituale” , e - di fatto – gli stessi parametri convenzioanli di “ esclusiva disfunzionalita fisica / psichica “ hanno subito solo un minimo maquillage , in quanto il presupposto tecnico era ed è rimasto ancorato  alla sola ed  esclusiva disfunzionalita derivante da menomazione accertata dal medicolegale, cioe un parametro idoneo a stimare , con criterio quantitativo , le ripercussioni della menomazione  sul fare quotidiano e sul fare  dinamico relazionale  della persona

Al riguardo val la pena di ricordare che  Il parametro di invalidita’ rappresenta esclusivamente  elemento di prova “ quantitativa “ della disfunzionalita biologica rapportata alla  validita “ funzionale “ dell’essere umano e questo è il motivo per il quale esistono numerosi “Baremes” Nazionali ed Internazionali , piu’ o meno dettagliati e condivisi , che si distinguono tra loro esclusivamente per i presupposti convenzionali di stima  di un determinato stato menomativo ( vedasi ad esempio i Baremès Francesi che fanno esplicito riferimento alla sola “ incapacita’ funzionale , )

Trattasi in sostanza  di sole  ”variabili “ di disfunzionalita anatomica e psichica  rapportate alla validita’ dell’essere umano, essendo  paradossalmente possibile cambiare – con analoga criteriologia - le stesse “ variabili” menomative , allorche’ si dovesse  prendere a riferimento un altro mammifero ( il cane, il cavallo ecc ) , pervenendosi ovviamente  – per molte voci di menomazione -  a differenti riferimenti convenzionali di invalidita’ disfunzionale biologica, con esclusione di quella “ psichica e intellettiva “, solo perche’ , di fatto , allo stato accertabile esclusivamente nella specie “uomo “ 

. Resterebbe  del tutto esclusa da un’ ipotetica  “ conversione tabellare “  solo  la c.d. voce di  “ menomazione dell’efficienza estetica”, che rappresenta sostanzialmente- ove non associata ad altra disfunzionalita’ – un  danno al “ sentire “ dell’essere umano danneggiato  ( e non sempre) , essendo difficile comprendere quale generica ricaduta sul fare quotidiano e sul fare “ dinamico “ abbia un qualsiasi “ danno estetico” privo di valenza “ funzionale” ( ricordo che in Francia detta componente di danno- non a caso- viene valutata e liquidata distintamente , proprio  )

 L’accertamento medicolegale dell’invalidita’ biologica si basa dunque su presupposti che prevedono parametri di  riferimento  “convenzionali condivisi “ di esclusiva “ disfunzionalita” ( con qualche  problema interpretativo per il  danno estetico ),  per i  quali non è possibile oggettivamente  determinare, in via automatica ed onnicomprensiva,  quale   possa    essere  la componente  che incide sul “ sentire “ di ogni danneggiato  “ , ovvero la componenete di “sofferenza personale  intrinsecamente correlabili alla  accertata  lesione- malattia e alla  accertata menomazione” :  elementi costitutivi i “ presupposti  biologici  del danno non patrimoniale

L'equivoco che - a parere delle scrivente- ha determinato una anomala interpretatzione da parte dei Giuristi circa l’ " effettivo contenuto tecnico medicolegale dei parametri di danno biologico " sta proprio  nella   definizione di "danno biologico " del 2001 (  definizione utilizzata quale principio applicativo giuridico – con conseguente indirizzo " liquidativo” -  anche nelle normative e Sentenze che afferiscono al risarcimento del danno non patrimoniale)

Il ricomprendere gli " aspetti dinamico relazionali nel " danno biologico " ( valutato su presupposti di " non fare areddituale del danneggiato" ) non ha alcuna valenza probatoria automatica sul " Sentire " del soggetto, che ha patito una documentata lesione e che convive con una altrettanto accertata menomazione 

Il riferimento tecnico alle " ricadute sugli aspetti dinamico relazional" va inteso come " impedimento o difficolta' del danneggiato nel partecipare al contesto sociale , familiare o relazionale " ( quindi un " non fare dinamico relazionale )  ma non puo' ricomprendere in se la" sofferenza del soggetto per il “ non poter fare “ in conseguenza al mutamento peggiorativo della propia intergrita psicofisica : di qui l'equivoco assunto dal "giurista" che ha ritenuto che la stessa definizione medicolegale di “ danno biologico “ integrasse anche gli aspetti " qualitativi" : cioe'  la  condizione di sofferenza di per se connessa alla  lesione / menomazione accertata 

