Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 13/05/2019

Solo le Fondazioni (ex IPAB) con nomina pubblica possono essere sia ETS sia imprese sociali – L. 12/19

La d.l. 14 dicembre 2018, n. 135, convertito in legge 11 febbraio 2019, n. 12, all’art. 11-sexies contiene una importante disposizione che ha completato il novero delle organizzazioni non profit che possono beneficiare del nuovo regime previsto dalla Riforma del terzo settore.

Come è noto, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 7.4.88, n. 396, del dpcm del 1990, dell’art. 10, l. n. 328/2000 e del successivo d. lgs. n. 207/2001, le organizzazioni non profit (fondazioni e associazioni) che, per opera della legge Crispi del 1890 erano state attratte nell’alveo dei soggetti di diritto pubblico, hanno – laddove previsto dalla normativa regionale – potuto optare per la “trasformazione” in soggetti di diritto privato. Nel percorso di trasformazione, in quasi tutte le regioni, le ex IPAB hanno mantenuto nei propri consigli di amministrazione rappresentanti degli enti pubblici. In taluni casi, tale rappresentanza è maggioritaria.

Una simile condizione precludeva alle fondazioni ex IPAB di risultare enti del terzo settore (ETS) e di poter accedere alla nozione giuridica di impresa sociale. L’art. 11-sexies in parola è intervenuto a modificare questo stato di cose, permettendo anche alle ex IPAB di beneficiare, laddove ritenuto opportuno, delle disposizioni dei d.lgs. nn. 112 e 117/2017.

Preme evidenziare che, al fine di permettere alle ex IPAB di poter essere annoverate tra gli ETS e delle imprese sociali, il legislatore considera la nomina degli amministratori da parte della P.A. non come espressione della nomina da parte dell’organo deputato (es consiglio comunale) in qualità di mandatario fiduciario con rappresentanza della P.A. designante, bensì quale “designazione, intesa come espressione della rappresentanza della cittadinanza”.

Ne consegue che tale designazione, che di norma avviene sulla base delle tavole di fondazione, non è ascrivibile alla nozione di controllo che definisce il rapporto tra P.A. e organismi partecipati.

Al riguardo, per vero, merita precisare che già l’art. 17, comma 1, lett. b), d. lgs. n. 207/2001 escludeva la rappresentanza in capo ai designati nei consigli di amministrazione delle IPAB trasformate in persone giuridiche di diritto privato, confermando la piena autonomia gestionale, amministrativa, statutaria ed organizzativa di questi enti.

La disposizione in parola può ritenersi confinata alla fattispecie delle IPAB trasformate in soggetti di diritto privato e quindi non suscettibile di espandersi anche nei confronti delle altre fondazioni e associazioni, nelle quali gli enti pubblici (locali) esercitano il controllo, anche a mezzo della nomina di propri rappresentanti in seno ai consigli di amministrazione.