Diritto commerciale - Impresa, società, fallimento -  Gianluca Tarantino - 09/04/2018

Risarcimento del danno per bilancio falso ed intestazione fiduciaria di azioni – CASS. n. 3656 del 14/2/2018

La pronuncia n. 3656 del 14/02/2018 della Cassazione è chiamata a risolvere un’interessante questione in punto di risarcimento del danno derivante da un bilancio falso qualora il socio abbia ceduto, con negozio fiduciario, le proprie azioni. In particolare, è opportuno chiarire se, in presenza d’intestazione fiduciaria della partecipazione sociale, sussista, in capo al fiduciante, la legittimazione a proporre l’azione di cui all’art. 2395 c.c., per il danno diretto che gli lamenti di aver subito a seguito dell’uscita dalla società dopo l’azzeramento del capitale sociale ex art. 2447 c.c., deliberato dall’assemblea sulla base di una situazione patrimoniale poi rivelatasi falsa, redatta dagli amministratori e contenente perdite insussistenti.
Il S.C., preliminarmente, richiama la natura dell’azione di cui all’art. 2395 c.c., in forza della quale il danneggiato non può invocare l’azione in esame quando il pregiudizio lamentato è il riflesso del danno subito dal patrimonio sociale; in particolare (cfr. Cass., sez. I, 12 giugno 2007, n. 13766) è considerato danno diretto, che legittima la proposizione di un’azione individuale di responsabilità nei confronti degli amministratori, quello risentito nella propria sfera patrimoniale da chi, per effetto di una inveritiera rappresentazione di bilancio, abbia acquistato per un determinato prezzo azioni di una società aventi, in realtà, valore nullo, essendo il danno direttamente prodottosi nella sfera del socio.
Nel caso di specie, era emerso come, a causa della non rispondenza al vero della situazione patrimoniale presentata dall’organo amministrativo all’assemblea dei soci – chiamata a deliberare l’abbattimento e la ricostituzione del capitale interamente perduto a cause di perdite falsamente rappresentate – l’assemblea stessa deliberò l’azzeramento del capitale senza che il socio danneggiato esercitasse il suo diritto di opzione, a ciò indotto dalla (falsa) rappresentazione patrimoniale.
La peculiarità della situazione in esame riguarda l’esistenza di un’intestazione fiduciaria delle azioni, descritta come “situazione in cui il trasferimento del bene in favore del fiduciario viene limitato dall’obbligo inter partes al ritrasferimento, in ciò esplicandosi il contenuto del pactum fiduciae, laddove manca, in detta figura, qualsiasi intento liberale, e la posizione di titolarità creata si palesa soltanto provvisoria e strumentale al ritrasferimento a vantaggio del fiduciante” (Cass. 14.7.2015, n. 14695).
Secondo la Cassazione con la pronuncia in commento, “l’intestazione fiduciaria delle partecipazioni sociali attiene ad un bene che rappresenta una posizione complessa, quale nucleo di situazioni soggettive attive e passive” e che nel contratto in esame “la causa non risiede né nel trasferimento del bene, né nella sostituzione al mandante ai fini del compimento di specifici atti, ma nella combinazione dei due momenti allo scopo della c.d. spersonalizzazione della proprietà”. Applicando tale ricostruzione all’operazione di azzeramento del capitale, si determina “sotto il profilo esterno, lo scioglimento del rapporto sociale limitatamente al socio e, nel rapporto interno, l’impossibilità per il fiduciario di ritrasferire al fiduciante la partecipazione sociale”.
Tanto premesso, nei giudizi di merito era stato escluso che il fiduciante potesse agire con l’azione ex art. 2395 c.c., spettante al terzo direttamente danneggiato dal fatto illecito imputato all’amministratore, proprio per l’avvenuto trasferimento della partecipazione sociale. La vicenda alla base della decisione in esame riguarda, per quanto di rilievo, il pregiudizio asseritamente lamentato dal fiduciante al quale, per fatto dell’organo amministrativo, era stato di fatto “sottratto” il bene “partecipazione sociale” – in ragione dell’azzeramento del capitale sociale - che il fiduciario era obbligato a ritrasferirgli: azione da ricondursi, peraltro, nell’ambito della lesione aquiliana del credito, della quale l’art. 2395 c.c. costituisce una specifica applicazione
Sulla base delle considerazioni sopra riassunte, rimettendo alla Corte territoriale per un nuovo giudizio, la Cassazione ha quindi affermato che “in presenza di una intestazione fiduciaria di partecipazioni sociali, il fiduciante, il quale lamenti che il mancato esercizio del diritto di opzione, con la conseguente definitiva uscita dalla società, sia dipeso dalla falsità della situazione patrimoniale, redatta dagli amministratori e sottoposta all’assemblea ai fini dell’abbattimento e della ricostituzione del capitale ex art. 2447 c.c. , è legittimato attivo all’azione individuale del terzo ex art. 2395 cc., per il risarcimento del danno a lui direttamente cagionato dalla lesione al diritto al ritrasferimento della partecipazione sociale”.