Tale equivoco interpretativo andrebbe finalmente  chiarito , in quanto la parametrazione tecnica della sola " disfunzionalita' anatomica o psichica " , cioe' l'invalidita' permanente biologica , non puo' che far riferimento esclusivamente  alla " ricaduta sul " fare " del danneggiato , sia che si tratti di ricadute sugli atti comuni  della vita quotidiana, sia che si tratti di ostacoli alla comune  vita di relazione  : parametro dunque di ordine  esclusivamente “ quantitativo " di danno alla persona

L’invalidita’ / inabilita’ biologica , dunque  , cosi’ come attualmente parametrata, nulla specifica o definisce  in merito agli  aspetti “ qualitativi “ della lesione e della  stessa menomazione rispetto alle ammissibili  ricadute sul “ sentire “  , ma suscettibili – con analogo criterio convenzionale - di differente e variabile  correlazione rispetto al  disvalore funzionale accertato dallo stesso medicolegale col solo “ bareme”

La proposta di “ studio” attualmente prevista nel programma della  "SIMLA" concerne dunque un riesame della “ parametrazione “ tecnica medicolegale finalizzata a fornire i presupposti probatori  effettivi ( quantitativi e qualitativi ) per la successiva fase di “ monetizzazione “ della componente “ base del danno non patrimoniale “ , dovendosi chiaramente precisare che  le componenti di danno connesse ai cosiddetti " aspetti specifici ( personali ) dinamico relazionali del danneggiato “, sia per la singola menomazione sia per menomazioni plurime  , proprio perchè connessi a quel determinato individuo e non alla lesione/ menomazione in se’ considerate, non hanno alcuna connessione col danno biologico accertato in sede medicolegale , prevedendo, quest’ultime, necessariamente   l’integrazione di differenti  presupposti “ probatori”, peculiari per ogni specifico danneggiato , che  esulano dalle autonome  competenze valutative medicolegali. Aspetti apprezzabili in sede medicolegale , ove specificatamente allegati dal danneggiato e non “ fonte “ di autonoma discrezionalita’ del CTU 

Di qui la necessita’ di una “ rivisitazione “ della definizione tecnica espressa al  punto “ 3” del decalogo del 2001

Analogamente esulano dalla specifica competenza tecnica medicolegali tutte le componenti “ non biologiche “ del danno patrimoniale , cioe’ le componenti di danno  che non richiedono oggettivo  presupposto probatorio “clinico

E’ necessario, quindi, un “ salto di qualita’” nella parametrazione del danno biologico , tale da  consentire di eliminare ogni passato  “ equivoco “ interpretativo medico giuridico , che ha condizionando interpretazioni giuridiche  “ liquidative “ spesso sperequative .

Ipotesi di lavoro  - IL medicolegale : “ Notaio  “ delle componenti biologiche del danno non patrimoniale.

L’ipotesi , dunque , è quella – in primis-  di assumere , con eventuali ulteriori apporti conoscitivi clinici - tutto l’impegnativo lavoro di revisione svolto dal GISDAP e dalla SIMLA e culminato nell’attuale baréme della Societa’ Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni:  presupposti di consolidata valenza probatoria per la stima della componente “ quantitativa “ del danno ( invalidita’ biologica) 

Distintamente introdurre dei parametri qualitativi ( da definire nel contesto del Gruppo di Studio della  SIMLA ) che possano integrare la componente “ qualitativa “ del danno biologica lesione / menomazione correlata ( cioè ancorata ad oggettive realta' cliniche accertabili esclusivamente in sede medicolegale ) idonea a definire -  la ricaduta del danno sulla sofferenza intrinseca , componente autonoma di danno : Un distinto  parametro che consentirebbe finalmente di superare ogni “ diatriba” coi giuristi su ipotesi duplicatorie di risarcimento , evitando - nell'interesse di entrambe le  Parti ( Creditore e Debitore) - anomale  " sperequazioni liquidative ", quali  attualmente possono verificarsi in relazione ai criteri   utilizzati ,con  sommario automatismo liquidativo , dalle Tabelle del Tribunale di Milano : Tabelle suscettibili di revisione tramite un riassetto risarcitorio , utilizzando comunque  gli stessi parametri liquidativi delle “ componenti “ base 

