Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 28/02/2018

Società in house: per i creditori del fallimento è competente il g.o. – Tar Catanzaro, 496/18

Una società in house viene dichiarata fallita e un creditore della medesima agisce per ottenere la condanna di alcuni enti locali, già soci al 100% della predetta società, al risarcimento dei danni patrimoniali ad essa cagionati da plurime condotte illecite, consistenti nel mancato controllo, nell’omessa vigilanza e nell’inadempimento agli obblighi di diligenza e buona amministrazione.

Il creditore chiede al Tribunale amministrativo regionale di accertare l’illiceità delle condotte, attive e omissive, ascrivibili alle Amministrazioni intimate, poste in essere nella gestione di una società in house, allo scopo di dimostrarne la responsabilità nel fallimento di questa e, di conseguenza, nell’inadempimento alle obbligazioni assunte.

Il Tar di Catanzaro, sez. II, con sentenza 21 febbraio 2018, n. 496 ha statuito quanto segue:

-) in materia, la giurisdizione non è del giudice amministrativo, ma del giudice ordinario: la giurisdizione esclusiva del primo, prevista nel settore di pubblici servizi, richiede il necessario concorso di due presupposti: a) l’uno soggettivo, consistente nel rientrare il soggetto intimato fra le “pubbliche amministrazioni”, come definite dal comma 2 dell’art. 7 del c.p.a.; b) l’altro oggettivo, consistente nell’avere la controversia ad oggetto, non qualsivoglia atto o attività dei soggetti suindicati, ma atti o condotte riconducibili all’esercizio delle funzioni istituzionali del soggetto procedente;

-) l’attività censurata deve collocarsi “nell’ambito di moduli di carattere privatistico, riguardando le forme dell’esercizio (o del mancato esercizio) degli ordinari poteri dell’azionista pubblico”;

-) non rileva che dichiarata fallita sia una società in house, “posto che l’art. 1, comma 3, del D.lgs. n. 175/2016 ha oramai eliminato ogni dubbio circa l’inquadramento privatistico di quest’ultima”.

I giudici amministrativi calabresi, pertanto, richiamando il TUSP, hanno ribadito che “la società per azioni con partecipazione pubblica non muta la sua natura di soggetto di diritto privato, sol perché la P.A. ne possegga – in tutto o in parte – le azioni, in quanto il rapporto tra società ed ente locale è di assoluta autonomia, al soggetto pubblico non essendo consentito incidere unilateralmente sullo svolgimento del rapporto medesimo e sull’attività mediante l’esercizio di poteri autoritativi o discrezionali, potendo solo avvalersi degli strumenti previsti dal diritto societario (cfr. Cass. civ., Sez. un., 14 settembre 2017 n. 21299, 1 dicembre 2016 n. 24591 e 23 gennaio 2015 n. 1237).”

Da ciò consegue che tutte le situazioni giuridiche derivanti dal fallimento della società in house – al pari di quelle relative ad altre forme societarie del Libro V – devono essere ricondotte nella giurisdizione del giudice ordinario.