Amministrazione di sostegno - Finalità della legge, destinatari -  Redazione P&D - 01/07/2018

Testimonianze da Associazione “La Cordata” di Bra - Luigina Bima

ASTI  31.5.2018  

    Oggi offriamo alcune delle nostre testimonianze, non tanto per insegnare qualcosa a qualcuno, ma per far capire che è possibile e può anche essere bello occuparsi di una persona come tutore e/o amministratore di sostegno. Oggi, più che fare dei discorsi, cerchiamo di far parlare i fatti, la vita.

Come premessa, riteniamo giusto dichiararci: noi crediamo fondamentalmente nell'aspetto innovativo, dignitoso, funzionale, dell'ads, così come la intende il prof. Paolo Cendon, che ritieniamo sia il nostro maestro. Speriamo vivamente e crediamo che presto l'interdizione venga superata: l'unico modo sarebbe una legge in tal senso, legge che è già stata formulata e proposta da diversi anni e giace in Parlamento. Nel frattempo, assistiamo all'applicazione della legge n. 6 a macchia di leopardo in Italia. Il mondo della giurisprudenza si è un po' diviso sull'interpretazione dell'amministrazione di sostegno. In alcuni Tribunali le tutele sono veramente residuali, quasi nulle, in altri continua ad esserci una presenza significativa di interdizioni, in base agli orientamenti dei Giudici. In realtà, fino a che non verrà cancellata per legge, l'interdizione è possibile, perchè è presente nel nostro ordinamento. Ovviamente, siamo liberi di pensare, ma non possiamo che adeguarci a chi è chiamato a valutare e a decidere.
In ogni caso, riteniamo che l'approccio innovativo e rispettoso portato dalla nuova misura di protezione possa avere dei riflessi molto positivi anche nei rapporti tra tutore e interdetto: noi cerchiamo di metterli in pratica, per quanto si può.

Poche parole chiave, che in questi anni ci hanno frullato per la testa come frutto di riflessioni e di confronto.
    1.    Amministrazione di sostegno e/o tutela sono misure di protezione, non di oppressione.
    2.    E' un concetto da tenere bene a mente e su cui modellare il nostro comportamento.Anche quando dobbiamo  “controllare” o porre un “limite” alla libertà di spendere di una persona, noi dobbiamo avere in mente chiaro che la nostra finalità è proteggere. Non deve passare il concetto di “potere”, ma di responsabilità.
    3.    La legge è fatta per l'uomo, non l'uomo per la legge. Questo vuol dire che dobbiamo capire non solo l'aspetto giuridico, ma l'aspetto sociale, esistenziale delle norme in generale, in particolare di quelle con cui abbiamo a che fare se ricopriamo un incarico di tutela o di amministrazione di sostegno. Cercare quindi di adattare la legge alla vita, alle persone, non viceversa. Un piccolo esempio: a volte si pensa che il dover chiedere autorizzazione al G.T. per acquistare, vendere, investire dei soldi, ecc. sia una grande scocciatura: in realtà è una garanzia sia per l'ads/tutore e sia per il beneficiario. Vuol dire che la tua proposta è stata letta e valutata da qualcuno che ha l'autorità di discernere e decidere. Il Giudice, se non capisce bene o non è convinto, può convocare il tutore/ads per chiederti maggiori spiegazioni o per dare precise indicazioni.
    4.    Dialogo a doppia direzione: non solo parlare, ma prima ascoltare, con la massima attenzione.
    5.    Rispetto – rapporto di fiducia: è fondamentale che si instauri un rapporto di fiducia che parte proprio dal rispetto. A volte il rapporto di fiducia c'è fin da subito, perchè le persone già si conoscono, altre volte è frutto di una conquista lenta e faticosa. Se manca questo, però, la misura di protezione rischia di non essere efficace.
    6.    L'amministrazione di sostegno sotto certi aspetti si può paragonare all'affidamento famigliare di adulti, ma anche di minori. Deve scattare un certo “ciac...”che consolida il legame e lo rende bello ed efficace per tutti. Se manca il rapporto di rispetto e di fiducia, solo l'aspetto giuridico non sta in piedi, si può paragonare ad una cornice senza quadro....

