Malpractice medica - Contagio, farmaci -  Redazione P&D - 09/08/2018

Trattamenti sanitari: l'obbligatorietà dei vaccini - Davide Veneziano

Sommario: 1. La vaccinazione. 2. L’evoluzione delle vaccinazioni nel quadro normativo e giurisprudenziale. 3. La sentenza 5/2018 della Corte Costituzionale. 4. Conclusioni.

La vaccinazione.

La vaccinazione costituisce un trattamento sanitario a carattere preventivo e una misura di tutela posto a salvaguardia della salute individuale e collettiva.
È opportuno sottolineare che nel corso degli ultimi anni in Italia si è registrato un profondo calo della profilassi vaccinale, fino a scendere al di sotto della soglia individuata dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.
Tale fenomeno ha spinto diverse amministrazioni ad adottare provvedimenti che prevedono la sottoposizione alla vaccinazione come una condizione necessaria per accedere ai servizi educativi per l’infanzia, nonché il governo ad adottare un’autonoma regolamentazione con l’adozione del decreto legge 73/2017 convertito in legge 119/2017, che ha comportato un aumento del numero delle vaccinazioni obbligatorie da imporre ai soggetti di età minore a 16 anni.
Il fondamento del potere delle istituzioni pubbliche  di regolamentare il fenomeno de quo è rinvenibile nell’esigenza di salvaguardare plurimi principi costituzionali.
Si pensi al principio della tutela della salute ex art. 32, il principio di solidarietà ex art. 2, nonché il principio di precauzione( nella letteratura giuridica vedi.  F. De Leonardis , il principio di precauzione nell’amministrazione del rischio, Milano, Giuffrè, 2005; M. Allena, il principio di precauzione: tutela anticipata v. legalità prevedibilità dell’azione amministrativa, in il diritto dell’economia, 2, 2016, pp. 411 ss),  il quale impone l’adozione di misure ritenute più idonee e adeguate a garantire le persone dai rischi potenziali alla salute .
I principi de quibus vanno incontro , però, ad alcune limitazioni.

Il primo limite è rinvenibile nel fatto che le decisioni adottate dal mondo politico devono essere fondate su posizioni accreditate dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.
Il secondo , invece, è dato dall’autonomia professionale del medico e dalla libertà del paziente di decidere se  sottoporsi o meno alla cura.
Si evidenzia che per molti anni le vaccinazioni sono state qualificate come una delle principali ipotesi di trattamento sanitario obbligatorio, posto a tutela non solo della salute dell’individuo, ma anche a tutela della salute collettiva complessivamente considerata.(cfr. ex multis Corte Costituzionale 2 giugno 1994 n. 218; 26 aprile 2012, n. 107 e sent 268 del 2017).
Originariamente, la concreta attuazione della profilassi vaccinale era rimessa a due metodi fondamentali: la previsione della comminazione di una sanzione nei confronti del soggetto inadempiente all’obbligo in esame ovvero alla previsione di un onere , considerato come una vera condizione necessario per l’esercizio dei diritti e per la fruizione di certi servizi.
A ragione di quanto detto, le prime leggi impositive del trattamento vaccinale, oggi abrogate dal d.l 73/2017, prevedevano  l’applicazione e l’estensione di una sanzione penale a carico dei genitori che sottraevano i propri figli alla profilassi vaccinale( V. l’art. 3 l. 292 del 1963 modificata lalla l. 419 del 1968 sulla vaccinazione antitetanica e l’at.3 l. n. 51 del 1966 sulla vaccinazione anti-poliomielite).
La giurisprudenza previgente, anche di matrice costituzionale, condivideva la posizione del legislatore, qualificando  la sottrazione del minore agli obblighi vaccinali come un comportamento pregiudizievole per la salute
che giustificava un ordine di procedere alla somministrazione del vaccino anche contro la volontà dei rappresentanti legali del minore.

La ratio impellente della scelta legislativa e della posizione della giurisprudenza è desumibile dal ruolo svolto dal principio di solidarietà, dato che la profilassi vaccinale è posto a tutela non solo del singolo individuo, ma anche dell’intera collettività.
Il principio di solidarietà, oltre a giustificare la sottoposizione al trattamento per le tutele sopra citate, consente al soggetto che ha subito un pregiudizio irreversibile dal trattamento vaccinale di chiedere allo Stato un equo ristoro.
A confermare tale posizione è stata la legge 210/1992, la quale prevede un indennizzo a favore dei soggetti danneggiati dalle vaccinazioni , trasfusioni e dalla somministrazioni di emoderivati che abbiano cagionato  complicazioni di tipo irreversibili .( cfr. Corte cost., 26 febbraio 1998, n. 27 e 16 ottobre 2000, n. 423).

L’Evoluzione delle vaccinazioni nel quadro normativo e costituzionale.

