Responsabilità civile - Circolazione stradale -  Redazione P&D - 24/03/2018

Risarcimento sinistri causati da insidia: strade, autostrade, privati e pubbliche amministrazioni - R.M.

Tematica particolarmente pregnante, in ambito di circolazione stradale, riguarda la responsabilità dei gestori di strade o autostrade, siano essi privati o anche pubblici; ad esempio, risulta ormai pacifico come l'A.N.A.S., in quanto concessionaria della gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade e autostrade di proprietà dello Stato, sia obbligata alla pulizia delle sede stradale e delle sue pertinenze e, quindi, alla rimozione non solo dei rifiuti abbandonati direttamente sulla sede stradale, ma anche di quelli abbandonati sulle pertinenze o sulle altre strutture annesse alla strada, atteso che la loro pulizia interferisce direttamente con la stessa funzionalità dell'infrastruttura e con la sicurezza della viabilità e

“non può quindi non fare capo direttamente al soggetto gestore, sia esso proprietario, concessionario o comunque affidatario del bene” (T.A.R. Basilicata Potenza, sez. I, 21/06/2013, n. 364, Anas s.p.a. c. (avv. Bucci) c. Com. Irsina c. Avv. Pedota, Foro amm. TAR 2013, 6, 2111; cfr. anche Cass. civ., sez. III, 24 marzo 1980, n. 1956, MGC, 1980, 3);

così come, sempre in materia di circolazione stradale - cfr., amplius, RICCARDO MAZZON, Responsabilità e risarcimento del danno da circolazione stradale, Rimini 2014 -, altrettanto pacificamente può essere constatato come la conformità delle strade o delle autostrade alle leggi ed alla tecnica costruttiva non valga ad escludere ogni responsabilità del proprietario o dell'ente gestore qualora, nonostante una tale conformità, l'opera presenti insidie o pericoli per l'utilizzatore, responsabilità che può sussistere anche a fronte di modalità di utilizzazione improprie o colpose: in tal senso, ad esempio, proprio in applicazione di tale principio la Suprema Corte ha recentemente annullato, con rinvio, la decisione della corte territoriale che aveva escluso la responsabilità dell'ente gestore di un'autostrada per un sinistro occorso ad un pedone che,

“nell'attraversare in orario notturno le due carreggiate dell'autostrada, era precipitato nel vuoto, non essendosi accorto che si trattava di viadotto” (Cassazione civile, sez. III, 19/06/2013, n. 15302, Cassa con rinvio, App. Trieste, 09/05/2009, Wudy c. Autostrade Italia Spa, Giust. civ. Mass. 2013, rv 626872).

Pacifico risultante, pertanto, come anche la pubblica amministrazione risponda dei danni conseguenti al proprio atto o fatto illecito (nel caso di specie, inottemperanza all’obbligo di manutenzione della rete stradale), resta da verificare se essa risponda ex articolo 2051 c.c. (danni da cose in custodia, essendo essa “custode” della rete stradale di sua proprietà: in tal senso, Cass. civ., sez. III, 20 febbraio 2006, n. 3651, FI, 2006, 10 2802) o meramente ex articolo 2043 c.c. (cfr. Cass. civ., sez. III, 4 giugno 2004, n. 10654, MGC, 2004, 6). 

In particolare, il difetto di manutenzione della rete viaria diventa cagione di danno quando si manifesta in un’insidia (o trabocchetto), ove non ogni situazione di pericolo stradale integra l'insidia, ma solo quella che concretizza un pericolo occulto, vale a dire non visibile e non prevedibile [e la prova della non visibilità ed imprevedibilità di detto pericolo, costituendo elemento essenziale dell'insidia,

“grava su chi ne sostiene l'esistenza” (Cassazione civile, sez. VI, 26/04/2013, n. 10096, Rigetta, App. L'Aquila, 25/05/2010, Luciani c. Com Cugnoli, Giust. civ. Mass. 2013, rv 626759; cfr. anche Cass. civ., sez. III, 29 aprile 2006, n. 10040, MGC, 2006, 4).

