Interessi protetti - Professionista -  Riccardo Mazzon - 19/11/2019

Responsabilità dell'avvocato: promettere la vittoria della causa configura sempre illecito

Il professionista e quindi anche l’avvocato, già nella fase precontrattuale, nel rispetto del dovere di correttezza di cui all’art. 1175 c.c., è tenuto a consigliare il cliente nel miglior modo possibile, analizzando le possibilità di vittoria della causa, nonché l’opportunità di intraprendere il giudizio, a prescindere dalle opinioni di quest’ultimo, che non ha le competenze per esprimere apprezzamenti di natura tecnica - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Concluso il contratto, l’avvocato ha il dovere di informare il proprio assistito sull’andamento delle vicende processuali nonché su tutto ciò si renda necessario per il buon fine del giudizio, astenendosi dall’assumere cura di interessi contrari.

Il professionista forense, consapevole che le soluzioni seguite costantemente dal giudice, di fronte al quale si svolgerà il giudizio, possono essere sempre seguite oppure disattese, non può in alcun modo garantire al cliente il conseguimento della vittoria della causa in maniera certa.

Quest’ultimo esempio merita attento approfondimento per dire come, qualora nonostante tutto il difensore prometta al cliente la certezza della vittoria del giudizio, non occorra scomodare l’istituto della promessa del fatto del terzo (nel senso che il professionista promette al cliente la realizzazione di un determinato fatto del terzo, ossia la decisione giudiziale favorevole), disciplinata dall’art. 1381 c.c., per arrivare a constatare la responsabilità del professionista (tramite, magari, l’indennizzo del danno subìto, a favore dell’altro contraente, determinato dal fatto che il terzo non abbia compiuto il fatto promesso, indennizzo determinato in via preventiva oppure, successivamente, in via giudiziale): secondo tale prospettiva, lungi dal prendere in esame il problema se la promessa del fatto altrui integri o meno una funzione di garanzia, la posizione del mandante, quale contraente debole, vorrebbe trovare un’efficace tutela, a fronte del comportamento sicuramente negligente del professionista che promette un fatto la cui realizzazione non consegue immediatamente alla sua esclusiva condotta, in quanto il ristoro dei danni diverrebbe conseguenza automatica del mancato verificarsi del fatto del terzo promesso, vale a dire la vittoria in giudizio.

In realtà, nell’àmbito della professione forense, la promessa da parte dell’avvocato della realizzazione del risultato cui anéla il cliente (quale, ad esempio, la vittoria della causa), più che non determinare lo stravolgimento della stessa prestazione professionale (espellendola dal suo àmbito fisiologico e facendola rientrare nella diversa figura della promessa del fatto del terzo di cui all’art. 1381 c.c. – ponendo in essere, in atri termini, una condotta extraprofessionale -), coll’occultare al diretto contraente, di regola digiuno di nozioni giuridiche, il carattere aleatorio del risultato - che dipende, ontologicamente, dalla decisione di terzi: infatti, è possibilissimo che il giudice, in una determinata controversia, i cui termini siano nettamente favorevoli a un soggetto per il quale il difensore offre ampie garanzie di vittoria della lite giudiziale, emani una sentenza sfavorevole perché la ratio decidendi si fonda su un’interpretazione isolata della vicenda, accolta per la prima volta dal giudice e in contraddizione con i propri precedenti -, si pone sul piano dell’illecito, configurando per ciò solo responsabilità civile, disciplinare ma, probabilmente, financo penale: l’aleatorietà della realizzazione del risultato perseguito dal cliente, infatti, può essere più o meno attenuata, a seconda dei termini della fattispecie concreta da risolvere, ma mai eliminata in toto, perché la soddisfazione integrale degli interessi del cliente non dipende esclusivamente dalla condotta del professionista.