Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 10/12/2018

Società partecipate, nomina del CdA e accesso civico – Tar Puglia 1344/18

Un cittadino adiva il Tar evidenziando che aveva chiesto ad un comune se quest’ultimo avesse adottato, ai sensi dell’art. 147 quater del d. lgs. n. 267/2000, un regolamento per il controllo delle società non quotate partecipate dallo stesso ente, allo scopo di verificarne l’efficienza, l’economicità e la corretta gestione rispetto alle linee strategiche stabilite dall’Amministrazione Comunale.

Il Comune rispondeva affermativamente, precisando, che il medesimo ente locale non aveva invece adottato un apposito regolamento per la nomina di rappresentanti del Comune in enti, aziende ed istituzioni. Tuttavia, ai sensi degli artt. 42, co. 2 e 50, co. 8, del D.Lgs. 267/2000, con atto del Consiglio Comunale erano stati fissati i criteri di massima per le nomine in parola.

Con una successiva istanza, il ricorrente chiedeva al Comune di Corato di conoscere i requisiti considerati in sede di nomina dei componenti del consiglio di amministrazione di una società strumentale del, precisando di nutrire uno specifico interesse alla questione, derivante dal fatto di essersi proposto per l’assunzione dell’incarico di Presidente dell’azienda di cui trattasi, per di più a titolo gratuito.

Il Comune, trascorso il termine di legge, non riscontrava l’istanza. Con sentenza 18 ottobre 2018, n. 1344, il Tar Puglia, sezione di Bari, ha ritenuto il ricorso fondato nel merito come segue:

-) l’accesso agli atti si fonda sia sulle previsioni del d. lgs. n. 33/2013, recante la disciplina del c.d. “accesso civico”, oggi differenziato in accesso civico semplice (art. 5, comma 1) e accesso civico generalizzato (art. 5, comma 2) sia sugli artt. 3, 22 e 24 della l. n. 241/1990 e ss.mm.ii.;

-) le disposizioni dettate con il d. lgs. n. 33/13 in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, disciplinano situazioni non ampliative né sovrapponibili a quelle che consentono l’accesso ai documenti amministrativi ai sensi degli articoli 22 e seguenti della l. n. 241/1990;

-) il d. lgs. n. 33/2013 prevede la pubblicazione obbligatoria di una serie di documenti, specificati nei capi II, III, IV e V del medesimo d.lgs. e concernenti l’organizzazione, nonché diversi specifici campi di attività delle P.A., nei siti istituzionali delle medesime, con diritto di chiunque di accedere a tali siti “direttamente ed immediatamente, senza autenticazione ed identificazione”;

-) in caso di omessa pubblicazione, ai sensi dell’art. 5 del citato d.lgs., può essere esercitato il cosiddetto “accesso civico”, consistente in una richiesta - che non deve essere motivata - di effettuare tale adempimento, con possibilità, in caso di conclusiva inadempienza all’obbligo in questione, di ricorrere al Giudice Amministrativo;

-) l’accesso civico generalizzato si sostanzia nel diritto di chiunque ad accedere ai dati ed ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione - nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti - e ciò allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.

Alla luce di quanto sopra espresso, il Tar ha riconosciuto il diritto del ricorrente di conoscere – laddove esistenti – i criteri sulla scorta dei quali è stato individuato il CdA della società. Contestualmente, i giudici amministrativi pugliesi hanno altresì ritenuto di evidenziare che se l’atto riportante i suddetti requisiti “non dovesse esistere, la domanda di accesso resterà legittimamente insoddisfatta, tenuto conto, oltre che di quanto sin qui detto, della evidente natura privatistica dell’atto di nomina dei componenti del Consiglio d’Amministrazione di un Ente strumentale (cfr. in argomento Cass. civile, SS.UU., ordinanza 1/12/2016 n. 24591 in materia di natura privatistica di un ente strumentale nelle vesti di società per azioni).”

In conclusione, il Tar ha sottolineato che “non vi è alcun interesse differenziato in capo al ricorrente che gli attribuisca una facoltà di sindacare in sede amministrativa o giudiziaria una nomina di per sé latamente discrezionale e fiduciaria quale quella di Presidente di un ente strumentale comunale di diritto privato.” Circostanza che identifica l’aspirazione del ricorrente a ricoprire tale carica quale “manifestazione di un interesse egoistico di mero fatto, non meritevole di particolare tutela rebus sic stantibus.”