Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Redazione P&D - 23/11/2019

Suicidio assistito – la sentenza della Corte Costituzionale - Agostino Bighelli

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E' stata depositata oggi (22.11) in cancelleria la sentenza (n. 242/2019) con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale -nei casi ed entro i limiti già esplicitati con la precedente ordinanza n. 207/2018- dell'art. 580 c.p. nelle situazioni meglio note come di "suicidio assistito".

Molti sono i contenuti della sentenza, a caldo mi pare opportuno segnalarne un paio:
1. vengono affermate (punto n. 6) la centralità e la rilevanza della "obiezione di coscienza" del personale sanitario: «la presente declaratoria di illegittimità costituzionale si limita a escludere la punibilità dell’aiuto al suicidio nei casi considerati, senza creare alcun obbligo di procedere a tale aiuto in capo ai medici. Resta affidato, pertanto, alla coscienza del singolo medico scegliere se prestarsi, o no, a esaudire la richiesta del malato».
Non stiamo quindi parlando di un frivolo vezzo ostracista proprio di medici simil-talebani, ma di un vero e proprio diritto costituzionalmente rilevante, come peraltro già affermato in passato dalla stessa Corte Costituzionale (sentenze n. 43/1997 e n. 13/1994).

2. sono riconosciute rientrare tra le condizioni che debbono essere rispettate ai fini della legittimità dell'aiuto al suicidio (punti nn. 2.4 e 5) l'effettivo coinvolgimento del paziente in un percorso di cure palliative e la garanzia di una appropriata terapia del dolore (L. n. 38/2010 e art. 2 L. n. 219/2017).
Ora, è noto che sino ad oggi le previsioni della L. n. 38/2010 (Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore) sono rimaste, nella sostanza, lettera morta, anche se la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità si è espressa nel senso di configurare le cure palliative come vero e proprio diritto umano (proprio questo è stato il fil-rouge del XXVI Congresso Nazionale della Società Italiana di Cure Palliative tenutosi nel novembre di quest'anno).

Ho come il sospetto (a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina...) che ora, proprio perché rappresentano una condizione necessaria riguardo al più interessante (almeno per le opinioni pubblica e comune) tema del "suicidio assistito", anche le cure palliative saranno riesumate dal purgatorio nel quale sono state sino ad oggi confinate.

Vedi mai che occorrerà ringraziare la Corte Costituzionale per aver messo in moto, con una pronuncia che afferisce al termine della vita, l'applicazione di una normativa che invece ha il fine anche di rispondere al «bisogno di salute» delle persone.