Cultura, società  -  Redazione P&D  -  14/10/2021

Siete infelici, malinconici?  Mangiate un caco -detto anche kako - Paolo Cendon

Non costa molto, ha anche un bel colore. Non allevatelo in casa, compratelo dal fruttivendolo di fiducia. Non deve essere acerbo mi raccomando, bello maturo, con crepe leggere, morbido, anche se non proprio spappolato.

Non c’è niente al mondo meglio di un caco, secondo solo agli abbracci della mamma.

Seguite il mio suggerimento, è lo zio Paolo a consigliarvi, un caco nostrano, potete fidarvi.

Lavate la buccia, mangiatelo in una ciotola di porcellana, non importa il colore. Procedete  pian piano, non avidamente. Cucchiaino di metallo, non importa se non è d’argento, misura giusta, non grande e non piccolissimo.

Se decidete di non ingoiare la buccia premunitevi di un fazzoletto di carta, dove sputacchiare; meglio chiudersi da soli in cucina in questo caso.

Fa anche bene. E’ bello poi, sembra vivo, un frutto di mare, un piccolo Buddah generoso.

Profuma. bello anche mangiarselo in due insieme, guardandosi negli occhi, ciascuno il suo, o tutti e due lo stesso, stessa ciotola, con un bis magari, certo bisogna essere un po' intimi.

Via via che vi lasciate scivolare in bocca porzioncine del dolce frutto, chiudete gli occhi, mugolate un po’ pensando quello che vi pare. È il momento più bello della giornata.

Viva il caco, dono degli dei, la stagione è breve, correte subito, già da domattina, un caco, è la felicità. Senza esagerare, attenzione, è un po’ pesante, due insieme solo se piccoli. Se esagerate non so cosa vi succederà….

Un caco sì però, e con in bocca il gusto del caco potete poi baciare chiunque al mondo, lo farete felice, fosse anche Kim Jong-un, il dittatore coreano ---





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