 Voglio lasciarvi una bella frase che forse molti di voi avranno già sentito:
“Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall'alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi”

Gabriel Garcia Marquez scrittore giornalista premio Nobel per la letteratura
deceduto nel 2014 a Città del Messico

ESPERIENZE

Noi, avendo già alcuni anni di operatività alle spalle, abbiamo pensato di presentarvi delle storie “lunghe”, cioè dove c'è già da diversi anni l'amministrazione di sostegno o la tutela per ripercorrere con voi l'evoluzione  nel tempo di questo incarico, dovendosi adattare al percorso di vita della persona e della famiglia.
Le situazioni di Bra possono essere molto simili a quelle di Asti, di Torino, ecc.: ve le proponiamo come spunti di riflessione, da cui imparare qualcosa.
                  
    1.    Cominciamo da P. che è uno dei volontari della prima ora: la sua esperienza si potrebbe intitolare  CONDIVISIONE.
    2.    P. da oltre 10 anni è ads di un ragazzo disabile, L., di circa 50 anni, solo, che ha ancora una discreta autonomia. Ha un lavoro part-time in una azienda del territorio, come invalido civile. Vive in un alloggio popolare. L'ads era stata proposta dai servizi sociali perchè a seguito della morte della mamma, con cui precedentemente viveva, aveva ereditato una discreta somma di denaro. Ha una sorella, che in quelle circostanze, è diventata molto gentile con lui e che avrebbe fatto di tutto per farsi dare anche il denaro, come già aveva fatto con l'oro di famiglia. P., molto generosamente, ha affrontato la situazione, sia dal punto di vista della gestione della vita pratica di Luca, sia dal punto di vista economico. Luca da tanti anni non pagava il canone TV ed altri tributi, continuando nella tradizione di famiglia di strappare avvisi e bollette. Inoltre aveva accettato un contratto telefonico per l'acquisto di una poderosa enciclopedia, lui che a stento è capace a leggere, ed aveva un debito con l'INPS che doveva restituire.
    3.    P. ha lavorato sodo, impostando correttamente il conto corrente bancario, addebitandovi tutte le utenze, e prevedendo anche l'investimento di una cifra in titoli, previa autorizzazione del Giudice Tutelare. Ha sistemato il contratto telefonico, facendolo annullare, con l'intervento del Movimento Consumatori, ha concordato la rateizzazione del debito con l'INPS. Ha condiviso il progetto assistenziale con i servizi sociali, prevedendo l'intervento settimanale di una OSS per la gestione della casa, lavaggio biancheria, ecc. Ha fatto un accordo con una struttura per anziani che si trova vicino a casa sua che gli fornisce il pranzo tutti i giorni e a fine mese fa una fattura, che P. va a pagare con bonifico bancario. Per la cena, grazie all'intervento dell'OSS, facendo la spesa insieme, L. ha imparato ad organizzarsi da solo a casa sua. Certamente, se sorge un piccolo problema, lui da solo va in panico ed ha bisogno del supporto di P.: la sua fragilità e i suoi limiti rimangono, ma intanto vive “all'onor del mondo”, non gli manca nulla, vive del suo, non viene raggirato o circuito da nessuno e il suo gruzzoletto è ben custodito!
    4.    Voi capite bene che dietro a questa esperienza, di oltre 10 anni, qui sintetizzata con poche parole, c'è un quotidiano di tante piccole cose, tanti piccoli gesti, contatti, incontri, ecc. e anche e soprattutto tanta PAZIENZA!!!  
    5.    Poi passiamo a G.,  che sta vivendo un' avventura che, vista adesso, ha dell'inverosimile, ma vi assicuro che è tutto vero; abbiamo condiviso tappa per tappa tutti i passaggi e l'evoluzione di questa vicenda. G. è stato un grande, non solo per le cose che ha fatto e che ha impostato veramente bene, ma anche perchè è stato tollerante e “resiliente”, con un beneficiario che non avendo nulla da fare e avendo in mente ogni volta un suo obiettivo da raggiungere, nel momento che voleva lui e quando e come voleva lui,  era capace di chiamarlo al telefono – penso – anche 25 volte al giorno o forse di più.  Vi assicuro che gestire questa cosa, a volte anche spegnendo il telefono, e riuscire a non mandarlo a quel paese, ricucendo ogni volta il rapporto e il dialogo sicuramente non è stata cosa semplice.  La parola-chiave qui può essere:  RISPETTO.
