Deboli, svantaggiati - Malati fisici, psichici -  Gemma Brandi - 14/06/2018

Tra indecenza e stramberia, il futuro del Ssn

qualche giorno fa un amico magistrato mi faceva notare come sia scomodo scegliere di essere voci fuori del coro: “Ti scambiano per strambo…”. Si può tacere, è vero, per pudore, per decenza, pur rimanendo testimoni lucidi del proprio tempo, si rischia meno e si mantiene una linea elegante, qualcuno direbbe istituzionale, silenziosa, di gesuitica obbedienza agli ordini che vengono dall’alto, con quell’accattivante tocco di noblesseoblige. 
  
Appare però davvero impudente difendere a spada tratta il supposto mirabile Sistema Sanitario italiano, prescindendo dal pessimo giudizio espresso da una utenza che nessuno pretenderà imbottita di gufi malevoli e scomodi. Auguriamoci di essere al capolinea di un modo di gestire che ha addolorato almeno una parte, non minuscola, di operatori e pazienti. 
 
Per ora ad alzare la voce - e purtroppo sempre di più le mani - sono i fruitori delle risposte di salute, assai meno di coloro che le forniscono e che scontano la condanna a un silenzio per contratto, teso a tutelare, sulla carta, il buon nome dell’azienda in cui lavorano, in altre parole il datore di lavoro.
 
Se è vero che un danneggiamento gratuito sarebbe da stigmatizzare oltremodo, risulta indecente vivere nella oppressione di un divieto che impedisce di esprimere, a partire dalle pratiche, liberi e costruttivi pareri sulle pecche del sistema, destinato anche per questo a sprofondare ulteriormente.
 
E’ tutto a tal punto lapalissiano che non farne parola o tacciare di impudenza chi prova a fotografare problemi conosciuti, con l’aggiuntiva assurdità di sostenerne la infondatezza, stona non poco. Urge restituire, a chi opera sul campo, il diritto di denuncia e segnalazione delle storture, in una ottica di restauro della dignità del lavoro.
 
Ad oggi le promozioni hanno tenuto conto della attitudine ad assentire più che di quella a dissentire, senza attenzione alla capacità, dell’una o dell’altra tendenza, di produrre miglioramenti incisivi: si è preferito ‘gnorsì a ‘gnornò, e chiunque dica il contrario mente o non sa come stiano le cose di cui parla. Si è preferita l’amicizia ostile di chi lega l’asino dove vuole il padrone lasciando che si strozzi, alla ostilità amica di chi indica gli errori perché si rimedi. A farne le spese è stata la qualità del sistema e dunque della risposta di salute.
 
Occorre dare vita a un grande piano localnazionale di reclutamento etico degli operatori, dalla assunzione al conferimento di incarichi superiori, un reclutamento basato sulle competenze sanitarie prima che manageriali, sui risultati raggiunti -purché non manipolati ad arte.
 
Così non è stato finora, almeno mediamente, parola di testimoni consapevoli ridotti al mutismo. Se le persone in grado di riflettere sul disegno da preferire, per conoscere direttamente la clinica di un certo campo e per avere dato buona prova di sé in termini di produzione di salute, otterranno più spazio, c’è da essere certi che in poco tempo il grande Sistema Sanitario, della cui concezione non si può che andare fieri, riacquisterà vigore e stima.
 
Collocare a capo di un settore chi ha sfasciato quanto aveva avuto il compito di garantire in precedenza, è una colpa grave e di queste colpe ce ne è a giro, checché sostengano i detrattori della speranza che i nuovi governanti si propongono di introdurre anche per la salute dei cittadini.
 

Non resta che lavorare insieme e di buona lena al restauro di un congegno prezioso quale il Servizio Sanitario, affinché smetta di essere un carrozzone e diventi una macchina bene oliata, capace di produrre reale benessere a vantaggio dell’uomo sofferente.
 
Qualcuno dovrà tacere per decenza e qualcun altro occorre che prenda la parola a costo di sembrare strambo, per il bene di tutti che è anche quello di ciascun individuo, con l’umiltà e il coraggio che servono ed evitando presunzioni vanesie e infondate. L’alternativa è il dissolvimento di una risposta che da tempo versa in un temibile marasma.

Articolo già apparso su Quotidiano Sanità

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