Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Valeria Cianciolo - 26/05/2019

Revoca del testamento, sopravvenienza dei figli: il fondamento dell'art. 687 c.c. Nota a Cass. civile, sez. II, 21 maggio 2019, n. 13680

L'art. 687 c. c. Il primo presupposto necessario ai fini dell'applicabilità dell'art. 687 c. c., ha carattere oggettivo e deve valutarsi al momento della redazione del testamento: l'ignoranza dell'esistenza di figli o la loro sopravvenienza1. Operando di diritto, la revoca non richiede né istanza degli interessati, né provvedimento dell'autorità giudiziaria2.

Discussa è, però, l'interpretazione della norma.

Parte della dottrina3 ritiene che la revoca di diritto del testamento ex art. 687 c. c. sia prevista dal legislatore per la sola ipotesi in cui il testatore non avesse alcuna conoscenza dell’esistenza di propri figli, in quanto in tal caso, viene a mancare ogni considerazione dei loro interessi, mentre, nell’ipotesi in cui il testatore ha considerato gli interessi dei figli della cui esistenza era a conoscenza, il legislatore non aveva alcun motivo di prevedere la caducazione legale delle disposizioni testamentarie, provvedendo a garantire i diritti dei figli sopravvenuti attraverso le norme sulla successione necessaria.

Il fondamento politico-legislativo della norma si ritiene pertanto, non doversi individuare nella tutela della filiazione legittima o ad essa equiparata, ma nella presunzione assoluta che se il testatore fosse stato a conoscenza dell’esistenza di figli, avrebbe disposto dei propri beni in loro favore.

La giurisprudenza, invece individua la ratio della norma nel mutamento della situazione familiare, che comporta la tutela degli interessi successori dei figli e dei discendenti del testatore4. Pertanto, la norma è applicabile anche nel caso in cui sia stata esperita vittoriosamente nei confronti del testatore l'azione di accertamento di filiazione naturale, senza che rilevi che la dichiarazione giudiziale di paternità o la proposizione della relativa azione intervengano dopo la morte del de cuius, né che quest'ultimo, quando era in vita, non abbia voluto riconoscere il figlio, pur essendo a conoscenza della sua esistenza5.

Il caso. La Corte di Cassazione con la sentenza in epigrafe, ribaltando il decisum della Corte territoriale, ha ammesso che il testamento sia revocato di diritto anche nel caso in cui la dichiarazione giudiziale di paternità intervenga dopo la morte del testatore. Non sarebbe preclusivo alla revocazione, dunque, la conoscenza della filiazione.

La sentenza riprende e conferma un principio già affermato dalla stessa seconda sezione della Cassazione nel 20186: “in tema di revocazione del testamento per sopravvenienza di figli, il disposto dell'art. 687 c.c., comma 1, ha un fondamento oggettivo, riconducibile alla modificazione della situazione familiare rispetto a quella esistente al momento in cui il de cuius ha disposto dei suoi beni, sicchè, dovendo ritenersi che tale modificazione sussista non solo quando il testatore riconosca un figlio ma anche quando venga esperita nei suoi confronti vittoriosamente l'azione di accertamento della filiazione, il testamento è revocato anche nel caso in cui si verifichi il secondo di tali eventi in virtù del combinato disposto dell'art. 277 c.c., comma 1, e art. 687 c.c., senza che abbia alcun rilievo che la dichiarazione giudiziale di paternità o la proposizione della relativa azione intervengano dopo la morte del de cuius, nè che quest'ultimo, quando era in vita, non abbia voluto riconoscere il figlio, pur essendo a conoscenza della sua esistenza.”

Gli Ermellini sposano dunque, l’orientamento più recente della stessa giurisprudenza di legittimità che ha rinvenuto il fondamento dell'art. 687 c.c., nell'oggettiva modificazione della situazione familiare, con conseguente necessità di tutela degli interessi successori dei figli e dei discendenti del testatore. Se d'altro canto, si sposasse la decisione del giudice di appello, la soluzione dallo stesso prescelta determinerebbe un’irragionevole discriminazione in danno del figlio che, anche senza alcuna sua responsabilità, non abbia potuto reclamare il proprio “status” prima della morte del genitore naturale.

1Rossi Carleo, Revoca degli atti (Revoca del testamento), in EG, XXVII, Roma, 1991, 15.

2Calice, La sopravvenienza di figli o discendenti, in Bonilini (diretto da), Trattato di diritto delle successioni e donazioni, II, Milano, 2009, 1735.

3Capozzi, Successioni e donazioni, II, 3a ed., rivista e aggiornata da Ferrucci, Ferrentini, Milano, 2009, 558.

4Cass. civ., 11.3.2011, n. 5037; Cass. civ., Sez. II, 9.3.1996, n. 1935; T. Reggio Emilia, 13.10.2006.

5Cass. civ., Sez. II, 5.1.2018, n. 168

6Cfr. nota 5.