Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 10/08/2019

Sappiamo tutto di voi

Tutto ha avuto inizio da una mancia, o meglio, da una mancia non corrisposta. I “rider”, ovvero quei ragazzi in bicicletta che, cubo portavivande in spalla e smart con navigatore sul manubrio, sfrecciano nelle grandi città per consegnare il cibo a domicilio, sono i protagonisti della rubrica di questa settimana. Avrete di certo capito che i non-percettori della sperata mancia sono proprio loro, ma partiamo comunque dall'inizio. Un anonimo utente di Facebook, presentatosi con il nome di “Deliverance Milano”, ha postato sul suddetto social media un nutrito numero di nomi ed indirizzi corredati da un post con la seguente spiegazione: “È un elenco di tutte le star e i vip che regolarmente ordinano con le app e non lasciano la mancia a nessun fattorino, nemmeno in caso di pioggia - per poi continuare - Ricordatevi sempre una cosa, clienti: entriamo nelle vostre case, vi portiamo il cibo e qualsiasi altra cosa vogliate, praticamente a tutte le ore del giorno, siamo in strada sotto la pioggia battente o sotto il sole cocente, senza assicurazione. Sappiamo tutto di voi. Sappiamo cosa mangiate, dove abitate, che abitudini avete. Queste piattaforme come sfruttano noi lavoratori senza farsi alcuno scrupolo, sfruttano anche voi, speculando e vendendo i vostri dati”. Il finale, dal contenuto vagamente minaccioso, ha allarmato AssoDelivery, l'associazione che rappresenta le principali piattaforme di food delivery, che ha subito preso le distanze (sempre sui social, ovviamente) dall'accaduto, specificando inoltre di aver “già segnalato il post ed il suo contenuto alle autorità competenti”. L'anonimo utente, sempre nel proprio post, chiede inoltre “diritti sindacali, salario minimo, una previdenza sociale adeguata, e che le mance dei rider non vengano tassate” ...ma quali mance, verrebbe da chiedersi, dal momento che ha combinato tutto questo putiferio proprio perchè non vengono lasciate? ma tant'è. Tra gli indirizzi pubblicati urbi et orbi di coloro che sono accusati di avere il braccino corto vi sono quelli dello juventino Leonardo Bonucci, dell'interista Danilo D’Ambrosio, dell'ex nazionale francese Philippe Mexes, dell'ex milanista Cristian Abbiati, dell'allenatore Paolo Cannavaro, del bomber interista Mauro Icardi (ed ovviamente della moglie-manager Wanda Nara), e via vippando con cantanti, influencer, attori, critici, etc, etc... le solite categorie insomma. Questo episodio, annoverabile tra le tante, tantissime, rivendicazioni che quotidianamente vengono affidate al mondo virtuale della Rete, ci dà chiaramente lo spessore di come i social network siano diventati lo strumento da utilizzare per qualsiasi tipo di iniziativa, lecita o illecita che sia, di sensibilizzazione o intimidatoria ...tutto passa da li. Se i rider avessero fatto, anziché un post su Facebook, uno sciopero vecchia maniera, nessuno se li sarebbe filati, affidandosi alla Rete invece, in pochi minuti e senza alcuna mobilitazione di piazza, si sono guadagnati, con la massima resa ed il minimo sforzo, tutte le prime pagine dei giornali.