Danni - Danno esistenziale -  Paolo Cendon - 31/01/2019

Risarcire la perdita delle 'cose' per cui vale la pena vivere

una relazione  fatta a Perugia, un bel po' di tempo fa, quando il danno esistenziale  aveva ancora tanto cammino da fare

Le domande-chiave della responsabilità civile: quali siano le "attività realizzatrici" della persona.

Quali le gerarchie o i raggruppamenti al loro interno
(secondo una lettura arieggiante, verosimilmente, i poli della
quotidianità biologica, dell'affettività, della partecipazione sociale, dello svago); cosa significhi, provvisoriamente o per sempre, non poterle più coltivare; se abbia senso nei loro confronti, magari a fini di calcolo, un'impostazione differenzialistica - non sono tutte facili da affrontare.

E' già qualcosa però sapere cosa vi sia da chiedersi, o almeno sentire che c'è qualcosa da domandarsi - nella teoria come nella prassi.

Rendersi conto allora che esistono letture, a parte Gogol, Cervantes, Maupassant o Turgenev, in grado di illuminare la ricerca: la psichiatria sociale, la semiologia, l'informatica per esempio, oppure la psicologia del lavoro, l'economia, la sociologia urbana, la fenomenologia.

Accorgersi come già da uno spoglio della Costituzione - assunta come repertorio delle cose per cui val la pena nascere - esca smentita a prima vista la prospettazione di una quotidianità distribuita, necessariamente, fra accumulazione del denaro e attimi di scoramento.

E confermato, piuttosto, il tratto di un essere umano immerso nell’area del "fare senza corrispettivi": dai crinali della libertà personale a quelli della religione, dal mondo della famiglia a quello dell'arte, sino ai versanti dello studio, dei luoghi della creatività, dell'attività nei partiti, della presenza sindacale, delle battaglie per i propri diritti, della libertà di circolazione, delle riunioni, delle associazioni, della maternità, dell'arte, della scienza, dell'assistenza al proprio prossimo ...

Scoprire infine - venendo al diritto civile - come si tratti di ritoccare (se non proprio rovesciare) i termini dell'approccio consueto. Un po' meno riverenza per la lettera dei codici, per i raccordi sistematici, per le equazioni di bottega. Maggior attenzione per gli indici testuali, sommersi.

Le leggi speciali anzitutto: scoprire la creatura umana (le sue ragioni di moto e di stato, grandi e piccole) nelle pieghe anche riposte degli articoli: non escluse le norme penali, tributarie, amministrative, sanitarie, regionali.

E poi le sentenze beninteso: solo, cercando di scorrere le motivazioni per intero; il racconto dei fatti, i minimalismi antropologici, commedie e tragedie dietro le parole: il brulichio di ciò che ha pesato davvero per il giudice della responsabilità.

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