A mio parere potrebbe anche non essere strettamente  necessario  uno specifico inquadramento giuridico della componente “ qualitativa” medicolegale  del danno biologico ( se nel contesto dell’art 32 ovvero dell’art 2 della Costituzione )   L'importante è non creare " equivoci interpretativi su  cosa effettivamente definisce, ai fini risarcitori,  la sola  " invalidita' permanente "  e quindi  fornire parametri biologici esaustivi per la successiva  quantificazione del “ danno non patrimoniale “ ,  finalizzati ad eliminare automatismi o erronee interpretazioni ( come ad esempio quello della Consulta che, in tema di “ micro”,  ha affermato che la sofferenza e ricompresa nel danno biologico , presupponendo che l’attuale baréme di legge sia gia’ esaustivo in tal senso ) 

- L’anomalia liquidativa della inabilita’ temporanea in ambito Rc auto e sanitaria 

Qualsiasi specialista medico legale è  consapevole che non sussiste alcun rapporto prestabilito tra valutazione dell’entità e decorso della lesione ( inabilita’ temporanea biologica ) e  valutazione dell’invalidità permanente biologica.

La comune esperienza medico legale insegna che eventi lesivi significativi, pur evolvendo in modo similare (quindi con determinazione di periodi di IT definibili tecnicamente, sia sotto il profilo cronologico che qualitativo, in modo pressoché uguale) possono stabilizzarsi con postumi superiori od inferiori al fatidico 9% di invalidità permanente, derivandone una evidente illogicità tecnica nell’applicazione di differenti paramatri  di liquidazione della inabilità temporanea a seconda se la lesione si stabilizza con postumi invalidandi inferiori o superiori al fatidico 9% 

Ciò comporta quindi che i parametri di liquidazione della inabilità temporanea biologica, invece di ancorarsi all’effettiva entità ed evoluzione della “lesione – malattia” vengono erroneamente rapportati, nella normativa vigente, ad un limite di variabilità disfunzionale menomativa (soglia del 9% di IP) che contrasta con l’effettivo valore probatorio e risarcitorio del “danno – conseguenza” connesso all’inabilità temporanea biologica che – allo stato –  si diversificherebbe, sostanzialmente, in misura inversamente proporzionale al grado di “fortuna o sfortuna” del danneggiato nell’essere guarito con IP superiori od inferiori al 9%, indipendentemente dall’effettiva conseguenza di danno alla persona patita dall’epoca della lesione alla sua stabilizzazione : presupposto liquidativo di dubbia Costituzionalità

Il problema , dunque , è primariamente di ordine liquidativo , stante la differente parametrazione monetaria prevista per le  “lesioni di lieve entita’” e quella prevista per  le “ lesione di non lieve entita’”, ove la logica dovrebbe prevedere un parametro unico , modulabile a seconda del grado di ricaduta della lesione e della malattia sul   sul “ fare  areddituale “  del danneggiato ( evitando  paradossali “ escamotage “ valutativi della temporanea nelle “ micro”, come ad esempio avviene allorche’ si riconosce una IT al 75% per il periodo di utilizzo del collare in caso di trauma minore del collo )

Una valutazione tecnica della “ componente qualitativa “ della lesione/malattia biologica consentirebbe , secondariamente , una opportuna – e soprattutto equa - modulazione del risarcimento 

Conclusioni

Alla luce delle citate criticita’ interpretative appare sempre piu pressante ed improcrastinabile  una sostanziale “ revisione “ dei parametri  medicolegale del  “ danno biologico” ai fini di una  adeguata definizione del danno alla persona, nel contesto del piu’ estensivo “ danno non patrimoniale”, riaprendo una discussione tecnica e medicogiuridica finalizzata alla scelta di parametri risarcitori ",ai fini di Giustizia ,  non  "adattati" , ma "adeguati " 

 PS: Valutare la "componente  biologica”  del danno non patrimoniale "  è un po’ come dover dare un prezzo all’ “ acqua calda” : cioe' bisogna sia pesarla , sia misurarne la temperatura