Naturalmente, non è sufficiente la presenza di un’insidia per determinare l’irresponsabilità, ex art. 2054 c.c., del conducente il veicolo in quanto, in tema di danno da insidia stradale, la concreta possibilità per l'utente danneggiato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la configurabilità dell'insidia e della conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica, dato che quanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione delle normali cautele da parte del danneggiato, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che

“detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso” (Cassazione civile, sez. III, 16/05/2013, n. 11946, Rigetta, App. Roma, 24/07/2006, D'Aquino c. Com. Genazzano, Giust. civ. Mass. 2013, rv 626788; cfr. anche Cass. civ., sez. III, 31 ottobre 2005, n. 21115, MGC, 2005, 7/8).

L’applicabilità dell’articolo 2051 del codice civile al c.d. danno da insidia stradale (con conseguente applicazione delle relative presunzioni) non è da escludersi tout court, salvo risultare, in concreto, l’impossibilità dell’effettiva custodia sul bene: così, l’orientamento giurisprudenziale più recente conclude che, ove non sia applicabile la disciplina della responsabilità ex art. 2051 c.c., proprio per l’impossibilità in concreto dell’effettiva custodia del bene demaniale, l’ente pubblico risponde dei danni da detti beni, subiti dall’utente, secondo la regola generale dettata dall’art. 2043 c.c., che – comunque - non prevede alcuna limitazione della responsabilità dell’amministrazione per comportamento colposo alle sole ipotesi di insidia o trabocchetto; in questo caso graverà sul danneggiato l’onere della prova dell’anomalia del bene demaniale della strada, fatto di per sé idoneo in linea di principio a configurare il comportamento colposo della p.a., sulla quale ricade invece l’onere della prova dei fatti impeditivi della propria responsabilità,

“quali ad esempio la possibilità in cui l’utente si sia trovato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la suddetta anomalia” (Tribunale Reggio Emilia, 23/10/2012, n. 1774, dejure.it; cfr. anche: Cass. civ., sez. III, 29 aprile 2006, n. 10040, MGC, 2006, 4; Cass. civ., sez. III, 6 luglio 2006, n. 15383, GC, 2007, 1 154).

Così, se è vero che la disciplina di cui all'art. 2051 c.c. è applicabile agli enti pubblici proprietari o manutentori di strade aperte al pubblico transito in riferimento a situazioni di pericolo derivanti da una non prevedibile alterazione dello stato della cosa [e, d’altra parte, detta norma non dispensa il danneggiato dall'onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode, offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia,

“avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità” (Cassazione civile, sez. III, 13/07/2011, n. 15389, Servino c. Com. Napoli ed altro, Giust. civ. Mass. 2011, 7-8, 1059 - Conforme - Cassazione civile, sez. III, 18/05/2012, n. 7937, D.I. c. Com. Copertino, Diritto & Giustizia 2012],

il non essere custode effettivo della cosa potrà, in casi concreti, determinare l’inapplicabilità dell’articolo 2051 c.c., per

“carenza di presupposto d’applicazione” (Tribunale Bari, sez. III, 26/03/2012, n. 1072, Giurisprudenzabarese.it 2012; cfr. anche: Cass. civ., sez. III, 20 febbraio 2006, n. 3651, MGC, 2006, 2; Cass. civ., sez. III, 1 ottobre 2004, n. 19653, GI, 2005, 243; e, in un caso concreto nel quale il danneggiato aveva provato aliunde la colpa della pubblica amministrazione (non aver segnalato il pericolo): Cass. civ., sez. III, 14 marzo 2006, n. 5445, MGC, 2006, 3).

A mo’ d’esempio, s’è discusso d’insidia, in giurisprudenza, in presenza di una grossa chiazza d’acqua, formatasi sulla sede stradale per la perdita di un impianto irriguo, sito in prossimità della stessa (Cass. civ., sez. III, 20 giugno 1997, n. 5539, MGC, 1997, 10239) o, anche, in relazione alla mancanza di barriera protettiva al margine della strada (Cass. civ., sez. III, 8 novembre 2002, n. 15710, DEA, 2003, 252).

