Cultura, società  -  Redazione P&D  -  28/04/2022

Sono un po' lombardo - Paolo Cendon

Anche veneziano, ovviamente, veneto, ma sicuramente un po’ lombardo.

Pavia mi ha accolto a 18 e mi ha fatto laureare, qui ho iniziato la carriera universitaria, cominciato la mia prima monografia.

A Pavia ho conosciuto delle buone amiche, che mi hanno quasi adottato, negli anni universitari.

A Pavia, al 'Fraschini', ho  scoperto il teatro di prosa.

Al 'Balein' in Borgo sperimentato  come si mangia bene, con pochi soldi. Purché ci si riuscisse ad arrivare, stante la nebbia …

A Milano ho fatto gli esami di procuratore legale.

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A Voghera andavo sempre a trovare il mio amico-collega Giampiero Armano, e facevo scampagnate in macchina per l’Oltrepò; mi ha ispirato la figura dell’avvocato Banchetti, nel mio romanzo  ‘’Storia di  Ina’’, edit. Aliberti; romanzo ambientato in una città immaginaria della Lombardia, che potrebbe essere Legnano, Busto Arsizio.

Al 'Collegio Cairoli'  ho collocato  un passaggio (vero) del libro “Rifiorire”, edit. Corsiero.

Lì  ho imparato a giocare a boccette.

A Pavia i miei primi anni da sposato, con le bambine piccole. La nostra giovanissima domestica, Marisa, era di S. Margherita Staffora.

È stata l’unica volta che sono stato iscritto a un partito, per meno di un anno. Sull’onda della politica universitaria, nell’ ASUP, nell’ORUP.

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I lombardi sono buoni, semplici, intelligenti, forti, generosi. Qualche eccezione, vabbé … ho imparato tantissimo da loro.

Ho fatto conferenze in questi ultimi trent’anni – specie sui soggetti fragili, sui danni non patrimoniali - a Milano, Desio, Monza, Legnano, Varese, Como, Mantova, Cremona, Lecco, Brescia, Bergamo, Pavia, Castiglione delle Stiviere, Lainate, Cervesina, Voghera,  e non so dove altro.

Una tempo fa  a Brescia, sul “Diritto alla Gentilezza”, pochi mesi fa, chi avrebbe detto allora …???

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A Milano ho anche fatto l’avvocato per un po’ di tempo.

A Pavia ho incontrato il mio maestro Rodolfo Sacco.

Avevo parenti vari sparpagliati fra Milano e Lecco.

A Stradella ero andato anche a ballare.

Nel Ticino facevo il bagno: sotto il Ponte Vecchio è ambientata l’ultima scena del mio “Orco in canonica”. 

Sotto il ponte della Becca ero stato imprudente, potevo annegare.

Il bosco Negri mi ha ispirato per il fondo Broggi nel romanzo ‘’Storia di  Ina’’  .

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A Pavia avevo una fidanzatina importante, Paola, ci sentiamo ancora. Andavo sempre in bicicletta, in quegli anni, portavo lei in canna (50 chili), anche per decine di chilometri, in cerca di prati e cespugli romantici, anche piccole salitelle >>> a metà stagione ero così allenato che poi, quando facevo con miei amici delle garette ciclistiche, al Lido di Venezia, siccome non avevo lei sulla canna da portare, vincevo sempre.

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