Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Francesca Zanasi - 06/08/2018

Riflessi di diritto successorio alla luce della legge 11 gennaio 2018, n. 4

La legge n. 4/2018: un intervento a lungo atteso.
La legge n. 4 dell’11 gennaio 2018 ha apportato modifiche sostanziali al codice civile, al codice penale ed al codice di procedura penale, oltre a prevedere altre modifiche a leggi speciali tra cui il Testo Unico Spese di Giustizia, a tutela degli orfani per i crimini domestici.
Oltre alle ovvie ripercussioni sul piano psicologico, numerose sono le problematiche di ordine giuridico che investono questa categoria di veri e propri soggetti deboli. Basti pensare, nell’ambito del diritto di famiglia, alla decadenza dalla responsabilità genitoriale, alla necessità della designazione di un tutore, nonché alla rappresentanza processuale del minore, in ambito sia civile che penale.
In ossequio al carattere emergenziale assunto dal fenomeno delle violenze domestiche , oltre che agli impegni siglati dal nostro Paese sul piano internazionale (1), sono stati introdotti nel nostro ordinamento nuovi istituti e significative modifiche sul piano della repressione delle condotte penalmente rilevanti, quali l’omicidio tentato o consumato.
Emergono in particolare le seguenti innovazioni:
- la modifica dell’art. 577 c.p., rubricato “Altre circostanze aggravanti. Ergastolo”, che (i) al comma 1, n. 1, estende la pena dell’ergastolo alle ipotesi di omicidio del coniuge, anche legalmente separato, dell’unito civilmente o della persona legata al colpevole da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente e (ii) al comma 2 prevede la reclusione da anni 24 a 30 per l’omicidio del coniuge divorziato o dell’altro componente dell’unione civile che sia cessata;
- l’introduzione del comma 1-bis dell’art. 316 c.p.p., relativo ai presupposti e agli effetti del sequestro conservativo, misura atta a offrire una tutela dal punto di vista economico ai figli non economicamente autosufficienti delle vittime dei crimini domestici, prevedendo, in capo al Pubblico Ministero, il potere di assoggettare a sequestro conservativo i beni mobili o immobili dell’imputato o le somme o cose a questi dovute, così da poter costituire garanzia del risarcimento per i danni civili subìti dai figli stessi;
- ancora in materia di sostegno economico, l’integrazione del Testo Unico Spese di Giustizia (2) con l’aggiunta del comma 4-quater all’art. 76, in virtù del quale “i figli minori o i figli maggiorenni economicamente non autosufficienti rimasti orfani di un genitore a seguito di omicidio commesso in danno dello stesso genitore dal coniuge, anche legalmente separato o divorziato, dall’altra parte dell’unione civile, anche se l’unione civile è cessata o dalla persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza possono essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato, anche in deroga ai limiti di reddito previsti, applicando l’ammissibilità in deroga al relativo procedimento penale e a tutti i procedimenti civili derivanti dal reato, compresi quelli di esecuzione forzata”.

(1) Il riferimento è alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, adottata il 7.4.2011 e ratificata dall’Italia con la l. 77/2013. Come si legge nel dossier n. 29 presentato al Senato della Repbblica dal Servizio Affari Internazionali, reperibile al seguente indirizzo https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/0/750635/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione2-h2_h22, si tratta del “primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. La Convenzione interviene specificamente anche nell'ambito della violenza domestica, che non colpisce solo le donne, ma anche altri soggetti, ad esempio bambini ed anziani, ai quali altrettanto si applicano le medesime norme di tutela”.
(2) d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”.