Occorre sottolineare che le scelte politiche e la normativa nazionale   in materia hanno subito una profonda trasformazione e alterazione a partire dagli anni 90.
Più precisamente, con il piano Sanitario Nazionale 1998-2000 le misure vaccinali non sono più state imposte dalla legge, ma semplicemente raccomandate e promosse dalle aziende sanitarie, lasciando alla libera volontà del singolo di decidere se sottoporsi o meno al trattamento, senza prevedere né l’applicazione di sanzioni né l’esclusione dai servizi.
Ne consegue che si è assistito al passaggio da un regime obbligatorio della profilassi vaccinale ad un regime basato sulla libera scelte dell’individuo,
anche con riguardo ad alcune vaccinazioni tradizionalmente obbligatorie come l’anti-tetano, l’anti- difterite, l’anti-pertosse e l’anti epatite B.
Il mutamento sopra descritto ha trovato attuazione in ambito Regionale in due modi.
In primis, le Regioni hanno superato la tradizionale distinzione tra vaccinazione obbligatoria e vaccinazione raccomandata, introducendo
nell’offerta vaccinale una dicitura “ vaccini prioritari” , offerte in modo gratuito dal sistema sanitario nazionale.
In secundis,  Le Regioni hanno provveduto mediante provvedimenti a sospendere e a disapplicare a tempo indeterminato le sanzioni amministrative previste dalla normativa in caso di inadempimento agli obblighi vaccinali.
Si aggiunge che l’evoluzione sopra descritta ha dato vita ad un regime giuridico frammentato , contrastante con il principio costituzionale della riserva di legge di cui agli art. 117, comma 3 e 32 , dato che le politiche di disapplicazione degli obblighi sono state imposte con fonti secondarie e atti di programmazione e non con disposizione di legge.
 Le politiche sanitarie di sospensione degli obblighi vaccinali previste dalle leggi regionali determinano, infatti,  la violazione della competenza statale sui principi fondamentali in materia di tutela della salute.
A risolvere la problematica in esame è stata la decretazione d’urgenza 73/2017 convertita in legge 119/2017, la quale ha aumentato a dieci il numero delle vaccinazioni obbligatorie , raccomandando altre quattro, affidando alle Regioni la loro attuazione gratuita.
In ogni caso si precisa che la decretazione de qua ha semplicemente esteso e ripristinato il regime obbligatorio di alcune vaccinazioni, già contenute nei piani sanitari regionali e nazionali.
Inoltre, si aggiunge che con la nuova normativa la vaccinazione diviene condizione necessaria solo per l’accesso e la frequenza dei servizi e non anche per gli altri gradi di istruzione e per i corsi di formazione professionale, con la precisazione che la mancata vaccinazione obbligatoria comporta l’avvio del procedimento sanzionatorio.
Occorre ulteriormente sottolineare che il decreto 73/2017 prevede l’istituzione di una commissione, la quale svolge una funzione di controllo e di verifica circa il rispetto degli obiettivi fissati nel calendario da parte dei servizi sanitari regionali, con la previsione del potere sostitutivo del governo in caso di specifiche condizioni di rischio per la salute pubblica, ai sensi dell’articolo 120, comma 2 della costituzione.
In definitiva, la conformità della decretazione d’urgenza 73/2017 , convertita in legge 119/2017,  ai principi costituzionali è assicurata dal fatto che la profilassi vaccinale deve essere il più possibile adeguata al caso concreto e deve essere sorretta da una valida e comprovata valutazione scientifica aggiornata.
Pertanto, tale impostazione lascia al medico la possibilità di valutare quale sia la soluzione migliore per il singolo paziente , al fine di salvaguardare i limiti della discrezionalità legislativa in ambito biomedico.
Sentenza 5/2018 della Corte Costituzionale.
Ad avallare definitivamente  la legittimità del decreto 73/2017, convertito in legge 119/2017, è stata la sentenza 5/2018, con cui  la Corte Costituzionale immunizza l’obbligatorietà dei vaccini e  riserva allo Stato il compito di qualificare come obbligatorio un trattamento , alla luce dell’art. 117, comma 3 cost,  con la conseguenza che le  Regioni sono vincolate a rispettare le previsioni contenute nella normativa statale.
La sentenza de qua si inserisce tra quelle decisioni con cui sono state respinte le censure mosse al decreto 73/2017 da parte di alcune Regioni Italiane.
La giurisprudenza della Corte Costituzionale, infatti, non fa altro che evocare la legittimità della decretazione d’urgenza per il semplice fatto che
il legislatore ben può restringere la libertà di scelta delle cure  , in quanto le stesse sono volte a salvaguardare non solo la salute del singolo e, quindi, l’interesse di proteggere i minori dai comportamenti dannosi posti in essere dal loro genitori, ma anche a tutelare la salute della collettività che viene a contatto con l’individuo.
La Corte ritiene che  la legittimità della decretazione sopra richiamata si desuma anche dal fatto che sussistono “ragione logiche, prima ancora che giuridiche che rendono necessario un intervento del legislatore statale e che le regioni sono chiamate a rispettare in ogni previsione”.
Conclusioni.
Alla luce di quanto detto, la Corte ha concluso ritenendo  che rientra nei compiti del governo e del parlamento contrastare ogni forma di degenerazione della situazione sanitaria generale già del tutto preoccupante e che entrambi hanno utilizzato legittimamente la loro discrezionalità nel ritenere necessario l’intervento di un decreto legge che disponga l’obbligatorietà di alcune vaccinazioni , nonché la piena ragionevolezza e adeguatezza degli obbligatorietà prevista.
In definitiva , la Corte Costituzionale ha ritenuto che l’obbligatorietà delle vaccinazioni non  riguardi ipotesi del tutto nuove, in quanto essa è prevista per alcune vaccinazioni  già indicate nei calendari vaccinali, nonostante non fossero  considerate tutte obbligatorie , in piena conformità con l’articolo 119, commi 1 e 4 della costituzione italiana.