    6.    Il beneficiario, M., è originario di una città del nord, non in Piemonte, dove si era costruito una famiglia ed era titolare di una azienda importante, in cui circolava molto denaro. A seguito di una grave crisi famigliare, anche l'azienda cominciò a scappargli di mano, fino al fallimento totale con danni economici enormi. La famiglia andò a rotoli e lui si buttò nell'alcool, molto pesantemente. Venne ricoverato per alcuni anni presso una struttura comunitaria del braidese, per disintossicazione e riabilitazione e alla dimissione, il fratello, i servizi che lo seguivano e l'ads che già gli era stato nominato, decisero di farlo abitare a Bra e di non farlo rientrare nella sua città d'origine. Gli affittarono un alloggio e lo posero lì, in un contesto che lui non conosceva e con contatti solo con il SER.T. Gli fecero ospitare altri 2-3 uomini, dimessi anche loro dalla comunità, che non sapevano dove andare a vivere e che probabilmente non avevano possibilità economiche. Mario invece aveva una pensione di quasi 2.000 €, gestiti – da lontano – dall'ads. Questa convivenza fu fallimentare su tutti i fronti, Mario fu derubato di tutto ciò che possedeva di prezioso (vestiti, quadri, mobili antichi, ecc.). Non era in grado né di difendersi, né di denunciare e il suo ads era molto lontano... A questo punto, tramite conoscenze fortuite, M. e il fratello hanno intercettato La Cordata e ci hanno posto la richiesta pressante di trovare un nuovo ads a Bra, possibilmente volontario: quello in carica era un avvocato e gli prendeva una cifra fissa tutti i mesi, che per M. non era indifferente. Ci siamo incontrati alcune volte ed abbiamo condiviso questa necessità: è emersa la disponibilità e la competenza di G., che sembrava proprio la persona più adeguata in questa situazione. E' stato lo stesso M., aiutato da noi, a presentare la richiesta al G. T. di sostituzione dell'ads, richiesta che con i dovuti tempi è stata accolta. Intanto, dopo il disastro della coabitazione, l'ads “lontano” lo aveva sistemato, contro la sua volontà, in una struttura per anziani non autosufficienti, situata in un paesino della Langa, per di più in aperta campagna. Probabilmente riteneva che questa dovesse essere la sua sistemazione definitiva... Entrato poi in carica G., ascoltando il legittimo desiderio di M. di vivere nell'alloggio di cui pagava regolarmente un affitto molto salato, si è provveduto alla ricerca di una badante e M. è così tornato a casa. Riprendendo una vita regolare, con cure adeguate, una assistenza continuativa, l'alimentazione equilibrata, ecc. M. poco per volta si è ripreso fisicamente e psichicamente. G. ha dovuto affrontare anche molte questioni economiche relative al periodo precedente: multe, cartelle esattoriali non pagate, chiusura partita IVA non effettuata, cifre significative di denaro sottrattegli (= rubate) da un parente prossimo...una serie di circostanze favorevoli, in primis quella di aver trovato la badante giusta per quella situazione, M. ha affrontato altre numerose problematiche sanitarie ed è riuscito sempre a venirne fuori. Avendo risolto poco per volta i problemi economici, M. è riuscito ad acquistare un alloggetto dove poter vivere con la badante e infine pochi mesi fa, si è pure sposato con lei!
    7.    La presenza dell'ads è sempre stata di fianco a lui, non per bloccare il suo desiderio e il suo progetto di vita, ma per accompagnarlo e sostenerlo e fare in modo che M. potesse realizzarlo.
    8.    Possiamo ora ascoltare D.,  che ci offre una testimonianza  molto bella, seguita con grande  “diligenza”, con sensibilità, che lo ha visto molto impegnato non solo per la sua beneficiaria, ma per tutti i membri della famiglia.  Questa esperienza si potrebbe intitolare: VISIONE GLOBALE DELLA FAMIGLIA. Tutti noi, se rispettiamo una persona, rispettiamo anche le persone a lei care, non ci permettiamo mai  di esprimere giudizi, però valutazioni, consigli, suggerimenti... e rispetto alle bugie? Come possiamo comportarci? Voi cosa pensate?
    9.    Sicuramente, fin quando l'interesse del beneficiario coincide, o almeno non è in contrasto con quello dei suoi famigliari, si può continuare la gestione in un certo modo; quando poi si verifica che la permanenza in famiglia del beneficiario è solo occasione di sfruttamento, che non gli dà nulla in cambio, l'ads deve pensare principalmente alla protezione del suo beneficiario, perchè questo è l'incarico che ha ricevuto ed è di questo che deve rispondere.
