Deboli, svantaggiati - Generalità, varie -  Redazione P&D - 06/08/2018

Riflessioni per la presentazione del progetto Fondazione ISAL - F.S.

a) Differenza tra microlesioni e macrolesioni. Criteri di liquidazione.  
Il primo problema che gli interpreti hanno dovuto affrontare, una volta ammessa l’autonoma configurabilità e risarcibilità della lesione dell’integrità psicofisica in sé e per sé considerata, fu quello della sua aestimatio e quindi dei criteri di liquidazione
Per molti anni, infatti, esso rimase quello c.d. tabellare, consistente nel moltiplicare un reddito presunto (nella prima giurisprudenza genovese, il reddito medio nazionale o, più tardi, il triplo della pensione sociale) per il grado d'invalidità permanente, per un coefficiente per la costituzione delle rendite vitalizie corrispondente all’età della vittima.
Col criterio tabellare si perpetuava una metodologia c.d. "liquidativa" già applicata in passato, in assenza di autonoma risarcibilità della lesione della salute: le uniche novità erano nella sostituzione del reddito medio nazionale al reddito (reale o figurativo) della vittima, e della nozione di invalidità permanente a quella di incapacità lavorativa generica.
Quindi il risarcimento del danno da invalidità permanente qui era dato dal prodotto del valore del punto per il numero di punti, mentre il risarcimento del danno da invalidità temporanea era dato dal prodotto della somma giornaliera (equitativamente stabilita) per il numero dei giorni di invalidità. ( c.d. metodo pisano, dalla Giurisprudenza del Tribunale di Pisa).
La flessibilità del sistema è assicurata dal riconosciuto potere del giudice di aumentare o diminuire il valore del punto (o il risarcimento giornaliero per l’invalidità temporanea) sino alla metà, per adattare il risarcimento alle concrete caratteristiche del caso concreto è stato ritenuto pienamente ammissibile anche dalla Corte di Cassazione, ma a certe condizioni. In particolare, per l’utilizzabilità del criterio in esame è necessario, secondo la S.C.:
a) che il valore del punto sia ricavato dalla media dei precedenti giudiziari;
b) che il giudice non si limiti ad indicare il valore numerico del punto e la sua maggiorazione; ma precisi per quali ragioni concrete nel caso di specie abbia ritenuto di adottare quel valore e di applicare quella maggiorazione.
Per ovviare agli inconvenienti nell'applicazione, altri uffici giudiziari, ed in particolare il Tribunale di Milano, hanno messo a punto un perfezionamento del metodo pisano, che si è rivelato il criterio in assoluto più seguito dagli uffici giudiziari per la liquidazione del danno biologico: metodo c.d. del punto variabile o “metodo milanese”. Questo sistema condivide con il criterio c.d. “pisano” il principio per cui ad ogni punto di invalidità deve corrispondere un valore monetario. Se ne discosta, però, perché la variazione del valore del punto non è lasciata alla discrezionalità equitativa del giudice, ma è stabilita secondo una precisa funzione matematica. Il valore del punto, cioè, cresce in modo matematicamente predeterminato, in funzione crescente rispetto al crescere dell’invalidità, e in funzione decrescente rispetto all’età della vittima.
Dopo avere stabilito l’utilizzabilità del metodo milanese, e la legittimità del ricorso alle c.d. “tabelle” (cioè, come detto, allo sviluppo del suddetto metodo), la S.C. ha tuttavia compiuto ulteriori precisazioni, mettendo in guardia contro il rischio che la liquidazione del danno alla salute si traduca in una sorta di “automatismo" ( applicazione  meccanica: la misura risultante dall’età e dal grado di invalidità della vittima).  Il giudice di legittimità ha poi precisato che il giudice di merito può legittimamente adottare non solo la “tabella” in uso presso l’ufficio giudiziario cui appartiene, ma anche quella adottata da altri uffici giudiziari. L’adozione di una tabella diversa, tuttavia, esige una adeguata motivazione sui motivi che giustificano tale scelta .


b) Necessità di superamento e revisione.

