Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 07/12/2018

Sulla nozione di organismo di diritto pubblico – Cons. St. Comm. Sp. 2427/18

Il Consiglio di Stato, nell’Adunanza della Commissione speciale del 26 ottobre 2018, n. 2427, si è espresso sulla nozione di organismo di diritto pubblico, dalla quale derivano conseguenze pratico-operative affatto marginali per gli enti interessati.

I giudici di Palazzo Spada hanno ribadito che:

-) non osta al riconoscimento dell’organismo di diritto pubblico la natura privata di un determinato soggetto (cfr. sentenza Corte UE 15 maggio 2003, causa C-214/00);

-) è (sempre) necessario valutare con attenzione la sussistenza del requisito della “dominanza pubblica”, intesa come finanziamento maggioritario, controllo della gestione o nomina dei componenti del CdA, direzione o vigilanza in misura non inferiore alla metà da parte dello Stato o di altri enti pubblici;

-) è necessario distinguere tra organismi di diritto pubblico ed enti pubblici non economici (come nel caso di specie è stata ritenuta una università non statale);

-) l’organismo di diritto pubblico è caratterizzato per il fatto di essere una persona giuridica, anche di diritto privato, appositamente costituita per soddisfare esigenze di interesse generale non aventi carattere industriale ovvero commerciale e che sia sottoposto ad influenza pubblica dominante;

-) la nozione di organismo di diritto pubblico deve potersi inferire in relazione all’ente inteso in senso “unitario e nel suo complesso” e, pertanto, non può “essere predicata e attribuita solo con riferimento a quella parte dell’(unica) attività dell’ente che sia finanziata con fondi pubblici”;

-) la vigilanza estrinseca e formale dello Stato o di altri enti pubblici su soggetti privati che operano nel comparto dei servizi di interesse generale non può ritenersi di per sé sufficiente ad annoverare i soggetti in parola tra gli organismi di diritto pubblico;

-) non è condivisibile un orientamento che porterebbe ad una generalizzata “Pubblicizzazione” di una gamma assai vasta di soggetti privati (si pensi, anche, ai diversi soggetti non profit), solo in ragione della loro mission pubblica.

Da quanto sopra espresso, la Commissione speciale fa discendere la libertà in capo al soggetto privato non qualificabile quale organismo di diritto pubblico di procedere agli acquisti di beni e servizi sul mercato senza fare ricorso alle procedure di evidenza pubblica.

A tacere di questo ultimo profilo che, per taluni soggetti, in specie di piccole e medie dimensioni, può invero rappresentare un oggettivo fattore di semplificazione, il parere della Commissione brevemente qui analizzato conferma un importante principio che, in particolare, in forza del principio di sussidiarietà ex art. 118, u.c. Cost., costituisce un parametro “vitale” per l’azione di molti soggetti privati. Questi ultimi, anche e soprattutto quando perseguono finalità di interesse sociale (si pensi agli enti del terzo settore e alla cooperazione sociale) non possono essere sussunti nelle definizioni che caratterizzano gli enti pubblici.

E’, in ultima analisi, fondamentale riconoscere l’autonomia, l’indipendenza, la libertà di azione dei soggetti privati che svolgono attività di interesse generale (come ribadito nel d. lgs. n. 117/17), le quali sono – secondo le modalità e i termini previsti dall’ordinamento – assoggettati alla supervisione, ai controlli e alle verifiche (necessari) da parte degli enti pubblici. Ma non per questo, i soggetti privati si devono “trasformare” in organismi di diritto pubblico.