Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 12/11/2019

Società partecipate e nomina del RPCT – ANAC PNA 2019/2021

Come è noto, nei Piani triennali di prevenzione della corruzione e della trasparenza un ruolo centrale è affidato al RPCT: egli è il soggetto che indica le misure di prevenzione oltre a svolgere compiti di vigilanza, controllo e monitoraggio, quale interlocutore dell’ANAC e delle singole P.A. (enti locali, nei casi delle società a partecipazione pubblica).

Ai sensi del d. lgs. n. 97/2016, l’organo di indirizzo deve assicurare al RPCT poteri e funzioni idonei ad assicurare lo svolgimento dell’incarico con autonomia ed effettività. A tale scopo, possono rendersi necessarie:

-) eventuali modifiche organizzative (cfr. art. 1, comma 7, l. n. 190/2012);

-) l’unificazione delle funzioni di responsabile della prevenzione con quello della trasparenza, salvo che non si giustifichi modo diverso il mantenimento delle due funzioni.

Della nomina del RPCT va fatta comunicazione all’ANAC e il soggetto individuato deve avere dimostrato una condotta integerrima, valutando ex ante l’assenza di conflitti di interessi e l’esposizione in aree a maggior rischio corruttivo.

Merita ricordare che le misure anticorruzione, alla cui definizione e vigilanza è preposto il RPCT, si integrano – in specie nelle società a partecipazione pubblica – con i contenuti di cui al “modello 231”. E’ tuttavia necessario rimarcare che le misure anticorruzione e il modello 231 rispondono a finalità diverse: mentre nel caso delle prime, occorre una valutazione annuale di idoneità delle stesse per prevenire il rischio rispetto alle vicende occorse all’ente nel periodo di riferimento, il modello 231 deve “adeguarsi” alla modifica della struttura organizzativa dell’ente o agli esiti negativi di verifiche sulla sua efficacia. Il PNA in consultazione conferma l’esclusione del RPCT dall’Organismo di vigilanza proprio in ragione delle diverse funzioni che l’ordinamento attribuisce ai due organi.

Ma chi può ricoprire l’incarico di RPCT? L’art. 1, comma 7, l. n. 190/2012, così come modificato dall’art. 41, comma 1, lett. f), d. lgs. n. 97/2016 stabilisce che l’organo di indirizzo, consiglio di amministrazione o altro organo similare (nelle società partecipate) individui il RPCT di norma tra i dirigenti di ruolo in servizio. Nella precedente versione della norma si prevedeva che in via prioritaria fossero individuati i dirigenti amministrativi di prima fascia quali soggetti idonei all’incarico. In mancanza di dirigenti, potrà essere individuato con motivazione rafforzata un dipendente con P.O. o, comunque, un profilo non dirigenziale che garantisca comunque le idonee competenze.

Al riguardo, nel PNA in consultazione si ammette che il legislatore ha ribadito che il RPCT debba essere di norma individuato in un dirigente in servizio. Solo in via del tutto eccezionale potrà essere nominato un dirigente esterno atteso che non risulterebbe incoerente con la legge la nomina di un dirigente proveniente direttamente da uffici di diretta collaborazione con l’organo di indirizzo in specie laddove esista un vincolo fiduciario.

Da accogliere con favore (finalmente) la previsione del PNA secondo la quale nelle società prive di dirigenti ovvero di dirigenti in numero limitato e che siano impegnati nello svolgimento di compiti gestionali nelle aree a rischio di corruzione, l’incarico di RPCT può essere affidato ad un profilo non dirigenziale che tuttavia sia in grado di assicurare le competenze adeguate. Nelle società partecipate di piccole dimensioni si può anche prevedere la nomina di un amministratore purché privo di deleghe gestionali. Qualora la società appartenga ad un gruppo societario il RPCT potrà rimanere quello della società capogruppo con l’individuazione di un referente per le altre società del gruppo.

Non deve sottacersi il preminente ruolo della società nella decisione del “Modello” di RPCT da adottare: dimensioni, organizzazione interna, responsabilità interne, competenze disponibili sono tutti fattori che devono guidare la scelta motivata del CdA. Al riguardo, si aggiunga che funzionale ad una più efficace ed efficiente attività di prevenzione potrà risultare il collegamento con quanto stabilito dal modello 231 e con l’azione e le attività dell’Organismo di Vigilanza.