Ancora, recentemente:

- è stato affermato sussister la responsabilità della p.a., posto che le caratteristiche dei luoghi - strada poco illuminata ed abitualmente non frequentata dall'attrice - e quelle della buca stessa erano

“tali da poter tranquillamente indurre a qualificare il vizio del manto stradale, causa della caduta dell'attrice, come insidia o trabocchetto non facilmente visibile né prevedibile all'utente della strada” (Tribunale Teramo, 25/03/2013, n. 260, dejure.it Giuffrè 2013);

- è stato ritenuto il comune responsabile sia ai sensi dell’art. 2043 c.c., che ai sensi dell’art. 2051 c.c., a seguito dell’incidente avvenuto a causa della mancata manutenzione della strada ove erano presenti

“un tombino ribassato rispetto al piano stradale, tale da costituire un gradino, e delle macchie d’olio” (Tribunale Nocera Inferiore, sez. II, 30/01/2013, n. 89, dejure.it 2013);

- s’è precisato che l’ente proprietario di una strada extraurbana ha l'obbligo di mantenere in buono stato anche la zona non asfaltata posta a livello tra i margini della carreggiata e i limiti della sede stradale - zona definita "banchina" dal previgente codice della strada - ed ha l'obbligo di segnalare qualsiasi situazione di pericolo e di insidia inerente alla banchina medesima,

“pena, in caso contrario, la responsabilità in ordine ai danni che ne siano derivati” (Cassazione civile, sez. III, 06/11/2012, n. 19161, V.V. e altro c. Anas, Diritto & Giustizia 2012 - nota VINCENTI -);

- la presenza di un numero elevato di mattonelle della pavimentazione di un'immobile sconnesse, rotte o mancanti non è stato ritenuto

“causa di imputazione allo stesso danneggiato della responsabilità e quindi causa di esonero della responsabilità del danneggiante, considerato che la negligenza dell'Ente pubblico proprietario” (Tribunale Bari, sez. III, 04/09/2012, n. 2728, D. Sa. Ca. c. Iacp Prov. Bari, Giurisprudenzabarese.it 2013);

- si è ritenuto che il dissesto determiniate la caduta dell'attore non aveva caratteristiche tali da configurare l'insidia stradale, intesa come pericolo imprevedibile ed invisibile, in quanto dalle fotografie in atti risultava evidente che la sconnessione delle mattonelle del marciapiede

“era di dimensioni tali da essere avvistabile per tempo ad opera di chi percorreva la strada a piedi, utilizzando un po' di attenzione, tenuto conto delle condizioni di visibilità (ore 19 e 30 del mese di maggio)” (Tribunale Bari, sez. III, 26/03/2012, n. 1073, La.Gi. c. Asl Policlinico Bari, Giurisprudenzabarese.it 2012);

- in relazione a una rovinosa caduta per le scale in orario notturno, s’è rilevato che la condizione perniciosa della cosa, espressamente antiregolamentare, non può essere agevolmente ricondotta a mero fattore ambientale, in quanto in tal modo, contro ogni logica probabilistica, si finirebbe per escludere l'incidenza di un tale fattore nella dinamica della caduta; all'uopo s’è, invece, osservato che

“un certo livello di insidiosità, nonostante il carattere certamente visibile della struttura architettonica, è innegabilmente rappresentato già dall'assenza di corrimano sul lato esterno della scala” (Tribunale Genova, sez. II, 29/06/2011, n. 2836, Guida al diritto 2011, 44, 75),

- s’è precisato non sussistere la responsabilità della p.a., in relazione al sinistro occorso alla parte attrice, in un tratto di strada connotato da pavimentazione particolarmente sconnessa, con evidenti tracce di scavi eseguiti per il ripristino della rete fognaria e ricoperti solo in parte con terra e ghiaia determinanti variazioni continue del piano stradale, in quanto la circostanza per la quale le sconnessioni del fondo siano note alla parte attrice, solita a passare nella via ove si è verificato il sinistro,

“esclude qualsiasi forma di responsabilità in capo all'ente pubblico apparendo inverosimile che la stessa potesse non essere a conoscenza del dissesto del manto stradale” (Tribunale Cassino, 03/02/2011, n. 100, Guida al diritto 2011, 10, 56; per un caso di caduta dell'utente avvenuta su una grata: Tribunale Roma, sez. XI, 23/09/2010, n. 18856, dejure.it);

 - è stato considerato insidioso il c.d. ceppo natalizio allestito per le festività di Natale dalla Parrocchia su strada comunale, in quanto il ceppo era stato posizionato sulla corsia di marcia percorsa dall'attore,

“occupandola per buona parte ed era privo di segnalazione di preavviso e/o delimitazione, nonché di autorizzazione da parte dell'Ente pubblico”  (Giudice di pace Giarre, 18/11/2010, n. 726, Bovara e altro c. Avv. D'Amico c. Parrocchia Gesù e Maria c. Avv. Zappalà, Arch. giur. circol. e sinistri 2011, 1, 54).