Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 25/03/2019

Società partecipate: amministratore unico o CdA? – Corte Conti Marche 6/2019

La Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per le Marche, con deliberazione 24 gennaio 2019, n. 6, ha ribadito che il d.lgs. 175/2016, operando il riordino del frammentario corpus normativo regolatore delle società a partecipazione pubblica, ha innovato il regime previgente, introducendo alcuni aspetti di semplificazione nella gestione delle società in parola.

Tra queste i giudici ricordano la composizione dell’organo amministrativo: al riguardo, l’art. 11, finalizzato a contenere i costi di gestione, ha previsto che l’organo amministrativo delle predette società sia, di norma, costituito da un amministratore unico.

Non che l’opzione versata nell’articolo citato costituisca una novità assoluta nel comparto delle società, ancorché individuata alla stregua di una scelta virtuosa e non come scelta privilegiata. Quest’ultima è stata invece proprio stabilita dal Testo unico sulle società a partecipazione pubblica: l’opzione a favore dell’A.U. può essere derogabile al ricorrere di specifiche condizioni richiamate dall’art. 11, comma 3. Quest’ultimo prevede uno specifico iter procedimentale, che è stato oggetto di revisione per effetto dell’art. 7 del d.lgs. 100/2017 (c.d. correttivo), a decorrere dal 27 giugno 2017 (art. 22, comma, 1 d. lgs. n. 100/2017).

Nella sua versione originaria il comma 3 rimetteva ad apposito D.P.C.M. l’individuazione dei criteri in base ai quali le società a controllo pubblico potessero optare per un diverso modulo organizzativo (consiglio di amministrazione ovvero sistemi alternativi di amministrazione e controllo – dualistico o monistico – previsti dal codice civile).

Nell’attuale formulazione il comma 3 demanda all’assemblea della società a controllo pubblico la decisione di derogare alla regola dell’amministratore unico prevedendo che, con deliberazione motivata in relazione a specifiche ragioni di adeguatezza organizzativa e tenendo conto delle esigenze di contenimento dei costi, l’assemblea possa ricorrere al consiglio di amministrazione (composto da tre o cinque membri) ovvero a forme di governance alternative (sistema dualistico o monistico).

La medesima disposizione prevede che la delibera sia trasmessa alla Sezione della Corte dei conti oltre che alla struttura del Ministero e dell’economia e delle finanze alla quale, come noto, spetta il controllo ed il monitoraggio sull’attuazione del T.U.

In tale contesto, l'art. 26, comma 1, del d.lgs. n. 175/2016 e successive modificazioni prevede che le società a controllo pubblico già costituite all'atto dell'entrata in vigore dello stesso decreto adeguassero i propri statuti alle nuove disposizioni entro il 31 luglio 2017.

Ad esito della verifica condotta sulle società a partecipazione pubblica operanti nella Regione Marche, la Sezione regionale ha segnalato alle società interessate che la decisione inerente la non indicazione dell’amministratore unico deve risultare da adeguate motivazioni in ordine all’esistenza di specifiche ragioni di adeguatezza organizzativa. La scelta deve essere supportata da una serie di dati ed elementi concreti e puntuali riguardanti in particolare la struttura organizzativa, le dimensioni, l’ambito di operatività e i risultati economico-finanziari raggiunti e, in ultima analisi, evidenziare che l’organo collegiale non comporti un irragionevole aggravio di spese a carico della società.

Benché il T.U. nella sua formulazione vigente attribuisca all’assemblea dei soci la scelta del modello di governance, la Sezione regionale ha sottolineato che l’organo assembleare deve portare a sostegno della propria scelta tutti gli elementi che consentano di identificare quell’opzione come adeguata e funzionale all’organizzazione della società.

La previsione del T.U., dunque, finisce per incidere sulla libertà organizzativa e statutaria delle società a partecipazione e controllo pubblici: esse, pur essendo riconducibili – come più volte si è avuto modo di segnalare su questo sito – nel novero delle persone giuridiche private subiscono una certa “compressione” in ragione delle finalità (nel caso di specie, risparmio di spesa) che il legislatore ha inteso attribuire alla razionalizzazione delle società in mano pubblica.