    10.    La beneficiaria si chiama F. ed ha quasi 70 anni, è affetta da dipendenza da alcool, oltre che da una situazione di limiti intellettivi e di degrado che ha connotato tutta la sua vita. E' vedova, ha diversi figli, che non si occupano in nessun modo di lei, tranne una – L. – che vive in un minialloggio popolare, con due figli e a volte un marito e/o convivente. L. è stata disponibile ad accogliere la madre, sia per affetto nei suoi confronti, sia perchè la sua presenza avrebbe comportato la disponibilità della sua pensione di circa 900 €, entrata fondamentale per tutta la famiglia, che non disponeva di nessun altro reddito. D., occupandosi di F., praticamente si è fatto carico di tutta la famiglia, soprattutto dei bisogni fondamentali (alimentazione, affitto, bollette, arretrati di vario genere, cure dentarie globali a L. al fine di essere presentabile per un lavoro...problemi di scuola dei figli....) L., purtroppo, forse per i limiti che a sua volta ha, non è stata in grado di aderire all'obiettivo educativo che D. in diversi anni ha cercato di perseguire e non ha dimostrato impegno nei confronti della madre, assumendosi l'incarico di somministrare la terapia, aiutandola per l'igiene personale e garantendole condizioni di vita minime....
    11.    Per questo, dopo anni di tentativi, i servizi sociali ed il SER.T., insieme all'ads, hanno deciso l'inserimento di F. in una struttura per anziani. Questo ha comportato un decisivo miglioramento delle condizioni di vita di F., ma anche la sua fuoriuscita dalla famiglia di L., che si è vista privata dell'introito che aveva garantito di “rimanere a galla”per diversi anni. Questa non è stata una scelta improvvisata e fatta a cuor leggero, ma è stata dettata dall'impegno di D. innanzitutto verso F..
    12.    La famiglia di L. è ora in carico in modo più consistente ai servizi sociali territoriali, che attiveranno tutte le risorse disponibili per offrire un aiuto adeguato.
    13.    Una situazione che abbiamo seguito, un po' eccezionale, è stata quella di una famiglia, dove a seguito di breve malattia, è venuto a mancare un papà di 45 anni con tre figli minori. Il padre era l'unico a lavorare, come commerciante,  la moglie non era informata di nulla rispetto al lavoro, ai debiti e ai crediti del marito, la licenza, conti in banca, commercialista, utenze domestiche, ecc. lei era sempre stata tenuta all'oscuro di tutto, in più non capiva le cose, non sapeva dove andare, da chi, la successione, l'eredità sua e dei figli, ecc. inoltre abitava in un paesino, senza mezzi pubblici e lei senza patente (ha provato tre volte a prenderla, senza riuscirci). La signora non era malata, sia pure un po' depressa, vista la situazione, né era disabile, ma era gravemente inadeguata ad affrontare questa situazione. Ci è stata segnalata dai servizi sociali; l'abbiamo aiutata a sottoscrivere lei stessa la richiesta di apertura “temporanea” di amministrazione di sostegno. Il G.T. ha aperto l'ads per il periodo  di 18 mesi. Un suo fratello che abita nello stesso paese ha accettato di ricoprire l'incarico di ads e noi come Cordata lo abbiamo aiutato e guidato in tutti gli adempimenti che erano da svolgere. Allo scadere dei 18 mesi, tutto era stato fatto e la signora doveva solo più gestire l'entrata corrente costituita dalla pensione di reversibilità del marito. L'ads è terminata secondo quanto stabilito dal G.T. ma è stata fondamentale per risolvere tutte le questioni burocratiche, anche molto ingarbugliate che da sola non avrebbe potuto affrontare.
    14.    Altra possibilità che abbiamo affrontato alcune volte e su cui può essere utile fare un accenno è quando il beneficiario arriva a rifiutare il suo ads. A volte, è influenzato dalle voci di popolo che gli dicono che l'ads si fa pagare, o meglio, gli prende i soldi, oppure il beneficiario “si sente stretto” dovendo osservare dei limiti al prelievo o all'uso del denaro. A volte si possono generare dei rapporti quasi di incompatibilità o di stress, di burn-out vero e proprio. In questi casi l'ads non deve entrare su un terreno di conflitto o di contrapposizione, ma dare le informazioni corrette, cioè spiegare al beneficiario che può rivolgersi al G.T. per manifestare il suo disagio adducendone anche i motivi e chiedere la sostituzione dell'amministratore o la chiusura della stessa amministrazione di sostegno. In ogni caso l'ads risponde del suo operato, ma in primo luogo  al G.T. che gli ha attribuito l'incarico e rimane in carica fino a quando lo stesso Giudice fa un provvedimento di revoca e l'amministratore può “passare le consegne” al nuovo incaricato.


                  






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