Le novità della legge n. 4/2018 sotto il profilo successorio. L’istituto della sospensione della successione.
Tra le innovazioni legislative più interessanti apportate dalla legge n. 4/2018 si annoverano quelle in ambito successorio. L’articolo 5 della predetta legge ha introdotto due misure “dalle quali affiora in modo ancor più incisivo il tratto dominante di questa legge, improntato ad una prospettiva olistica di tutela dei figli, specie di quelli minorenni, che, per le specifiche difficoltà di ordine psicologico e affettivo ma anche familiare ed esistenziale sopra accennate, risultano essere quelli maggiormente bisognosi di protezione(3).
Nello specifico:
- il comma 1 dell’art. 5 introduce all’ 463-bis c.c. il nuovo istituto della sospensione della successione, Il nuovo articolo 463-bis c.c. è così formulato: “Sono sospesi dalla successione il coniuge, anche legalmente separato, nonché la parte dell’unione civile indagati per l’omicidio volontario o tentato nei confronti dell’altro coniuge o dell’altra parte dell’unione civile, fino al decreto di archiviazione o alla sentenza definitiva di proscioglimento. In tal caso si fa luogo alla nomina di un curatore ai sensi dell’articolo 528 (il curatore si occupa dei soli beni destinati al coniuge omicida, n.d.a.). In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, il responsabile è escluso dalla successione ai sensi dell’articolo 463 del presente codice.
Le disposizioni di cui al primo comma si applicano anche nei casi di persona indagata per l’omicidio volontario o tentato nei confronti di uno o entrambi i genitori, del fratello o della sorella.
Il pubblico ministero, compatibilmente con le esigenze di segretezza delle indagini, comunica senza ritardo alla cancelleria del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione l’avvenuta iscrizione nel registro delle notizie di reato, ai fini della sospensione di cui al presente articolo”;
- il comma 2 dell’art. 5, l. 4/2018 modifica invece il codice di rito penale, modificando le norme sull’applicazione di pena su richiesta delle parti e inserendo l’art. 537-bis, rubricato “Indegnità a succedere, di cui si riporta il dato testuale:
Quando pronuncia sentenza di condanna per uno dei fatti previsti dall’articolo 463 del codice civile, il giudice dichiara l’indegnità dell’imputato a succedere”.
Il legislatore ha previsto che, in caso di provvedimento giudiziale che individui una responsabilità penale per omicidio del coniuge, al responsabile si applichi la disciplina dell’indegnità prevista dall’art. 463 c.c., sì da evitare conseguenze paradossali: in applicazione della novella legislativa, ad esempio, il marito non potrà succedere alla moglie dallo stesso uccisa, senza che sia necessaria una pronuncia che ne dichiari l’indegnità.

(3) Così Folla, Orfani di crimini domestici: una legge li tutela, li sostiene e rompe il silenzio che li circonda, in Famiglia e diritto, 5, 2018.

Spunti di riflessione “semi-operativi” all’indomani della riforma.
La migliore dottrina ha rilevato che la fattispecie introdotta dal legislatore sembrerebbe rappresentare a tutti gli effetti una anticipazione dell’esclusione dalla successione del coniuge vittima del reato: ed invero, l’indagato/imputato per l’omicidio, nella sua forma consumata o tentata, è escluso dalla successione del coniuge/civilmente unito già nella fase delle indagini, nei casi elencati nel testo del nuovo articolo 463-bis c.c.; tale esclusione permane sino a che non intervengano, alternativamente, un decreto di archiviazione o una sentenza di proscioglimento.
In caso di condanna, la dottrina si è interrogata sulla natura da attribuire al provvedimento giudiziale Sul punto, buona parte della dottrina (4) attribuisce valenza meramente dichiarativa alla sentenza di condanna, sia in base alla lettera della norma (463-bis c.c.), sia che da una lettura sistematica del dettato codicistico. E’ infatti evidente l’intento del legislatore di rendere automatica l’applicazione della disciplina dell’indegnità nei confronti del coniuge violento, senza la necessità che intervenga una sentenza costitutiva di tale status. In tale prospettiva l'indegnità costituisce non già, quindi, una causa di esclusione dalla successione, bensì una vera e propria causa di incapacità a succedere.
Ciò trova conferma nell’art. 537-bis c.p.p., di nuova introduzione, dal cui tenore letterale essenzialmente emerge la natura dichiarativa della sentenza di condanna o di patteggiamento ex art. 444 c.p.p., che non farebbe quindi altro che confermare uno status già incombente sul reo.
Occorre altresì effettuare una riflessione sul coordinamento tra la nuova sospensione della successione ed il delitto nella forma tentata. Due le riflessioni:
- il Legislatore ha trovato una felice formulazione per il novellato articolo 463-bis c.c., come può desumersi dal fatto che la sospensione operi, nell’ipotesi di omicidio tentato, in caso di decesso del de cuius per differenti cause nel corso delle indagini;
- quand’anche la successione non si aprisse per sopravvivenza della vittima, una volta accertata la responsabilità del coniuge/civilmente unito la sospensione “sfocerebbe” automaticamente nella vera e propria esclusione dalla successione per indegnità, dichiarata nella stessa sentenza di condanna.
La disciplina di nuova introduzione lascia sicuramente alcuni spazi interpretativi e problematiche del tutto operative, il cui “terreno di gioco” sarà sicuramente l’applicazione al caso concreto.

(4) Ex multis Cicu, Successioni per causa di morte, in Dir. Civ. e comm., Milano, 162 segg.; contra, su tutti, Capozzi, Successioni e donazioni, II ed., Milano, 124 segg. 

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