Nessuna tabella riuscirà mai a dare senso e misura al ristoro della sofferenza.  Al di là di taluni riconoscimenti monetari imposti da ragioni di rispetto e di civiltà per il sofferente, sussiste un confine invalicabile di sopportabilità economica per chi è chiamato a risarcire. Per questo la materia del danno risarcibile continuerà luogo di diatribe senza costrutto e di polemiche inconcluse.  Si vedano i limiti di risarcibilità previsti dal Codice assicurativo, ma anche a quelli del disegno di legge dinanzi al Parlamento ( ndr: il d.d.l. A.S. n. 4903 presentato nel 1999 dal Ministero della Giustizia cui ha collaborato l’ISVAP, integrato dal suggerimento di sostituire all’indennizzo una tantum una rendita vitalizia in favore dei macrolesi).
Le cosiddette “macropermanenti” – ovvero quelle menomazioni che danno luogo a percentuali molto elevate di invalidità, indicativamente superiori al 60-70% – costituiscono un problema valutativo medico-legale di grande interesse, per più di una ragione:
il rischio di un risarcimento inadeguato alla gravità e alla complessità del danno e comunque non proporzionato a quelli che ordinariamente vengono corrisposti per i postumi di media entità e (a maggior ragione) per le micropermanenti;
le specifiche difficoltà che la quantificazione medico-legale del danno da macropermanenti comporta in un sistema valutativo incentrato sul pregiudizio della “capacità di vivere”, anziché della capacità di produrre.

c) Riconoscimento della patologia "dolore" - ex legge 38/2010 -nella sua componente invalidante e nelle macropermanenti.
L’approccio medico-legale alle macropermanenti richiede dunque l’adozione di una criteriologia valutativa articolata, “in quanto articolata e complessa è la realtà di questi danni biologici”. Una prima distinzione da fare è tra macroinvalidità derivate dalla compromissione di un singolo organo o apparato e quelle che sono il risultato di più menomazioni a carico di organi o apparati diversi. Qui, la stima in termini percentuali comporta difficoltà aggiuntive. Infatti, ipotizzando relativamente agevole stabilire il quantum attribuibile a ogni singola menomazione, non esiste poi una regola semplice che consenta di ricomporre i valori parziali in una valutazione percentualistica globale. L’equo risarcimento del danno da macropermanenti rappresenta una sfida importate e molto impegnativa per tutti gli operatori del settore. La mera indicazione percentualistica risulta altamente insoddisfacente, quanto più gravi sono le menomazioni e di codesta circostanza si dovrebbe tener conto anche nell’ipotesi della promulgazione di una tabella di legge per le invalidità comprese tra il 10% e il 100%.

d) La sfida possibile: la costituzione di un Osservatorio scientifico multidisciplinare, con proiezione statistica dei dati.
La traduzione in moneta d'indicazioni medico-legali prevalentemente qualitative, anziché quantitative, richiede uno speciale impegno da parte di chi è chiamato a liquidare il danno. L’adempimento di questo difficile compito può essere agevolato dal ricorso a procedure basate sull’esame dei precedenti, secondo modelli già adottati presso altri Paesi, in base ad una raccolta di sentenze relative al risarcimento del danno da grandi invalidità, includendo un ambito sufficientemente ampio di macromenomazioni, descritte in dettaglio nella loro natura, entità e nelle loro conseguenze pregiudizievoli, verificando , così, su ampia scala, la incidenza - in termini di rinnovata richiesta di esame , amministrativo e/o giudiziale , della patologia "dolore" ex legge 38/2010.
Le questioni legate alla giustizia del risarcimento del danno da lesione personale oggi, attraverso il contributo della giurisprudenza, sono  pervenute alla definizione di forme di risarcimento del danno fondate non solo sulle perdite patrimoniali, ma anche  sul risarcimento del danno ingiusto del diritto alla integrità della persona. La risposta della giurisprudenza nel tempo ha favorito il riconoscimento di forme ulteriori ed aggiuntive del risarcimento del danno alla persona, svincolate dal rigido riferimento al parametro della perdita patrimoniale sotto il profilo lavorativo, liberando in qualche misura la tecnica del risarcimento delle lesioni personali dal criterio della perdita di produttività o di redditività, per trasferirne il riferimento verso la valutazione della tutela della salute costituzionalmente garantita, e verso la tutela delle relazioni sociali, della personalità nelle sue diverse forme di espressione, della tutela della qualità della vita vissuta, della protezione dal dolore non solo fisico ma anche psicologico. Queste forme di tutela realizzano il precetto costituzionale della tutela della salute, della personalità, della uguaglianza dei cittadini tra loro e rispetto alle specifiche potenzialità personali.



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